Cari Guitar-Nauti,
che altri strumenti oltre alla chitarra sarebbero prima o poi sbarcati su queste pagine era qualcosa che dovevamo aspettarci. Il nostro “parente più stretto” è sicuramente il basso, e a rivelarci i segreti per suonarlo nel migliore dei modi sarà Andrea Di Chiara, bassista e docente di grande esperienza. Diamogli il benvenuto! Buona lettura. – Claudio.
BASSO ELETTRICO: LA SCALA BEBOP DI DOMINANTE
Ciao Guitar-Nauti (e Bass-Nauti)!
In questa nuova lezione di basso elettrico voglio parlarvi di una scala un po’ particolare: la scala Bebop di Dominante.
Non è tra le più conosciute, ma in realtà è molto utilizzata, soprattutto in ambito Black Music: Blues, Soul, Jazz, Gospel, Funk e chi più ne ha più ne metta.
Forse state pensando “ok, questa è roba da bassisti”… e invece no!
Sappiate che interessa molto anche ai chitarristi: è una scala largamente usata in contesti solistici, per creare assoli fluidi e fraseggi pieni di colore, non solo per costruire linee di basso o licks.
Ma non perdiamoci in chiacchiere, andiamo agli argomenti della lezione. Pronti? Partiamo!
Cos’è il bebop?
Il Bebop (o Be-Bop) è uno stile jazz nato negli Stati Uniti tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’40.
Non mi addentro troppo nei particolari storici: la letteratura sull’argomento è davvero ampia e approfondita. Qui ci basta sapere che, a differenza dello swing, il bebop non nasce come musica da ballo, ma come musica da ascoltare e improvvisare.
Una delle prime cose che si notano nel bebop sono i tempi molto veloci.
Spesso si suona a BPM sostenuti, che mettono alla prova tecnica, controllo ritmico e resistenza, sia per i solisti che per la sezione ritmica.
A questo si aggiungono:
- armonie più complesse rispetto allo swing,
- cambi di accordo frequenti,
- fraseggi ricchi di cromatismi e note di passaggio.
Il risultato è un linguaggio musicale molto denso, in cui le linee melodiche seguono da vicino gli accordi e il loro movimento, più che limitarsi a “salire e scendere” su una scala.
Ed è proprio in questo contesto che entrano in gioco le scale bebop.
Quante scale Bebop esistono?
Eh già, perché non esiste solo la scala Bebop di Dominante.
Quando si parla di scale bebop, in realtà, si fa riferimento a una famiglia di scale, nate tutte con lo stesso obiettivo: rendere più fluido e funzionale il fraseggio sugli accordi, soprattutto a velocità sostenute.
Senza entrare troppo nel dettaglio (lo faremo quando serve), le scale bebop più utilizzate sono principalmente queste:
- Scala Bebop di Dominante
- Scala Bebop Maggiore
- Scala Bebop Dorica
E non finisce qui: esistono anche altre varianti legate al mondo delle scale minori (bebop su minore armonica, minore melodica, ecc.), ma per ora non ci serve complicare troppo il discorso.
Quello che ci interessa davvero è il filo comune che le lega tutte.
Ognuna di queste scale è pensata per funzionare al meglio su un determinato tipo di accordo o contesto armonico, ma condividono tutte una caratteristica fondamentale:
l’aggiunta di una nota cromatica, inserita apposta per migliorare la gestione degli accenti ritmici e rendere più naturali le risoluzioni nel fraseggio.
Per ora, però, concentriamoci su quella protagonista di questo articolo, la scala che si utilizza sugli accordi di dominante:
La scala bebop di dominante
Come nasce e come si costruisce questa scala?
Innanzitutto teniamo presente che questa scala si utilizza sugli accordi di dominante, ovvero su accordi maggiori con la settima minore. Ma come la costruiamo?
La base di partenza è la scala Misolidia, ovvero una scala maggiore con la settima minore.
La Scala Misolidia
La struttura intervallare della scala Misolidia è la seguente:
1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – ♭7
Facciamola in Do per comodità:

Le note che compongono la nostra scala Misolidia di Do sono:
Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Sib
Trasformiamola nella scala bebop di dominante
Ora, per creare la scala Bebop di Dominante, non dobbiamo far altro che aggiungere una nota cromatica: un passaggio tra la settima minore e l’ottava, cioè la settima maggiore.
La struttura intervallare della scala Bebop di Dominante diventa quindi:
1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – ♭7 – 7
Facciamo anche questa in Do:

Le note che compongono la nostra scala bebop di dominante di Do sono:
Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Sib – Si
Fatto! Abbiamo la nostra scala bebop di dominante!
Ok, ma perché funziona?
Se vi è già capitato di sentirne parlare, o di leggere qua e là qualche articolo o libro, avrete forse sentito dire che la scala Bebop di Dominante si usa soprattutto in senso discendente.
Ma è davvero così?
Ovviamente, regole e dogmi in musica non funzionano mai, ma c’è un motivo per cui spesso si suggerisce questo approccio: riguarda come le note dell’accordo cadono sul tempo forte.
Prendiamo ad esempio il nostro C7, ovvero l’accordo di dominante su cui possiamo usare sia la misolidia che la scala bebop di dominante.
Se suoniamo la misolidia in ottavi in senso ascendente, le note principali dell’accordo cadranno sempre sul battere, cioè sul movimento forte:
- Do (fondamentale) sul primo movimento,
- Mi (terza maggiore) sul secondo,
- Sol (quinta giusta) sul terzo,
- Sib (settima minore) sul quarto.
Se invece suoniamo la nostra misolidia in senso discendente, l’ordine delle note cambia: la prima nota dopo la fondamentale sarà di nuovo una nota dell’accordo, cioè il Sib, e ci ritroveremo quindi con tutte le note dell’accordo in levare, cioè sul tempo debole.
È un problema?
Sì e no.
Se suoniamo figure pari e molto veloci (come si fa tipicamente nel bebop) potremmo “accentare” le note dell’accordo nel momento sbagliato, facendo perdere naturalezza al fraseggio.
E qui entra in gioco la nostra nota cromatica.
Suonando il passaggio cromatico in senso discendente, le note principali dell’accordo tornano a cadere sui movimenti forti:
- Do sul battere del primo movimento,
- Sib sul secondo,
- Sol sul terzo,
- Mi sul quarto.
Insomma, sembra complicato, ma in realtà è molto semplice: quella nota cromatica extra ci aiuta a suonare le note “giuste” al momento giusto.
Quindi si suona solo in senso discendente?
No, assolutamente. Non è una regola fissa, ma è importante capire le dinamiche che fanno suonare bene certe frasi rispetto ad altre.
Il concetto di evidenziare le note target dell’accordo è quello che funziona in qualsiasi contesto ed è il motivo per cui nel corso dei decenni sono nate moltissime scale con questo scopo, compresa quella di cui abbiamo parlato oggi.
In pratica: è più funzionale concentrarsi su queste note per creare frasi efficaci, ma ragionare in termini di schemi e scale resta uno degli approcci migliori per entrare in questa visione leggermente più complessa.
Come studiare
Ovviamente prendetevi un po’ di tempo per familiarizzare con il pattern, ma invece di prenderlo come uno studio tecnico, divertitevi a costruire le vostre frasi su questa scala e trovare licks interessanti da applicare nei contesti adeguati.
Insomma, oggi niente esercizi schematici e niente brani di riferimento, liberate la creatività!
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Buon Lavoro!
Andrea Di Chiara


