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David Gilmour è un nome che non lascia spazio a dubbi. È un’icona vivente, la rappresentazione del prog rock e scrittore dei testi moderni e ribelli di uno dei gruppi più incredibili della storia.

Voglio, però, approfondire quella che è la storia di David Gilmour a livello individuale: non solo il contributo che ha dato ai Pink Floyd, ma anche come è arrivato ad essere ciò che è e come continua a sorprendere i suoi fan ogni anno.

Scopriamo insieme la biografia di uno dei chitarristi migliori e più creativi che mai siano esistiti. Potreste trovare delle perle a cui ispirarvi!

Quindi, buona lettura, cari guidar-nauti!

 

David Gilmour e gli inizi

 

David Gilmour naque il 6 marzo 1946 nella città universitaria di Cambridge, in Inghilterra.

La sua famiglia, definita da Gilmour stesso “nouveau riche”, gli permise sin da ragazzino di dedicarsi ad attività artistiche e creative, grazie alla sua condizione benestante.

Oltre allo studio approfondito delle lingue, dedicava spesso le sue giornate allo studio da autodidatta della chitarra, ispirato dalle sue icone, tra cui Eric Clapton, Joni Mitchell, Jeff Beck, Jimi Hendrix. Una delle sue fonti di ispirazione fu, non troppo sorprendentemente, un artista il cui nome verrà, per tutta la vita, sempre ricordato insieme a David Gilmour.

Sto parlando di Syd Barrett, amico di infanzia e compagno di musica per David.

Fu proprio con lui, infatti, che iniziò a suonare e a creare musica.

La sintonia tra i due era inequivocabile, tanto da non separarsi mai davvero e tanto da lasciare un’influenza musicale ed emotiva, anche da lontano.

Fu al college che Gilmour incontrò un altro personaggio che sarebbe diventato molto conosciuto nel mondo musicale: Roger Waters.

Nel frattempo, la carriera musicale di David Gilmour iniziò a prendere forma grazie ad un gruppo, i “Jokers Wild” prima e “Bullit” e “Flowers” in seguito, il cui successo locale potè definirsi discreto e soddisfacente.

Dopo qualche concerto in Europa, però, la loro carriera cominciò a calare e ciò portò il nostro chitarrista di oggi a dedicarsi ad altro.

Finché…

 

David Gilmour e i Pink Floyd

 

Pink Floyd con David Gilmour

La vera svolta nella vita di David avvenne quando, nel 1968, gli venne offerta l’opportunità di sostituire l’amico Barrett nel gruppo Pink Floyd.

Ma facciamo un passo indietro? Perché avrebbe dovuto sostituire un suo caro amico, con cui aveva condiviso così tante esperienze musicali e di vita?

Purtroppo, Syd aveva cominciato da tempo a fare uso di sostanze psicotrope, in particolare l’LSD, molto in voga tra i giovani di quell’epoca. L’uso di queste sostanze lo portò, poco a poco, a sviluppare problemi e disturbi gravi a livello mentale.

Dopo l’uscita dell’album di debutto “The Piper at the Gates of Dawn“, nel 1967, la condizione fisica e mentale di Barrett arrivò al suo limite, portandolo ad essere cacciato dalla stessa band, che voleva concentrarsi su una carriera che, evidentemente, Barrett non sarebbe riuscito ad affrontare.

Ed ecco perchè l’arrivo di David Gilmour fu così importante per i Pink Floyd.

La perdita di Syd fu molto grande; la sua capacità artistica era estremamente alta e rara, difficile da sostituire.

Possiamo, col senno di poi e senza tanti dubbi, dire che David Gilmour sia perfettamente riuscito in questo ingrato compito.

Quindi, Gilmour divenne il principale chitarrista e figura chiave nella composizione musicale del gruppo.

L’iniziale crisi, dovuta all’assenza della guida di Barrett, destabilizzò in modo profondo i componenti del gruppo. Dopo questo iniziale momento di sbandamento la band si riassestò, creando una struttura personalizzata e nuova e degli obiettivi condivisi.

Fu anche l’arrivo di Gilmour, con la sua abilità chitarrista e la sua buona inventiva, che esponeva le proprie idee e un approccio riflessivo alla creazione dei brani, che portò a rinvigorire il gruppo.

Nel 1969, i Pink Floyd rilasciarono Ummagumma, un doppio album che segnò l’inizio della loro evoluzione verso il rock psichedelico e progressivo, nuovo nella visione musicale inglese ed europea ma, com’è normale che sia, fonte di numerose critiche.

 

Live at Pompeii

 

David Gilmour a Pompeii

L’ambizione musicale dei Pink Floyd stava man mano crescendo e modificandosi secondo i bisogni dei componenti della band.

Negli album successivi (“A Sauceful of Secrets” e “Atom Heart Mother“), cominciarono a tastare terreni più sperimentali, usando effetti sonori e strumenti elettronici che rendevano le loro improvvisazioni qualcosa di estremamente progressivo.

