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5 dischi di Lucio Battisti da ascoltare almeno una volta

 

Caro Guitar-Nauta, quando si parla di Lucio Battisti, il rischio è sempre lo stesso: finire a parlare delle solite canzoni.

La canzone del sole, Emozioni, Acqua azzurra, acqua chiara, Il mio canto libero… e non ci sarebbe naturalmente nulla di male! Battisti ha indubbiamente scritto alcune delle canzoni più conosciute della musica italiana. E di molte di questo ho anche realizzato dei tutorial per chitarra che puoi trovare tra le lezioni gratuite.

Ma ascoltare Battisti soltanto attraverso i suoi singoli più celebri significa perdersi una parte enorme della sua storia musicale.

Perché dietro quelle melodie così immediate riconoscibili c’è un musicista che, nel corso di poco più di vent’anni, ha cambiato più volte modo di scrivere, arrangiare e concepire i propri brani.

E allora, se vuoi cominciare ad approfondire la sua discografia, da quali dischi partire?

In questo articolo ti parlo di cinque dischi. Non necessariamente i “più belli”, ma cinque album che permettono di seguire alcune delle trasformazioni più importanti della musica di Battisti.

1. Emozioni

 

Partiamo da qui.

Emozioni è probabilmente il disco più naturale per avvicinarsi a Battisti: è quello in cui trovi molte delle caratteristiche che hanno contribuito a renderlo così popolare, dalla forza delle melodie alla capacità di costruire arrangiamenti ricchi senza perdere l’immediatezza delle canzoni.

È anche un album che fotografa molto bene il sodalizio con Mogol, che in quegli anni è ormai una delle coppie autoriali più importanti della musica italiana.

Ma c’è un aspetto interessante: anche quando le canzoni sembrano semplici, Battisti non lo è affatto.

Dietro una melodia apparentemente naturale ci sono spesso soluzioni armoniche, cambi di struttura e arrangiamenti tutt’altro che banali.

È il punto di partenza ideale proprio per questo: prima di scoprire il Battisti più sperimentale, vale la pena capire quanto fosse già particolare quello delle grandi canzoni.

 

 

2. Amore e non amore

 

Se Emozioni rappresenta il Battisti che tutti conosciamo, Amore e non amore è uno dei primi segnali che le cose stanno per cambiare, e parecchio.

Il disco, pubblicato nel 1971, si allontana dalla classica raccolta di canzoni brevi e immediate. Battisti sperimenta con la durata dei brani, con gli arrangiamenti e con una scrittura musicale che lascia sempre più spazio alla ricerca.

Non è probabilmente il disco da consigliare a chi non ha mai ascoltato Battisti.

Ed è proprio per questo che è fondamentale.

Perché aiuta a capire che il successo di Emozioni e delle altre grandi hit non era il risultato di una formula che Battisti avrebbe semplicemente ripetuto per tutta la carriera.

Al contrario: proprio mentre diventava uno degli autori più popolari d’Italia, stava cercando nuovi modi per fare musica.

 

 

3. Il mio canto libero

 

Con Il mio canto libero torniamo a un Battisti più immediato, ma sarebbe un errore considerarlo semplicemente un ritorno alla formula dei precedenti lavori.

Qui la capacità di scrivere melodie memorabili e quella di costruire arrangiamenti sofisticati convivono in modo particolarmente efficace.

È uno dei motivi per cui questo album è così importante: puoi ascoltarlo semplicemente come una raccolta di grandi canzoni oppure concentrarti su quello che succede musicalmente sotto la superficie.

E brani come I giardini di marzo, La luce dell’Est e Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi mostrano bene quanto fosse ampia la tavolozza di Battisti in quegli anni.

È, in qualche modo, il disco che dimostra che ricerca e pop non sono necessariamente due cose opposte.

 

 

4. Anima latina

 

E qui arriviamo probabilmente al disco più particolare della lista. Se conosci Lucio Battisti soprattutto per le sue canzoni più famose, Anima latina potrebbe sorprenderti parecchio.

Pubblicato nel 1974, è un album molto più interessato alla ricerca sonora, al ritmo e agli arrangiamenti. Le influenze brasiliane sono evidenti, ma ridurre il disco a questo sarebbe limitante.

Quello che colpisce è soprattutto il modo in cui Battisti utilizza lo studio di registrazione come parte integrante della composizione.

Qui Battisti sembra preoccuparsi sempre meno di costruire semplicemente delle canzoni e sempre più di creare un vero e proprio mondo sonoro, fatto di ritmi, voci, strumenti e sovrapposizioni.

È anche uno di quei dischi che acquistano senso con gli ascolti. Al primo giro puoi chiederti semplicemente: “Ma che disco è?” Al secondo cominci a sentire i dettagli.

Al terzo, probabilmente, inizi a capire perché sia diventato uno degli album più studiati e discussi della sua discografia.

 

 

5. Don Giovanni

 

L’ultimo disco della lista ci porta parecchi anni più avanti. Nel 1986 Battisti pubblica Don Giovanni, il primo album nato dalla collaborazione con Pasquale Panella dopo la fine del lungo sodalizio con Mogol.

E qui cambia praticamente tutto. Non soltanto i testi, ma anche il modo in cui le canzoni sembrano essere costruite. Le parole diventano più frammentarie, meno narrative e più difficili da afferrare al primo ascolto.

Anche musicalmente Battisti si allontana sempre di più dalla forma della canzone pop tradizionale.

Per chi conosce soprattutto il Battisti degli anni Settanta, Don Giovanni può quindi sembrare quasi un altro artista.

Ed è proprio questo il motivo per cui è così interessante.

Ascoltarlo significa capire che la seconda parte della sua carriera non è semplicemente una continuazione di quella precedente: è una nuova fase, molto più sperimentale e personale.

 

 

 

Da dove partire, quindi?

 

Se non hai mai ascoltato un album di Battisti per intero, partirei da Emozioni.

Se invece conosci già le sue canzoni più famose, proverei a seguire l’ordine di questi cinque dischi.

Perché, più che cinque album isolati, raccontano una trasformazione:

la canzone → la sperimentazione → la sintesi tra pop e ricerca → la ricerca sonora → la rottura con il passato.

Ed è forse questo il modo più interessante per scoprire Battisti: non fermarsi alle canzoni che già conosci, ma provare ad ascoltare come, disco dopo disco, è cambiato il musicista che c’era dietro.