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Cari Guitar-Nauti,

la chitarra e la musica country sono un mondo incredibilmente ricco e sfaccettato. Chi in Italia ce lo può raccontare meglio di Cris Mantello, che è un musicista di punta di questo genere e ne ha fatto una vera e propria ragione di carriera e di vita? Nella sua rubrica “Country & Western” ci parla di strumentazione, stile chitarristico, storia e, più in generale, cultura di questo genere così vasto e affascinante. Buona lettura! – Claudio.


 

 

UN PO’ DI JAZZ NEL COUNTRY:
I TURNAROUND WESTERN SWING

 

Ti ricordi quella puntata dei Simpson in cui Homer, infatuato di una sua collega, incontrandola in ascensore immagina il suo amico beone Barney Gumble in bikini per fare pensieri non sexy?

Ecco, oggi ti parlo di un argomento che, per un appassionato di chitarra country, potrebbe avere lo stesso potere di distrazione. Ma attenzione: non tutte le distrazioni vengono per nuocere. Se arriverai fino in fondo e proverai a fare questo esercizio, infatti, il tuo vocabolario diventerà assolutamente attrattivo, aprendoti le porte a una possibile carriera come chitarrista Western swing.

Cosa di per sé molto sexy. O forse no.

 

Non di sole scale vive il chitarrista

In ogni caso il chitarrista non vive solo di scale… anzi! Qui ti spiego come creare un voicing interessante e compatibile con due chitarre, steel o qualsiasi altro strumento, usando le seste come colore di base, ma giocandoci un po’ senza fare nulla di troppo ricercato dal punto di vista sonoro.

L’obiettivo è semplice: ridurre al minimo il rischio che il/la/i cantanti ti guardino come il proverbiale cane in chiesa.

Una parte è propriamente quello che farebbe qualsiasi chitarrista con un po’ di dimestichezza nel genere e con quel linguaggio mutuato dal jazz manouche, che l’amico Vittorio Sammarini ha cercato di far entrare nella mia zuccaccia vuota tempo fa.

 

Il giro armonico

Il turnaround, cioè il giro armonico, è molto semplice:

I – IV – I – II – V

Poi:

I – IV – I

Il nostro Christophe – se hai seguito le mie lezioni, il mio corso o i miei articoli, sai di cosa sto parlando – con una leggera variazione nella durata degli accordi:

IV – IV#dim – I – VI

E l’immancabile:

II – V – I

Tutto chiaro? Spero di sì – altrimenti spulcia i miei contenuti: trovi sicuramente una spiegazione dettagliata. Oppure contattami che corriamo ai ripari.

 

Entra in scena l’A6

Qui entra in gioco quel tocco di quello che nel 1934 si è bevuto parecchi champagnini all’Hôtel Claridge, ovvero l’accordo di A6.

La forma che ti propongo è quella più usata nel jazz, anche tradizionale. Da un lato è molto bella e ricca, dall’altro è un po’ scomoda se non sei avvezzo, e decisamente ingombrante dal punto di vista sonoro.

Per intenderci: se usi una chitarra archtop, magari acustica, è perfetta. Ma in un contesto di sonorità moderne e velocità frizzanti, basta da sola e non ammette molto altro a livello di frequenze.

Considerazione da produttore.

 

Prima parte del giro

 

Per il D useremo un D7 in forma di Do: onesto; il B lo suoneremo di dominante, quindi B7.

Io uso una posizione poco ortodossa, avvalendomi del pollice – tu sarai sicuramente più elegante.

Chiudiamo questa prima parte del giro con un bell’E7.

 

Struttura della prima parte

La durata degli accordi è questa:

A6  | 8 battute

D7  | 4 battute

A6  | 4 battute

A6  | 8 battute

B7  | 4 battute

E7  | 4 battute

Oppure, in forma più compatta:

| A6 | A6 | A6 | A6 |

| A6 | A6 | A6 | A6 |

| D7 | D7 | D7 | D7 |

| A6 | A6 | A6 | A6 |

| A6 | A6 | A6 | A6 |

| A6 | A6 | A6 | A6 |

| B7 | B7 | B7 | B7 |

| E7 | E7 | E7 | E7 |

 

Mano destra: qui si balla

La divisione è un classico saltellante swing, dove la mano destra plettra prevalentemente in giù, dando accenti interessanti qua e là, considerando l’andamento del rullante (se c’è) o fungendo proprio da rullante.