La canzone “Atom Heart Mother” è l’esempio più efficace di cui parlare: una suite orchestrale di 24 minuti in cui si fondono musica classica e puro rock.

Possiamo definire questo periodo il vero e proprio periodo sperimentale del gruppo inglese.

Fu proprio in questo contesto che i Pink Floyd decisero di dedicarsi ad un progetto notevole: Live at Pompeii.

Live at Pompeii è un documentario, girato nel 1971, che cattura una mitica performance dei Pink Floyd durante le registrazioni del loro album “Meddle”. Non è una registrazione di un vero e proprio concerto dal vivo: la parte centrale è ambientata nell’antico anfiteatro di Pompei, in Italia, dove la band suona senza pubblico.

Ci sono anche diverse riprese in studio, che mostrano il complicato processo creativo.

La scelta di non avere un pubblico crea un’atmosfera molto particolare e lo rende una sorta di esperienza cinematografica che esplora l’interazione della band con la musica, i suoni e l’ambiente circostante, tra le rovine di un luogo storico mai dimenticato.

David Gilmour ha un forte legame con questo luogo, è infatti diventato cittadino onorario di Pompei il 30 luglio 2007. Il comune gli ha conferito il titolo proprio per celebrare il contributo che la sua musica ha dato alla cultura e all’immagine di Pompei nel mondo.

Non possiamo che esserne riconoscenti anche noi.

 

The Dark Side of the Moon

 

Dopo 7 album saturi di sperimentazione a livello di effetti, suoni, musica, testi, lunghezza dei brani, fu con un concept album che i Pink Floyd ottennero il dovuto successo e riconoscimento, dato dalla creazione di uno stile completamente unico e, possiamo definire, magico.

Se prima i brani si concentravano su una lunghezza peculiare nelle parti strumentali, ora i testi si presentavano più lunghi e concentrati su temi di riflessione filosofica e metaforica.

La razionalità lascia il posto al conflitto interiore, alle lotte con se stessi che tutti, prima o poi, ci troviamo ad affrontare.

Si sente molto, in questo concept album, la presenza oscura di Syd Barrett che, con l’alienazione subita nel corso degli anni, si presentava spesso nelle menti dei quattro musicisti in maniera improvvisa e dolorosa.

In molti brani di The Dark Side of the Moon si usarono sintetizzatori analogici e diffuso è l’utilizzo di rumori d’ambiente, nonché di frammenti parlati funzionali al concetto filosofico dell’opera. Questi sono solo alcuni dei motivi per cui è stato scelto da critici, professionisti, esperti e appassionati come uno degli album rock più influenti della storia.

Quale fu il ruolo di David Gilmour nella creazione di questo album?

Non si limitò a suonare meccanicamente la chitarra o a creare assoli che rispettassero delle tecniche particolari.

Gilmour fu fondamentale nel dare alla band un suono distintivo, con le sue improvvisazioni e la sua voce emotiva che si mescolava perfettamente con quella di Waters.

Inoltre, la profondità emotiva che Gilmour inserisce, in modo assolutamente naturale, nel suo modo di suonare rende tutto ciò che ascoltiamo qualcosa di disumano, quasi alieno.

I live erano memorabili: caratterizzati da lunghi assoli e lunghi momenti di dialogo musicale tra pubblico e strumenti, erano ricordati come esperienze sensoriali mai vissute prima.

Ed ecco dove sta la genialità di David Gilmour.

“David è il chitarrista che ogni chitarrista vorrebbe essere”

Bob Ezrin 

 

Passarono gli anni…

 

… e Gilmour continuò a essere il motore creativo dei Pink Floyd.

Continuarono i capolavori e concept album dedicati al mondo avverso della politica, al tempo che passa inesorabile, alla vita che finisce e all’incontrollabile follia della società in discesa.

Sembra essere la descrizione, dall’esterno, di una band perfetta, le cui menti lavorano insieme e in sintonia nella creazione di canzoni ed album storici.

Tuttavia, le dinamiche interne della band iniziarono a deteriorarsi a causa di grosse differenze artistiche e personali, soprattutto tra Gilmour e Waters. 

Iniziò tutto con un album che, a livello di testi e critica della società, è praticamente insuperabile: “Animals“.

Ispirato a “La Fattoria degli Animali” di Orwell, l’album suddivide l’umanità in tre categorie: cani, pecore e maiali. Questo contribuì con grande impatto sulle grafiche dell’album e dei live, dominate da un maiale volante onnipresente sul palco e sulle locandine dei concerti.

David Gilmour con I Pink Floyd nel tour di Animals

“Animals” potrebbe considerarsi la maggior critica politica dei Pink Floyd, con una grande mano gilmouriana nella scrittura dei testi e delle melodie.

Proprio da “Animals” nascono alcuni dei riff e assoli di chitarra più conosciuti e riprodotti della carriera dei Pink Floyd.

Questa frustrazione costante portò le due grandi menti creative di Gilmour e Waters a combattere con opinioni musicali differenti e inasprire maggiormente i rapporti interpersonali.

