di Cris Mantello
Cari Guitar-Nauti,
la chitarra e la musica country sono un mondo incredibilmente ricco e sfaccettato. Chi in Italia ce lo può raccontare meglio di Cris Mantello, che è un musicista di punta di questo genere e ne ha fatto una vera e propria ragione di carriera e di vita? Nella sua rubrica “Country & Western” ci parla di strumentazione, stile chitarristico, storia e, più in generale, cultura di questo genere così vasto e affascinante. Buona lettura! – Claudio.
BE FLUID!
Un po’ di tempo fa stavo tenendo una masterclass sulla chitarra country, in una scuola in centro Italia, quando mi è stato fatto notare che, in classe, c’era una ragazza che aveva iniziato a suonare da appena quattro mesi. Chiaramente la maggior parte degli argomenti erano un po’ troppo avanzati per lei, infatti per seguire un seminario di questo tipo bisogna avere delle competenze di base che, solitamente, si maturano dopo 4/5 anni di studio, ma allo stesso tempo mi sembrava doveroso trattare un argomento alla sua portata, per non farla sentire in qualche modo esclusa. Pensai così di parlare di alcuni pattern di strumming, tipici del country e del bluegrass, utilizzabili anche in altri generi musicali.
In quel momento ho percepito, da parte del resto della classe, un buon grado di comprensione, ma anche un po’ di supponenza, del tipo: “ma è una masterclass e ‘sta roba è da principianti!”. Allora chiamai uno dei loro insegnanti (che ti assicuro che la chitarra la suona, eccome!) proponendogli di ripetere un pattern ritmico appena spiegato e, come volevasi dimostrare, egli non ci riuscì immediatamente, ma solo dopo qualche tentativo.
Tutto ciò per dire che alcuni pattern ritmici vanno studiati al fine di averli nel proprio tool kit, in modo fluido ed efficace. Quindi, sebbene questo articolo sia principalmente dedicato a chi accompagna ed è magari alle prime armi, può servire anche a chi, seppur suonando già da un po’, non ha mai affrontato questo tipo di argomento.
Come ho già detto in passato, la maggior parte dei chitarristi “porta a casa la michetta” (tipico pane di Milano e dintorni) accompagnando, con arpeggi, strumming, etc. Non per nulla nel mio corso di chitarra Country e Western c’è un intero modulo dedicato a ciò.
Non sottovalutare mai lo strumming! Sembra spesso che ci riesca bene, ma quando lo facciamo a metronomo per la durata di un brano intero, rispettando accenti, dinamiche e cambi di tonalità, ahimè perde di efficacia.
La serie di esercizi che ti voglio proporre ora consta di tre parti: la prima si chiama flow; la seconda boom chi-ka; mentre la terza reverse strumming.
Lo so, i nomi non sono il massimo, ma me li sono inventati ora.
Il flow l’ho rubato a piè pari a Bryan Sutton, che secondo me è il miglior chitarrista bluegrass vivente.
Te lo voglio riproporre in parte, perché è significativo che un artista della sua portata dia così tanta importanza alle cose semplici. Infatti il video di Sutton, che trovi sul tubo, è parte del suo corso di chitarra bluegrass, quindi immagina di essere un bravo chitarrista bluegrass, di andare a lezione da lui e il primo argomento non è come suonare la scala di Bb a 180 bpm, ma come portare gli ottavi con un corda a vuoto!
Questo esercizio ti dà la sensibilità nella mano destra, ti permette di capire se il tuo modo di suonare segue un flusso, per l’appunto, se è fluido. Da qui percepisci il tuo timing, se è corretto ed efficace. È anche un ottimo modo per scaldare il polso e la mano destra.
Insomma una cosa geniale (infatti è sua, mica mia!).
Spesso incontro rigidità nella plettrata dei miei allievi, vedi per inesperienza, tensione, errata impostazione del plettro, cosa che noterai subito anche tu, da solo, facendo questo esercizio apparentemente banale.
Qui non ti trascrivo nulla, ma ti rimando a questo video sul mio canale YouTube, specificando solo una cosa: la velocità in bpm che ti propongo è un suggerimento, valuta tu quale sia la più adatta per te, tenendo presente che sia i tempi larghi sia quelli allegri (definizione classica) hanno le loro complessità. Quindi ti suggerisco di non esagerare mai in un senso o nell’altro, almeno in queste fasi di studio. Puoi anche divertirti alternando quarti, ottavi e sedicesimi; io lo utilizzo molto anche con i mie allievi, i quali sembrano gradire (o così mi lasciano credere).
