03/07/2013 - UNA VISIONE DEMOCRATICA DELLA CHITARRA


chitarristi   

"Tutti hanno il diritto di suonare la chitarra?"

 

 

Questo sito sarebbe destinato a raccogliere materiali didattici, lezioni, o comunque risorse che permettano di migliorarsi o acquisire conoscenze riguardo la chitarra.

 

Ma oggi voglio usarlo a mo’ di blog, per fare una piccola riflessione

 

Leggila qui! 

 

 

chitarristi

 

 

Tutti possono/hanno il diritto di suonare la chitarra?

Mi spiego meglio: è giusto che abbia la possibiltà di suonare solo chi ha una dotazione di talento, e può fare sacrifici studiando duramente, oppure la possibilità è aperta a chiunque?

 

 

In questa domanda risiede tutta la differenza di approccio all’insegnamento tra il passato e oggi.

 

 

Qualche decennio fa era normale mettere una sorta di “filtro” all’ingresso: può suonare soltanto chi ha avuto il dono, ed è evidentemente portato per farlo, e lo si vede fin dai primi momenti. In alternativa può suonare chi ha avuto la vocazione, chi cioè, per illuminazione divina, ha capito che la musica è la strada della sua vita, ed è quindi disposto ad immolarsi sull’altare della musica (anzi, della Musica, con la M maiuscola).

Questo fenomeno, questo filtro, è sempre stato più evidente man mano che ci si avvicinava al mondo della musica classica, ed accademico in generale.

 

Personalmente io faccio parte dell’altra categoria di insegnanti, e la mia visione della musica è diametralmente opposta.

Io penso cioè che chiunque abbia il diritto, e debba essere incentivato ad avvicinarsi alla musica e a suonare uno strumento.

 

Credo fermamente che l’approccio classico, della “selezione all’ingresso” abbia moltissime controindicazioni e incoerenze, e penso anche che non aiuti, in ulitma analisi, ad individuare i veri talenti musicali, se anche quello fosse l’obiettivo finale.

Mi chiedo infatti quanti straordinari talenti siano andati persi per non aver dimostrato subito nelle prime battute di avere talento. Se le persone vengono incentivate a smettere nei primissimi momenti, a causa di valutazioni superficiali e frettolose, come possono sviluppare e dimostrare la loro musicalità?

 

 

Ma sono contrario a questo approccio soprattutto per un motivo di democraticità. Penso cioè che il diritto alla musica debba essere riconosciuto a tutti indistintamente, a prescindere dalle capacità, dalle aspirazioni, dai risultati. Basti pensare all’uso terapeutico della musica per capire come musica e benessere siano un binomio inscindibile. Come insegnante ho smesso già da tempo di preoccuparmi in modo maniacale dei risultati dei miei allievi. Intendiamoci, i risultati mi interessano eccome, e quello che facciamo è senz’altro orientato ad avere risultati. Ma cosa succede con quelle persone che, per motivi di tempo, lavorativi, personali, di attitudine, scarseggiano con i miglioramenti? Dal mio punto di vista questo non è un problema! (Non è un problema se vissuto con serenità, se invece l’individuo vive la mancanza di miglioramento come qualcosa di problematico, allora bisogna intervenire e risolvere).

 

 

Negli ultimi anni ho incontrato diverse persone che non hanno di fatto tempo per esercitarsi, e suonano solo ed esclusivamente durante la lezione. Una volta pensavo che questo fosse un problema, ma non oggi.

Oggi ognuno deve avere la possibiltà di vivere la musica come desidera e come può, senza snobismi che sanno di ottocentesco.

 

Fortunatamente la vecchia concezione è andata sfumando con il tempo, e oggi è largamente diffuso un approccio orientato all’attenzione per la persona, alla comprensione e alla personalizzazione.  Ma con alcune risacche di resistenza.

 

In alcune scuole persiste tuttora un’anacronistica visione di musica come qualcosa di “alto”, non per tutti. E se tale visione può essere accettabile in contesti accademici di alto livello (conservatori, ecc.) non si capisce come possa resistere anche all’interno di talune scuole civiche, “di paese”. Tali strutture, ponendosi in questo modo, mettono le basi perchè la gente si allontani dalla musica.

 

Ma anche tra gli insegnanti più giovani questo “cancro” resiste in maniera recidiva. Spessissimo mi capita di sentire insegnanti più o meno autorevoli, spiegare ai propri allievi che se non hanno qualche ora al giorno da dedicare allo strumento è meglio che smettano. Io penso che chi debba smettere è proprio chi continua a diffondere questa sotto-cultura!

 

E’ evidente che per diventare chitarristi professionisti o virtuosi dello strumento sia necessario esercitarsi molte ore al giorno, ma se hai solo mezz’ora al giorno, che succede? Te lo dico io: va bene lo stesso, purchè tu ti diverta a suonare. E se non hai nemmeno quella? Va bene lo stesso, potresti non avere tempo in questa fase della tua vita, e trovare un po’ più di tempo tra qualche mese, l’importante è non allontanarsi dallo strumento!

 

 

 

Per concludere, c’è una canzone che amo, si chiama “anyone can play guitar” (tutti possono suonare la chitarra) dei Radiohead, che ben riassume  la filosofia che vorrei prendesse piede il più possibile, nel nostro futuro.

Buona chitarra e a presto!

Claudio Cicolin

 

 

 

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