Infatti, entrambi i membri iniziarono a scrivere e comporre i propri album solisti, in vista della futura carriera che li avrebbe aspettati.

 

The Wall

 

Le tensioni culminarono con la registrazione di “The Wall” del 1979. Fu un’opera mastodontica che rifletteva le difficoltà e le frustrazioni del bassista Roger Waters, e che vide Gilmour in un ruolo sempre più centrale. Infatti, lavorò sia come chitarrista che come co-autore di alcune delle tracce più memorabili dell’album, che ascoltiamo con grande attenzione ancora oggi.

“The Wall” rappresenta una divisione, un muro che porta l’individuo ad annullarsi ed allontanarsi dalla società sempre di più, fino alla follia. In questo album vengono esaminati i concetti dell’alienazione, della solitudine, della paura, delle malattie.

La combinazione di musica potente e una trama concisa ma complessa lo ha reso un capolavoro che continua a influenzare la musica rock.

Alcune grafiche di The Wall

Molto spesso, però, l’apice di un gruppo è, allo stesso tempo, il suo crollo.

È proprio in seguito alla successiva opera prog rock (“The Final Cut“) che Waters decise di abbandonare il gruppo per dedicarsi ufficialmente a progetti personali.

In questo ultimo album David venne lasciato da parte, preso in considerazione solo per alcuni assoli e la sua voce in una singola canzone.

La tournée successiva, relativa all’album “A Momentary Lapse of Reason” fu la più riuscita nella storia dei Pink Floyd. Infatti, si esibirono in circa duecento concerti ai quali assistettero cinque milioni di spettatori. I concerti non si svolgevano in comuni stadi o arene, bensì in luoghi come la Reggia di Versailles o sopra ad un palco galleggiante nella laguna veneziana!

L’unicità dei Pink Floyd non era ancora finita!

Furono ancora due gli album pubblicati dai Pink Floyd prima del loro ufficiale scioglimento.

Il periodo di tempo che trascorse tra i due fu, però, decisamente lungo: infatti, passarono venti anni prima della pubblicazione di “The Endless River” nel 2014.

 

David Gilmour come solista

 

La carriera solista di David Gilmour iniziò ufficialmente nel 1978 con il suo primo album omonimo, un lavoro che mostrava chiaramente uno stile chitarristico distintivo, caratterizzato da assoli emozionanti e melodie struggenti, le stesse presenti nei pezzi dei Pink Floyd, ma con una consapevolezza adulta in più.

Questo album, pur non avendo raggiunto le stesse vette di popolarità dei lavori floydiani, gli permise di esprimersi liberamente, lontano dal contesto musicale collettivo.

Nel 1984 pubblicò “About Face“, che esplorava sonorità più pop ed elettroniche. La sua carriera solista proseguì con “On an Island“, un lavoro più riflessivo e atmosferico, che miscelava rock, jazz e influenze ambient, molto apprezzato dalla critica.

Nel 2015, Gilmour pubblicò “Rattle That Lock“, un album che continuò a esplorare temi di introspezione e libertà, arricchito da una produzione moderna e suoni più sperimentali.

Non apprezzate tanto anche voi la sua voglia e curiosità nel trovare sempre nuovi stimoli musicali? Sta forse in questo la sua genialità?

La sua musica solista ha sempre mantenuto una certa coerenza stilistica: una fusione di blues, rock e atmosfere sognanti, con una forte componente emotiva.

Nonostante il successo globale con i Pink Floyd, Gilmour non si è fermato né demoralizzato. È riuscito a mantenere la sua carriera solista come un’opportunità per affermarsi come un artista a tutto tondo.

David Gilmour conclude (per ora) la sua carriera musicale, all’età di 78 anni, con 6 date al Circo Massimo di Roma, concluse nell’ottobre 2024.

 

David Gilmour ora

 

Oltre alla sua carriera musicale, Gilmour è anche noto per il suo impegno filantropico e il suo amore per la fotografia e l’arte, di cui si occupa con la moglie Polly Samson, scrittrice inglese.

Nonostante la sua fama mondiale, Gilmour ha sempre cercato di mantenere una vita privata lontana dai riflettori, preferendo concentrarsi sulla musica e sulle sue passioni, tra cui spicca l’amore per la famiglia.

Lo amiamo proprio per la sua vita semplice, da uomo “normale” e dedito alla sua passione, che combatte per esprimere ciò che prova ma senza rincorrere la fama.

David Gilmour ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica. La sua abilità chitarristica, che combina tecnica e sentimento, è stata oggetto di ammirazione da parte di generazioni di musicisti e appassionati di rock.

Non ci sorprende che venga tutt’ora considerato un genio.

David Gilmour nuovamente a Pompeii

 

Suonare come David Gilmour è possibile

 

David Gilmour ha avuto e continua ad avere un impatto speciale nel mondo della musica.

La sua precisione, le sue tecniche e la sua passione per la semplicità lo rendono un musicista quasi fuori dal mondo, che sembra provenire da un pianeta sconosciuto.

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Intanto, vi saluto e alla prossima!