Ora setta il metronomo e vai.
Ti consiglio di andarti anche a cercare il video di Bryan Sutton in cui spiega anche altre amenità su questo esercizio, rendendolo un po’ più adatto anche a chi proprio principiante non è.
Boom chi-ka è una di quelle onomatopee che piacciono tanto “al di là dello stagno”. Descrive il suono che emette il tuo strumming, quando dai la prima plettrata sul basso e poi spazzoli delicatamente le altre note dell’accordo, per poi pizzicare un secondo basso, differente. Tecnica meglio conosciuta come “basso alternato”.
Questo è un pattern fondamentale che si è diffuso dal country a tutti i generi musicali. È un modo di accompagnare che viene dalla musica popolare in genere (come la polka, ad esempio), e ben si adatta alla morfologia della chitarra.
Prendo un accordo di G ed eseguo il primo “giù” (o meglio downstroke) solo sul Sol basso, il secondo giù anche sulle altre corde, per poi fare un “su” (upstroke) che solletica i cantini e riprendere il pattern una seconda volta, cambiando però il basso da Sol a Si (mantenendo l’accordo di G sempre) e ripetendo. Essendo un pattern ovviamente si ripete!
Chiaramente questo lo puoi fare con tutti gli accordi, decidendo che movimento di bassi dare, ad esempio: tonica-quinta (es. in E avrai i bassi Mi e Si; in A, La e Mi etc.), tonica-ottava, tonica-terza (come nel caso del nostro G), insomma come ritieni più opportuno. Il mio suggerimento è quello di ascoltare l’accordo e la melodia per cercare la soluzione migliore.
Ad esempio se eseguo un blues in E userò questa successione: quando suono E alternerò i bassi Mi e Si; in A, La e Mi; in B, Si e Fa#. In questo caso per quinte.
Anche qui l’importante è la fluidità nell’esecuzione, rispettando gli accenti e portando bene il tempo (è ritmica, quindi sei tu a dare il tempo!).
Solito approccio. Setta il metronomo e vai, vai, vai, per 10-15 minuti al giorno, facendo magari delle pause ogni 2 minuti all’inizio, arrivando poi ad una ogni 5 minuti, finché questo esercizio non sarà per te un movimento naturale.
Reverse strumming è un nome che non dice nulla in realtà, ma è figo, devi ammetterlo!
Questo o ce l’hai o non ce l’hai. Cosa significa? Che se ce l’hai, ti consiglio di non proseguire oltre, altrimenti lo puoi studiare continuando a leggere.
È un pattern tipicamente bluegrass ed è meraviglioso, perché non è invadente, lascia spazio agli incastri con gli altri strumenti e, nel contempo, fa “saltellare” il brano.
Il pattern non è nulla di complesso, serve solo abituarcisi. Così:
giù—Giù—su-Giù-su-giù-Giù
La “g” minuscola indica (nel mio modo di scrivere) che il downstroke si limita alla prima o al massimo alle prime due corde dell’accordo (ti ricordo che io ho l’asse X/Y invertito, quindi per me le “prime corde” sono i bassi), mentre la “s” minuscola di “su” indica una pennata sui cantini.
Qui la cosa interessante è la divisione, dato che non tutte le note che plettri hanno la medesima durata, ma il loro solfeggio ritmico è il seguente:
1/4 1/4 1/8 1/8 1/8 1/8
E per semplificare ulteriormente la cosa:
TAA TAA TA DA TA DA
Comunque il video ti aiuterà a capire ancora meglio la divisione.
Eccoti di nuovo il link: https://youtu.be/FAvl7foZzFo
Per concludere, questi tre esercizi ti aiuteranno a:
- Creare un movimento fluido nel tuo picking e nel tuo strumming.
- Utilizzare uno strumming con i cosiddetti bassi alternati.
- Comprendere e utilizzare un pattern di strumming che non è tra i più scontati, ma molto diffuso ed efficace.
Non mi resta che augurarti buon divertimento.
Tschüss!
SCOPRI IL CORSO COMPLETO!
Cris Mantello
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