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Cari Guitar-Nauti,

la chitarra e la musica country sono un mondo incredibilmente ricco e sfaccettato. Chi in Italia ce lo può raccontare meglio di Cris Mantello, che è un musicista di punta di questo genere e ne ha fatto una vera e propria ragione di carriera e di vita? Nella sua rubrica “Country & Western” ci parla di strumentazione, stile chitarristico, storia e, più in generale, cultura di questo genere così vasto e affascinante. Buona lettura! – Claudio.


 

 

CHITARRA COUNTRY: 5 SOLUZIONI RITMICHE

 

Soli, soli, soli e ancora soli. Peccato che le bollette si paghino con le ritmiche.
L’ho già detto e lo ripeto: per noi comuni mortali accompagnare bene — in modo intellegibile e non scontato — è fondamentale (ok, B.B. King quasi non suonava accordi; ma noi no, non siamo B.B. King 😉).

 

Scenario:

Stai suonando in una band rigorosamente country e sei il chitarrista elettrico (quello che farà anche il solo… a meno che non lo rubi il fiddle o la pedal steel). Prima che il batterista stacchi il tempo, fissiamo due cose:

  • La chitarra elettrica country non fa per forza gli “accordi del barbiere” in prima posizione (G, C, D) e non vive di power chords distorti (quello è un sapore da country rock, non la prassi).
  • Devi incastrarti tra: ritmica dell’acustica (gli “accordoni”), chops di violino/mandolino, figure del piano honky-tonk, e steel (con cui condividi un bel po’ di frequenze).

Quindi, cosa fare?

 

Premesse operative

  • Usiamo accordi basilari (niente sostituzioni “esoteriche” da jazz per farsi licenziare dal cantante, cit. Redd Volkaert). Keep it simple: è un pezzo didattico.
  • Lavoriamo su figure ritmiche efficaci, che creino varietà.
  • Aggiungiamo qualche spezia da altri stili, quando serve.
  • Differenziamo le parti seguendo la struttura del brano: sempre al servizio del pezzo.

Brano di riferimento: la quintessenza della semplicità → A, D, E. Punto.

 

La band (rapidissimo identikit)

  • Batterista: un po’ maleducato, viene dal blues ma sa che per l’honky-tonk bisogna stare “avanti” e saltellanti. Pesta di rullante, per fortuna è parco di fill.
  • Bassista: introverso e disilluso; sta sulla cassa come un orologio (pensalo DonaldDuck” Dunn senza il suo groove), fa il necessario perché tanto la paga è sempre la stessa.
  • Pianista: “non sparate sul pianista”, ma forse su questo anche sì… suona troppo e avanti, è onnipresente; però ha un bel fraseggio R&B, quindi ce lo teniamo.
  • Cantante: chitarra acustica funzionale, bel suono e preciso: quello che serve.
  • Steel: abbastanza mediocre (per la cronaca sono sempre io), è preso male perché gli si è rotto il pedale del volume, quindi appoggia gli accordi con qualche passaggio diatonico… nulla più.
  • Mandolino: è una lei e viene dal bluegrass, quindi sa come incastrarsi in questo delirio; chops potenti ma usati con intelligenza, melodie educate quando serve. È la più intelligente del gruppo.

 

Si parte: 1, 2, 3, 4…

Come al solito trovi il video a questo link.

 

Soluzione 1 — Boom-chicka-boom (Luther Perkins style)

La prima strofa chiama il boom-chicka-boom di Luther Perkins (il sound di Johnny Cash). È a metà tra country e rockabilly:

  • segue il feel del brano;
  • sottolinea i passaggi tra gli accordi;
  • a livello di voicing si incastra tra basso, piano e acustica.

È perfezione nella semplicità: sostieni tutti, non intralci nessuno (nemmeno il pianista egocentrico). Non puoi farlo per sempre — non stai suonando con Johnny Cash — ma qui è la mossa giusta.

 

Soluzione 2 — Giro boogie con hybrid picking

Nella seconda parte, fatti sentire un filo di più:

  • un giro di basso boogie mentre suoni gli accordi (A “forma di A”, D e E “forma di C”);
  • hybrid picking per controllare attacco e dinamica;
  • idea “ebony & ivory”: prendi spunto dal pianista ma con la chiarezza dell’elettrica.

Non è show-off: è un arricchimento elegante e country-approved.

 

Soluzione 3 — Travis picking elettrico (Chet/Merle school)

Terza parte: rispolvera la tradizione Chet Atkins/Merle Travis.
Il Travis picking (basso alternato + linee sui cantini centellinate) è perfetto perché:

  • aggiunge spinta ritmica;
  • riempie senza essere invadente;
  • mantiene l’identità country ben evidente.

Qui i colleghi pensano: “ok, questo sa il fatto suo” (non lo ammetteranno mai, ma lo pensano).

 

Soluzione 4 — Voicing western swing (accordi collegati dal basso)

Un tocco di western swing.

  • Collega gli accordi seguendo il giro di basso;
  • usa triadi e seste in posizione media/alta;
  • armonizza con delle sostituzioni minime (senza perdere la semplicità).

Se vuoi il dettaglio completo di queste tecniche, nel corso Chitarra Western & Country trovi tutto nota per nota e dito per dito.

 

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Soluzione 5 — Primi rivolti in levare (terza al basso)

Fai un passo indietro (da gran signore) e continua a supportare.

  • Suona A, D, E in primo rivolto (terza al basso);
  • in levare, con hybrid picking (è country, non ska: occhio al portamento!);
  • pensa “quasi steel”: accenta le triadi come farebbe uno steeler.

 

Epilogo (o come perdere il lavoro in 2 secondi)

Il pezzo è finito. Potresti lanciarti in una frase da country-shredder, tipo quella che faccio io… e rovinare tutto.
Meglio evitare e restare a servizio del brano. Il lavoro lo tieni più a lungo. 😉

 

Set-up rapido (promemoria)

  • Giro: A – D – E;
  • Suono: single-coil/Tele, poco gain, compressore leggero, eq. centrata sui medi;
  • Tocco: hybrid picking come default; plettrata tutta in giù per accentare;
  • Timing: “avanti” sull’honky-tonk, ma senza correre. Lascia spazio a piano/steel/mandolino.

 

Buon divertimento!

 

Cris Mantello

 

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