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di Cris Mantello

 

Cari Guitar-Nauti,

la chitarra e la musica country sono un mondo incredibilmente ricco e sfaccettato. Chi in Italia ce lo può raccontare meglio di Cris Mantello, che è un musicista di punta di questo genere e ne ha fatto una vera e propria ragione di carriera e di vita? Nella sua rubrica “Country & Western” ci parla di strumentazione, stile chitarristico, storia e, più in generale, cultura di questo genere così vasto e affascinante. Buona lettura! – Claudio.


 

 

SERVE DARE CORDA!

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ALLA SCELTA DELLO STRING GAUGE

 

 

Una delle domande che mi viene fatta più spesso è: che corde usi?

Bene, oggi ti do qualche elemento utile a capire che corde scegliere, in base alla mia esperienza personale derivante da una retrospettiva storica e dalle scelte di alcuni dei chitarristi più influenti (per me).

Un giorno un fan chiese a Merle Travis che corde usasse, ed egli rispose: “delle corde per chitarra, mi sembra ovvio!”. Raccontò poi la cosa al figlio, dicendosi stupito di una domanda così stupida. Il figlio gli spiegò che il fan si riferiva a che spessore di corde utilizzasse, cosa che per Merle non aveva molto senso, dato che fino al 1955 c’era solo una tipologia di corde: 0.13-0.56 lisce!

Dal 1955 apparvero le corde cosiddette roundwound, quelle che vanno oggi per la maggiore e sempre da quell’anno un giovane chitarrista di nome James Burton, sostituì il mi cantino 0.13 con una corda da banjo, di spessore 0.10, scalando le altre in modo tale da ottenere un set 0.10-0.46, esattamente come lo conosciamo noi oggi. L’esigenza di James era quella di poter fare i bending sui cantini, senza affaticarsi eccessivamente per eseguire i suoi iconici virtuosismi.

Da lì in poi quasi tutti i chitarristi hanno optato per scalature più comode, fino ad arrivare agli anni ’70 e ’80 dove si sono diffuse 0.09 e 0.08.

Ma qual è il punto? Perché bisognerebbe scegliere un gauge piuttosto che un altro? Che cosa cambia nella dinamica dello strumento? Cosa nel nostro playing?

Iniziamo dall’ultima domanda: una corda sottile ha meno tensione e ovviamente comporta meno fatica nell’esecuzione. La corda fine permette anche una regolazione dell’action più bassa, essendo la sua ogiva (ovvero il movimento che crea vibrando) di ampiezza inferiore. Ma c’è ovviamente un contro: meno tensione = meno ogiva = meno suono. Attenzione, non è lo spessore a determinare di per sé il suono, ma è la tensione! Chi ha studiato fisica potrebbe obiettare che la maggior tensione riduce anche l’ogiva della vibrazione (più tensione significa che a parità di sollecitazione il movimento è ridotto), ma qui la dimensione è la variabile che determina il risultato dell’equazione, dato che utilizzando delle 0.13 rispetto a delle 0.09 il nostro tocco con la pennata o le dita non varierà in modo così drammatico, anzi generalmente la forza aumenta, dato che è molto difficile dissociare l’erogazione della forza tra le due mani, quindi corda grossa (meglio dire tesa) = maggior forza necessaria per la mano sinistra = più forza anche nella destra (soprattutto data la maggiore resistenza). Con un’eccessiva sollecitazione il suono prodotto dalla corda potrebbe risultare fuori controllo: prova a “suonare” un elastico cambiandone la tensione (lo abbiamo fatto tutti scuola durante le lezioni di matematica) e capirai cosa dico. Quindi la corda sottile ha di base un pro e un contro, viceversa per la corda grossa.

 

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Come reagisce la nostra chitarra con delle 0.09 o con delle 0.13? Intanto dobbiamo capire di che chitarra si tratta, ovvero a pressione o no. Che cosa intendo per chitarra a pressione? Un’acustica o una archtop hanno un ponticello che viene “schiacciato” sulla tavola armonica dalle corde, quindi troppa poca tensione causerà una minore sollecitazione della tavola e farà vibrare meno tutto lo strumento. Nel caso di una chitarra elettrica, poco cambia. Ti stai chiedendo se una Les Paul o una semiacustica rientrano nella prima categoria? No, dato che il ponte è avvitato sul corpo e sospeso. Quindi la nostra elettrica sarà influenzata marginalmente da questo parametro, fatta eccezione che per la regolazione del manico. Non tutte le chitarre tollerano scalature pesanti! Devi anche considerare la scala della tua chitarra, ovvero se si tratta di un 24-3/4 (tipo Gibson) o 25.5 (tipo Fender), cosa che determinerà la tensione del tuo set di corde. È naturale che se su una Les Paul (o peggio una SG) ti trovi comodo con delle 0.11, su una Tele l’equivalente potrebbe essere 0.10. Come ultimo elemento devi calcolare anche il radius (il raggio della tastiera), che influisce sulla pressione della mano sinistra e nei bending. Generalmente un raggio maggiore (7.25” o 9.5”) rende la chitarra un po’ più scomoda e determina l’uso di un’action più alta. Questo dato è però soggettivo: io ad esempio uso raggi 7.25” o 9.50” e mi trovo molto bene. 

