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COUNTRY & WESTERN

di Cris Mantello

Cari Guitar-Nauti,

la chitarra e la musica country sono un mondo incredibilmente ricco e sfaccettato. Chi in Italia ce lo può raccontare meglio di Cris Mantello, che è un musicista di punta di questo genere e ne ha fatto una vera e propria ragione di carriera e di vita? Nella sua rubrica “Country & Western” ci parla di strumentazione, stile chitarristico, storia e, più in generale, cultura di questo genere così vasto e affascinante. Buona lettura! – Claudio.

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MA QUESTO NON È COUNTRY!

 

  

Ho sentito questa affermazione una serie illimitata di volte, riferita a brani e/o artisti che non solo sono decisamente country, ma che nella maggior parti dei casi sono i capostipiti e i capisaldi di questo genere musicale.

Il fatto è semplice: se a un bambino insegni che la sedia si chiama tavolo e il tavolo sedia, questo si siederà sul tavolo e mangerà sulla sedia. E fino a qui la cosa è abbastanza chiara. Questo bambino, interagendo con il mondo esterno (che si spera sia popolato anche di persone meno imbecilli dei suoi genitori), capirà due cose: la prima che il tavolo è il tavolo e la sedia è la sedia; la seconda che non dovrà sempre credere a tutto quello che gli dicono, ma quantomeno cercare di valutare le fonti. Il problema si potrebbe porre se, su una potenziale “chat delle mamme” globale, si fissasse un nuovo standard e tutti decidessero di insegnare a tutti i bambini del mondo che il tavolo è la sedia e viceversa. Qui avremmo un problema, poiché né il tavolo nasce tavolo, né la sedia sedia, ma diventano tali quando noi gli attribuiamo quel nome che li contraddistingue, quindi nel prossimo futuro la questione sarebbe ribaltata e tutti si siederebbero sul tavolo, rendendo ciò una cosa corretta e normale. Per questo ho deciso di cercare di fare un po’ di chiarezza, sperando di non sentire più frasi come “che cavolo c’entra lo yodel nel Country?; “ma questo pezzo è di un film di Bud Spencer?” riferito ad un brano di Buck Owens; e della ca**o di musica dance spacciata per country da un(a) dj che vuole pure aver ragione!

Volendo potrei chiudere qui l’articolo citando IL testo ad oggi più completo sull’argomento: Country Music USA, di Bill C. Malone e Trace E.W. Laird. Si tratta della tesi di dottorato del Ph.D. (student all’epoca) Bill Malone, scritta nel 1968, che resta ad oggi la pubblicazione più completa e dettagliata sull’argomento. Il fatto è che sono 678 pagine (bibliografia esclusa) in inglese – pardon in americano – e, magari, non tutti sono così interessati all’argomento da affrontare questa lettura che, sebbene leggera e scorrevolissima, resta una tesi di dottorato.

Quindi segue il mio umile contributo, sciocco come sempre, ma basato su fatti ed eventi VERI argomentanti nel testo suddetto, nel documentario tratto da quest’ultimo e da altre pubblicazioni dell’eminente Prof. Malone e di altri suoi colleghi autorevoli (cioè non mi sono né inventato nulla, né per sentito dire, nemmeno nella chat della palestra).

Qui vorrei evidenziare dei punti, dei miti o semplicemente spiegare che i fatti hanno qualche sfumatura in più (sempre, comunque e quantunquemente), che magari è meglio conoscere, ma soprattutto vorrei ribadire che il tavolo è il tavolo e la sedia è la sedia.

 

La country music è nata il 27/7/1927 (in americano è 7/27/1927, prima il mese, poi il giorno) a Bristol, Tennessee, grazie all’imprenditore discografico Ralph Peer. Assolutamente vero, ma con qualche sfumatura. In quella precisa data Peer ha ripreso artisti come Fiddlin’ John Carson, Jimmie Ridgers e la Carter family – clear enuff che la country music già esisteva e da mo’ e le sue radici si perdono nei luoghi e tempi. La musica country è sicuramente un genere 100% americano; non credere a chi dice “questi qui non hanno inventato nulla, deriva tutto dall’Inghilterra e dall’Irlanda!!!”. Punto primo: perché gli americani (esclusi gli indiani americani) da dove caspitarola sono arrivati? Da Marte? Secondo, e più importante: tutti questi elementi provenienti da Europa (U.K., Irlanda, Francia, Italia, Spagna, Germania, Svizzera, Polonia etc.), Africa, Centro e Sud America, dove si sono incontrati, mescolati e fusi, dando origine ad un “piatto” nuovo con ingredienti già conosciuti? Eh, in America!

Terzo: la città di Bristol si sviluppa tra due stati confinanti, una parte in Tennessee e l’altra in Virginia; quindi la country music poteva nascere anche in Virginia (così per dire).

 

La musica country è rurale, lo dice la parola stessa! Sì e no. Le radici di questo genere derivano dagli immigrati, dai lavoratori, dagli ultimi della società, i quali non erano sicuramente dottori o avvocati, ma operai o braccianti agricoli. Vero però che la maggior parte delle melodie scritte in America (country compreso), provenivano da autori professionisti che lavoravano a Tin Pan Alley, New York City, tra la Sesta e Broadway. Questi compositori scrivevano quello che il mercato chiedeva, quindi anche musica rurale. Di sicuro dal 1885 circa fino alla Grande Depressione, l’attività di Tin Pan Alley va tenuta in considerazione, sebbene non in modo esclusivo, a beneficio delle popolazioni, rurali e non, che interpretavano ed apprezzavano queste opere.

 

L’artista country si riconosce dal cappello e gli stivali da cowboy. E qui emerge un po’ la nostra natura di italiani (soprattutto per noi milanesi) dove l’apparenza, lo stile è tutto. Sì, ma la sostanza è quella che conta. Premesso che io porto SEMPRE cappello e stivali (a parte in palestra), bisogna dire almeno due cose.

La prima è che negli anni ’20 e ’30 nelle città del sud e dell’est degli States, la moda più diffusa era quella europea, quindi i nostri country artists portavano completi e Fedora.

La seconda è che solo negli anni ’30 e, soprattutto ’50, il genere ha preso l’iconografia del cowboy, con Jimmie Rodgers e con lo spostamento a West, con la crescita della scena di Bakersfield, California, dove a mio parere si è sviluppata la sua massima espressione.

Artisti come Jerry Reed, