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di Filippo Vaglio

 

Cari Guitar-Nauti,

Poteva mancare una serie di articoli dedicata al blues? Certamente no! E proprio per dimostrare che si tratta di un genere vivo e vegeto, abbiamo affidato il compito al giovane e talentuoso chitarrista blues Filippo Vaglio, che ci farà appassionare con pillole nello stile di varie leggende della chitarra, in questa rubrica “I got the blues”!


 

 

ALBERT KING: IL BLUES CHE HA FATTO LA STORIA

 

Quando Albert King pubblicò Born Under A Bad Sign nel 1967, probabilmente non immaginava che il brano sarebbe diventato uno dei pilastri del blues moderno.
Dai Cream a Bonamassa, numerose generazioni di chitarristi ne hanno reinterpretato le note cariche di passione e malinconia.
Born Under A Bad Sign è molto più di una semplice canzone: è un manifesto del blues e della sua capacità di raccontare, con poche parole e tanta espressività, il destino sfortunato di chi sembra essere nato sotto una cattiva stella.

 

BIOGRAFIA

 

Albert King è stato uno dei più influenti chitarristi blues della storia, un vero e proprio gigante del genere sia per la sua statura imponente (oltre 1,90 m per quasi 120 kg) che per il peso artistico della sua musica.
Albert Nelson, nato il 25 aprile 1923 a Indianola, Mississippi, è cresciuto raccogliendo cotone immerso nelle sonorità del delta blues, sviluppando presto uno stile chitarristico unico che avrebbe ispirato innumerevoli musicisti.
Mancino di natura, King suonava una chitarra per destrimani, una Gibson Flying V Korina del 1959 che usava senza invertire l’ordine delle corde, creando così un suono distintivo caratterizzato da bending espressivi e un vibrato potente. Questo approccio non convenzionale lo rese una figura rivoluzionaria nel blues elettrico.
Dopo i primi anni di gavetta tra l’Arkansas e St. Louis, Albert trovò il successo alla fine degli anni ’60 grazie alla sua collaborazione con la Stax Records, l’etichetta soul di Memphis.
Qui, con l’aiuto dei leggendari Booker T. & the M.G.’s, incise il capolavoro Born Under A Bad Sign (1967), che lo consacrò tra i grandi del blues moderno. L’album divenne un classico immediato, influenzando grandi chitarristi a partire da Eric Clapton, Jimi Hendrix e Stevie Ray Vaughan fino ad arrivare a John Mayer.
Nel corso della sua carriera, Albert King condivise il palco con giganti del blues e del rock, dimostrando la sua straordinaria capacità di connettere generazioni diverse attraverso la musica.
Il suo stile, semplice ma incredibilmente efficace, ha lasciato un’impronta indelebile, facendo di lui una delle figure più rispettate del blues.
King si spense il 21 dicembre 1992 all’età di 69 anni, ma il suo spirito vive ancora oggi in ogni nota che risuona nei brani di chiunque abbia mai preso in mano una chitarra per suonare il blues.

“Albert King is the reason guitar players break high e strings” – John Mayer

 

STRUMENTAZIONE

 

Per quanto riguarda la strumentazione, Albert King era famoso per suonare una Gibson Flying V del 1959 in colorazione Korina, spesso accordata in questo modo: C-F-C-F-A-D.
Nonostante questa Gibson fosse la sua chitarra preferita, Albert si è esibito, soprattutto durante l’ultima parte della sua carriera, imbracciando delle chitarre a V appositamente realizzate per lui da Dan Erlwine, riconoscibili per le intarsiature lungo la tastiera che recano il nome del bluesman.
Su tutti i suoi strumenti King era solito utilizzare corde particolarmente sottili per agevolare i bending, che suonando una chitarra al contrario, eseguiva dall’alto verso il basso.
Per quanto riguarda gli amplificatori, invece, va ricordata la testata Fender Dual Showman Reverb accoppiata a una cassa Fender 2×15’’, ma nel suo arsenale non mancarono ampli solid state, in particolare il Roland JC-120 e una testata Model 260 Acoustic.
Parlando di pedali, infine, Albert è conosciuto per essere stato un utilizzatore dell’MXR Phase 90, che impostava con una velocità particolarmente lenta.

 

STILE

 

Albert King ha forgiato un linguaggio musicale unico nel blues, fondato sul fraseggio, sull’utilizzo del bending, e sulle pause.
Il bending di Albert è uno dei tratti più caratteristici del suo sound. King impiegava bending ampi, spesso superando anche un intero tono o più, per creare tensione e drammaticità. Questi, a volte eseguiti tirando contemporaneamente più di una sola corda, facevano urlare la chitarra, donando intensità ai fraseggi.
Il fraseggio di Albert, inoltre, è singolare in quanto le sue frasi erano generalmente brevi e ben scandite, alternate da pause che permettevano di far “respirare” il blues.
Il nucleo del suo linguaggio musicale è però rappresentato dalla scala pentatonica minore, che utilizzava per costruire la maggior parte dei suoi assoli, e che grazie alla sua semplicità ed efficacia è ideale per il blues.
Albert King era solito basare le sue frasi su un determinato box, che ha preso il suo nome.

 

 

RIFF TAB:

 

Il riff di Born Under A Bad Sign si fonda principalmente sulla scala pentatonica minore. Nella versione originale di Albert King il brano viene eseguito in D♭ minore.

 

 

Mentre la chitarra ritmica mantiene per tutto il corso del brano questo pattern che rimanda al riff iniziale, Albert improvvisa tra una strofa e l’altra brevi fraseggi sempre basati sulla scala pentatonica di D♭ che insistono molto sul suo box caratteristico.
Ecco un esempio tratto dai primi secondi del disco:

 

 

 

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Al prossimo articolo!

 

Filippo Vaglio

 

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