BEATLES O ROLLING STONES?

AUTODIDATTA Vs STUDIO

di Sofia Savoia

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Cari Guitar-Nauti,

Nuova rubrica "BEATLES O ROLLING STONES?"!

Coppi o Bartali? Apple o Microsoft? Blur o Oasis? La storia, e non solo quella della musica, è piena di simili ed eterne rivalità, mai davvero sopite. E inevitabilmente le persone si dividono in massa, riconoscendosi nell’una o nell’altra fazione. L’universo chitarra non è affatto immune al fascino di queste scaramucce. Un esempio su tutti? Fender vs. Gibson! Non c’è chitarrista che si sia astenuto dallo schierarsi almeno una volta nel rovente dibattito tra due categorie, impegnate nella loro guerra eterna. Abbiamo quindi deciso con questa serie di articoli dedicati, a cura di Sofia Savoia, di dare voce a queste contrapposizioni, toccando i temi più classici: acustica o elettrica? Vintage o nuovo? Plettro o dita? E sarà fondamentale la vostra partecipazione al dibattito scrivendo nei commenti... Pronti a schierarvi? Buona battaglia! - Claudio.

 

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Autodidatta Vs Studio

 

Qualche volta il mondo si divide tra eterni perfetti ed eterni pentiti, cioè tra persone che hanno sempre fatto tutto giusto e persone che rimpiangono ogni cosa. In ambito chitarristico questo strano fenomeno intacca vari aspetti della vita del musicista ("io ho la chitarra migliore del mondo", "io ho comprato solo bidoni e odio il sistema commerciale che impone marchi sopravvalutati"…), ma forse il principale sta nelle varie teorie che riguardano il metodo di studio, passando dai vari "gli insegnanti ti indottrinano e ti incatenano la mente in inutili muri precostituiti" al sempre in voga "non esiste altra via che quella del conservatorio se vuoi essere degno di produrre anche una sola nota musicale".

Poiché la chitarra si presta bene all'essere appresa da autodidatti (ne danno testimonianza, giusto per fare due nomi a caso, Jimi Hendrix ed Eric Clapton), e poiché rimane tuttora valido il famoso detto secondo cui la chitarra è lo strumento più facile da suonare male e più difficile da suonare bene, non si può fare a meno di cercare una via d'uscita da questa eterna diatriba, soprattutto se si è alle prime armi. Dunque, quali sono i pro e i contro dell'imparare da autodidatta o con un maestro?

Il team-autodidatti può anzitutto vantare una sana dose di soddisfazione nell'aver imparato tutto con le proprie forze. Ma imparare qualcosa non sempre coincide con l'aver imparato bene. È su questo punto che solitamente fanno leva coloro che sostengono l'importanza dell'insegnante, che vede immediatamente un difetto da correggere, che capisce grazie alla sua esperienza quei punti che vanno approfonditi, che scandisce le lezioni e incita all'esercizio. Questo se l'insegnante è bravo. Se l'insegnante è cattivo - bravo musicista, magari, ma non adatto all'insegnamento - rischia di fare solo danni e allontanare l'allievo. L'autodidatta allora evita questo rischio e fa da sé, decide quando, come e quanto suonare. Non è costretto ad imparare canzoni o ad approfondire generi che non gli piacciono: sarà da subito un chitarrista rock e nient'altro. Che in realtà, per capire bene il rock, serva per lo meno qualche rudimento di blues, poco importa: questa è la difficile eredità che ci ha lasciato il grunge, genere di grande importanza ma che ha la pecca di aver dissuaso molti studenti dall'imparare qualcosa in più dello stretto necessario.

