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Cari Guitar-Nauti,

Poteva mancare una serie di articoli dedicata al blues? Certamente no! E proprio per dimostrare che si tratta di un genere vivo e vegeto, abbiamo affidato il compito al giovane e talentuoso chitarrista blues Filippo Vaglio, che ci farà appassionare con pillole nello stile di varie leggende della chitarra, in questa rubrica “I got the blues”!


 

 

 

BLUESBREAKERS WITH ERIC CLAPTON 

 

 

Nel 1966 un giovane chitarrista londinese di nome Eric Clapton, reduce dall’esperienza con gli Yardbirds, entrava in studio con John Mayall e i suoi Bluesbreakers: da quell’incontro sarebbe nato un album destinato a cambiare per sempre la storia del blues-rock britannico, ossia Bluesbreakers With Eric Clapton.

Oggi ti racconto la storia di questa collaborazione leggendaria, ma prima di cominciare ti ricordo che siamo nel pieno della Blues Week, la settimana che abbiamo voluto interamente dedicare al genere che sta alla base di tutta la musica moderna. Per questo, dal 4 al 9 ottobre 2025 tutti i corsi blues di Lezioni-Chitarra.it sono scontati fino al 50% – quindi approfittane!

E ora… buona lettura blues!

 

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Bluesbreakers with Eric Clapton fu il disco che sancì l’ascesa di Clapton a simbolo di un’intera generazione di chitarristi. In queste registrazioni, la sua Les Paul, spinta da un Marshall al massimo del volume, diede vita a un suono nuovo, potente, ruvido. Un manifesto sonoro che avrebbe acceso la leggenda di Clapton is God sui muri di Londra e ridefinito il futuro della musica.

 

Bluesbreakers With Eric Clapton

 

Le registrazioni

Quando Eric Clapton entrò nello studio con i Bluesbreakers, aveva un’idea molto precisa di ciò che voleva ottenere. Niente compromessi, niente suoni educati: il blues doveva essere forte, diretto, capace di scuotere chi ascoltava. Prese così la sua Gibson Les Paul e la collegò a un Marshall che, già a prima vista, sembrava fuori scala per una sala di registrazione dell’epoca.
I tecnici del suono non erano convinti, né tantomeno contenti. All’epoca si registrava con volumi contenuti per evitare distorsioni e rientri, ma Clapton non ci pensò due volte: girò la manopola del volume al massimo, e il risultato fu tanto sorprendente quanto assordante.

Da quell’amplificatore uscì un suono potente e graffiante, con una distorsione naturale creata dalle valvole spinte al limite che nessuno aveva mai sentito in quel contesto. Un suono totalmente nuovo. In quelle sessioni Clapton trovò il timbro che cercava: un mix di tradizione blues e modernità elettrica.
Mayall lo lasciò libero di sperimentare, consapevole che lì stava nascendo qualcosa di speciale, e così fu.
L’idea di Clapton non era quella di creare confusione in un ambiente “protetto” e controllato come quello di uno studio di registrazione, bensì quella di suonare utilizzando il suo suono, quello che si era fatto suonando nei locali di Londra fino a quel momento, che riusciva ad ottenere solo portando al limite il suo Marshall combo da 30W.

 

Strumentazione

Se l’album Bluesbreakers With Eric Clapton è rimasto nella storia, lo si deve in gran parte anche al rig che Clapton portò in studio.

Il cuore del suo suono fu una Gibson Les Paul Standard del 1960, passata alla storia come Beano, così chiamata in quanto Eric compare sulla copertina del disco mentre legge un fumetto di quegli anni intitolato per l’appunto Beano.
La Gibson, con i suoi pickup humbucker, offriva un timbro caldo e corposo, perfetto per dare al blues un respiro nuovo, più aggressivo rispetto alle sonorità “sottili” delle chitarre single-coil usate fino a quel momento.

Accanto alla Les Paul, l’altro protagonista fu l’amplificatore Marshall combo da 2×12 30W, un modello ancora poco conosciuto all’epoca, ma che sarebbe poi diventato icona del British Sound.

Durante le registrazioni di Bluesbrakers With Eric Clapton, Eric non impiegò alcun pedale; si vocifera solo che egli abbia impiegato un Rangemaster Treble Booster, ma tuttora non si sa se sia vero in quanto ad oggi l’ipotesi più accreditata è quella che Clapton si collegò direttamente al Marshall.

Nella foto è possibile vedere Clapton con la sua Les Paul del 1960 e il Marshall cosiddetto Bluesbreaker sullo sfondo.

 

Bluesbreakers With Eric Clapton

 

Andiamo ora ad analizzare tre dei più famosi ed importanti riff contenuti in questo capolavoro.

 

Steppin’ Out

Il riff iniziale è semplice ma incisivo, costruito su poche note che aprono la strada all’improvvisazione di Eric. Clapton alterna passaggi veloci e taglienti a momenti più tranquilli, con un controllo del tocco che sorprende se pensiamo alla sua giovane età (all’epoca delle registrazioni Clapton aveva appena 19 anni).

Nel corso di tutto lo strumentale la sua Les Paul canta e urla come non si era mai sentito fino a quel momento. In Steppin’ Out si intuisce bene la filosofia di Clapton in quel periodo: niente effetti, solo la potenza delle mani e dello strumento. È un brano che mette in mostra sia la sua tecnica precisa, pulita, già inconfondibile, sia la sua capacità di dare voce al blues con un’intensità che guardava avanti, verso un genere più duro.

 

Tab Riff

Bluesbreakers With Eric Clapton Bluesbreakers With Eric Clapton Bluesbreakers With Eric Clapton

 

Hideaway

Se Steppin’ Out mostrava il lato più diretto e tagliente di Clapton, Hideaway è il brano che ne rivela l’eleganza e la padronanza del linguaggio blues. Si tratta di una composizione di Freddie King, già un classico per gli appassionati, che Clapton riprende con rispetto ma anche con la voglia di metterci del suo.

Fin dall’attacco, la chitarra di Clapton si muove con sicurezza tra riff e fraseggi, alternando linee melodiche pulite a improvvise accelerazioni. È in Hideaway che si sente con chiarezza come Clapton stia tracciando un ponte tra due mondi, il blues americano delle origini e il rock britannico degli anni Sessanta, costruendo un suono che diventerà la sua firma. Clapton non si limita a copiare, ma rielabora, trasforma, lascia intravedere la strada che di lì a poco lo avrebbe portato ai Cream e oltre.

Interessante notare come Clapton suoni il riff nella posizione della pentatonica maggiore di Mi al nono tasto, a differenza di Freddie King e Stevie Ray Vaughan che lo eseguono nella posizione di Mi aperto sfruttando le corde a vuoto.
In questo video è possibile vedere SRV spiegare le differenze tra le due esecuzioni.

 

Tab Riff

 

All Your Love

Tra le tracce dei Bluesbreakers, All Your Love occupa un posto particolare: è il brano che apre l’album e che, fin dal primo ascolto, lascia intendere che qualcosa di nuovo stava accadendo. Il riff iniziale, inconfondibile, esplode con un’intensità spiazzante. Già dalle prime note della canzone e quindi dell’album è possibile ascoltare il suono magnifico di Clapton, saturo al punto giusto, “loud”.

Con All Your Love si capisce perché l’album passò alla storia: non era un semplice omaggio ai maestri americani, ma la prova che il blues poteva parlare una lingua nuova, più potente. E al centro della rivoluzione c’era un Eric Clapton già pronto a diventare un mito.

 

Tab Intro

 

 

Filippo Vaglio

 

Se ti va, mi trovi qui: https://www.instagram.com/fildrum