 

ATTENZIONE: qui stiamo parlando di decimi di millimetro, quindi anche le variazioni minime hanno un impatto significativo, altrimenti non saremmo qui a parlarne!

E qui arriva la variabile umana: la mano destra solitamente preferisce più resistenza (quindi più tensione), mentre la sinistra predilige un po’ di “relax”. Ciò significa che la destra vorrebbe delle 0.16 e la sinistra delle 0.07? Più o meno: meglio dire che quello a cui devi puntare è un compromesso, cercando di essere forte il giusto con la sinistra e leggero e abile nel controllare la destra.

Adesso parliamo di suono: tensione ed action ne sono le determinanti, il resto è feeling personale, ed è quello che dovrebbe pilotare la tua scelta verso una scalatura o un’altra.

È altrettanto importante fare i conti con il tuo fisico. Non tutti riescono a sviluppare la medesima forza nelle mani: c’è chi è naturalmente più forte e, ahimè, chi è soggetto ad infiammazioni articolari, cosa da evitare come la peste bubbonica.

Considera anche quante ore suoni (soprattutto dal vivo, dove le pause quasi non esistono) e quanto è per te rilevante la tua attività: un professionista non si può permettere uno stop di 2-3 settimane per una tendinite, e anche a un appassionato un po’ girerebbero!

Ora ti faccio qualche esempio di corde usate da chitarristi famosi.

  1. Jimi Hendrix usava delle 0.10-0.38, quindi bassi molto sottili.
  2. Don Rich (Buck Owens) usava delle 0.09-0.52, e al contrario di Hendrix prediligeva il basso “teso”.
  3. Brad Paisley usa 0.10-0.46, standard.
  4. Albert Lee usa delle 0.10-0.46, però con il sol 0.15 anziché 0.16.
  5. Redd Volkaert usa delle 0.11-0.50… con quelle ditone!
  6. Yngwe Malmsteen usa addirittura delle 0.08-0.48 e sottolinea come sia l’action e non la dimensione della corda a determinare il suono della chitarra.
  7. Billi F. Gibbons usa delle 0.08 o delle 0.07.
  8. Stevie Ray Vaughan iniziò la sua carriera usando delle 0.13, accordato mezzo tono sotto, per poi passare alle 0.12 e infine alle 0.10, a causa di frequenti tendiniti.
  9. Slash usa delle 0.11, essendo le sue Les Paul scala 24-3/4, accordando mezzo tono sotto, avendo quindi le corde con molta meno tensione.
  10. Eric Johnson usa 0.10-0.46.
  11. Brian Setzer usa 0.10-0.46.
  12. Brent Mason usa 0.09-0.44.
  13. Parlando di acustiche, tutti i chitarristi bluegrass che mi piacciono (Billy Strings, Bryan Sutton, Tony Rice…) usano tutti 0.13 rigorosamente bronze.

La lista potrebbe andare avanti all’infinito, ma puoi trovare tutto sul web, basta chiedere a SIRI o Alexa.

Per concludere, la scelta delle corde è un fattore decisamente personale, che dipende da alcune variabili scientifiche e misurabili, ma anche da altre tattili e di gusto personale.

Io ti consiglio di valutare questi fattori:

  1. Su che chitarra vanno.
  2. Che cosa ci devi suonare principalmente: puliti, distorti, ritmiche, soli o vuoi la versatilità assoluta.
  3. Che genere ci devi suonare e qual è il linguaggio richiesto: tanti bending come nel country moderno, jazz o western, swing tradizionali, rockabilly, metal, prog, fusion, etc.
  4. Il tuo feeling che reputo il parametro chiave, ovvero: come mi trovo IO con queste corde su questa chitarra? Riesco a suonare rilassato e sciolto o mi irrigidisco? Mi affatico o no?

 

Personalmente ho sempre usato 0.11-0.50 o 0.12-0.52 sulle elettriche, oggi uso 0.10 sulle Tele (e sulle Gretsch) e 0.11 sulle Gibson (sulla archtop lisce); mentre 0.12-0.54 sulle acustiche (prima usavo 0.13). L’età è un’altra determinante: le articolazioni invecchiano e, se subisci un trauma, ci metti più tempo a guarire. Io ho scelto, da un paio di anni, di “abbassare scalature” per due ragioni: la prima dovuta al suono, le 0.10 mi piacciono di meno “sotto le mani” ma le trovo più adatte per le mie esigenze timbriche attuali; la seconda dovuta ad una lesione (ora fortunatamente guarita) all’estensore del pollice sinistro, che mi sono procurato a suo tempo improvvisandomi meccanico.

Quindi non cercare di fare cose che non sai fare e suona la chitarra…che è meglio! E ricordati che usare corde più grosse non rende nessuno un maschio o femmina alfa! Che conta è, come sempre, il risultato finale!

E tu che corde usi? Quali sono le ragioni che ti fanno optare per una scalatura o per l’altra?

Fammelo sapere qui nei commenti.

 

Cris Mantello

 

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