A onor del vero oggi è piuttosto difficile trovare veri autodidatti, ossia persone che, trovandosi una chitarra in mano, hanno iniziato a premere corde qua e là e imparato tutto da zero. L'amico YouTube fornisce ogni giorno migliaia e migliaia di tutorial e corsi di chitarra a disposizione di tutti, quindi - seppur virtuale - un maestro in realtà c'è, una persona che spiega e dà istruzioni, consigli, metodo. Se poi una volta imparati i primi accordi ci si vuole del tutto arrangiare, ecco sorgere pagine web con ogni sorta di tablature e spartiti pronti per l'uso. Una realtà che si presta a centinaia di obiezioni: nessuno che sappia suonare ad orecchio, nessuno che abbia basi approfondite, pochissimi che capiscano qualcosa di teoria (tra l'altro, la teoria, serve?).

Per uscirne, facciamo un passo indietro e torniamo al primissimo problema da porsi, che sta nello scegliere un obiettivo. Perché in realtà è da questo punto cruciale che si dovrebbero fare le scelte successive. Voglio essere un musicista di professione? Voglio solo divertirmi? Voglio diventare un virtuoso? Mi piace Mark Knopfler e non importa quanto ci vorrà, ma voglio suonare Sultans Of Swing?

La via più semplice potrebbe sembrare quella dello studio da autodidatti per chi non ha grosse pretese e vuole tenere la chitarra come hobby, mentre chi sogna in grande avrà bisogno di un certo bagaglio di studi che solo un maestro può dare. Da qui non si scampa, perché certi generi sono oggettivamente difficilissimi da affrontare per conto proprio, pensiamo ad esempio al jazz, che non consente di andare molto lontano senza basi teoriche ben approfondite ed esercizi mirati.

Tutto vero, ma fino a un certo punto. Perché a volte le passioni crescono o sfumano con il tempo. A volte si parte pensando di voler suonare La Canzone Del Sole in spiaggia, e poi ci si innamora della chitarra e si diventa bravi e sofisticati. Alcuni si cimentano con enorme entusiasmo ma ad un certo punto, vuoi che da autodidatta rischi di essere incostante, vuoi che col maestro rischi di prenderlo in odio, abbandonano la chitarra per non prenderla mai più in mano.

Grazie ad internet abbiamo a disposizione, spendendo poco o nulla, corsi di ogni genere, alcuni fatti male, alcuni invece fatti molto bene.  Questi corsi, questi canali, possono costituire un grande impedimento o un trampolino di lancio al tempo stesso: possono essere di impedimento se mantengono le conoscenze solo in superficie, se propongono solo scorciatoie, se per qualche motivo non incitano ad andare avanti ma presentano la solita "pappa pronta". Grande responsabilità in questo caso va anche allo studente, che se non si munisce di un po' di autodisciplina difficilmente farà progressi significativi. Citando ancora i famosi obiettivi da porsi, uno potrebbe giustamente pensare di accontentarsi di poco e che sia quindi sufficiente un'infarinatura superficiale. Punti di vista, però acquisire delle basi consolidate dà una marcia in più, perché consente di scegliere se fermarsi o proseguire, mentre mantenere le conoscenze al minimo, magari con trucchetti vari per evitare fatiche ulteriori (il barrè!) in qualche modo costringe a fermarsi, o a fare il doppio dello sforzo se si decide di proseguire.

Il corso online, quindi diciamo uno studio da pseudo-autodidatti, può anche essere un trampolino di lancio, dare stimoli, invogliare a imparare più cose dato il vastissimo materiale a disposizione in rete. Se fatto con una certa cura e seguito con impegno, può portare a grandi risultati, magari essere sufficiente per gli obiettivi che ci si era prefissati di raggiungere.

L'insegnante, però, quello in carne e ossa, ha degli strumenti che un video non può avere, e cioè occhi ed orecchie per monitorare lo studente, per sostenerlo nelle basi ritmiche, per dare quelle nozioni teoriche che, ci piaccia o no, talvolta sono necessarie (oltre che interessanti).

Imparare da autodidatti si può. Ma cosa vuol dire imparare?

 

Sofia Savoia

 

 

 

 

 

 

 

claudio cicolin

Buona chitarra e a presto!

Claudio Cicolin

 

 

 

 

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