Ti ricordo che nei generi che possono essere suonati drumless come jazz manouche, western swing, hillbilly, ecc. la chitarra è VERAMENTE uno strumento ritmico e supplisce il rullante.

Questa prima parte non presenta problemi di alcuna sorta. Forse qualche cambio tra il La e il Re, ma nulla che non possa essere risolto con un pochino di esercizio.

 

Seconda parte: arrivano le spezie

 

La parte successiva è quella più interessante, dove ho messo un po’ di spezie.

Sequenza degli accordi:

A6   | 8 battute

D7   | 4 battute

A6th | 4 battute

Ora il Christophe così composto:

D7    | 2 battute

D#dim | 2 battute

A7    | 2 battute

F#7   | 2 battute

B7    | 4 battute

B7    | 2 battute

E7    | 2 battute

A     | chiusura

E chiudiamo in:

A… 6? No, maggiore.

 

Seconda parte in forma compatta

| A6 | A6 | A6 | A6 |

| A6 | A6 | A6 | A6 |

| D7 | D7 | D7 | D7 |

| A6 | A6 | A6 | A6 |

| D7    | D7    |

| D#dim | D#dim |

| A7 | A7 |

| F#7 | F#7 |

| B7 | B7 | B7 | B7 |

| B7 | B7 |

| E7 | E7 |

| A |

 

Perché questa divisione funziona?

Questa divisione è molto utile per improvvisare o suonarci una parte melodica/solista, dato che “respira” un po’ di più e permette di sottolineare bene i passaggi tra gli accordi. Magari in futuro la useremo per un solo.

Il Christophe è il solito che abbiamo visto mille e mille volte in passato. Divertente e, volendo, potremmo già chiudere qui. Ma una domanda mi è sorta spontanea…

 

E se ci fosse un altro strumento?

Se ci fosse un’altra chitarra, che cosa potrebbe fare senza che le due si pestassero i piedi?

Ti anticipo che ho ragionato un po’ da steeler e un po’ da banjoista. Ho poi cercato delle forme e dei rivolti con un voicing differente e compatibile, ma non troppo distanti come diteggiature, per rendere agevole questa operazione in diverse tonalità.

Mica suoniamo tutta la vita in A? Ahahahahah.

 

Seconda chitarra: non pestare i piedi a nessuno

Quindi ho pensato di traslare il nostro A6 usando sempre il suo stato fondamentale, ma un’ottava sopra.

Ha un punto di contatto con l’altro A6, ma questo canta dove l’altro smette. Poi basta togliere un dito, ed ecco il secondo rivolto di D7.

By the way, trovi il video a questo link, as usual.

Idem per B ed E7, solo che il Si è un B6, perché ho ragionato da steeler.

 

COPERTINA CHITARRA WESTERN media

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Andiamo al Christophe

Anche lui segue la regola del voicing che mi sono prefissato: non pestare i piedi a nessuno.

Quindi sfrutto le posizioni di D in forma di La. Qui arriva il bello: l’A va in forma di Re. Se non erro ho suonato un La maggiore. Se vuoi, ci sta anche un A7. Il F# diventa maggiore naturale, non 7th, e lo suono all’undicesimo tasto in forma di La.

Basta poco per rendermi felice.

 

Dal mondo steel al mondo banjo

Qui si crea una sonorità non più tanto da steel guitar, ma più da banjo. Ma non un banjo qualsiasi: un tenor banjo!

E questa è la mia direzione per chiudere il giro, suonando il mio B7 con la settima “al basso” e la tonica al canto, sul Mi cantino. Poi chiudo con un E7/9 così composto:

Sol#  | al basso, terza maggiore

Re    | settima

F     | nona

B     | al canto

Questo voicing è proprio tipico di un banjo quattro corde suonato a plettro e ci porta subito nel mood dixieland.

Risolvo in A maggiore, senza fronzoli.

 

Conclusione

Non ci credo, sei arrivato fino a qui! Incredibile!

Se hai letto tutto, spero che questo sia un buon esercizio se non hai molta dimestichezza con questo genere e con questi accordi.

Se invece sei a un livello più avanzato, spero ti serva da spunto di riflessione.

È molto difficile “stare in un genere”, utilizzarne il linguaggio, senza essere eccessivamente ripetitivi. Per questo sono in molti a suonare molto bene in stile, ma meno ad essere innovatori.

Spero tu sarai uno di quelli.

 

 

Cris Mantello

 

 

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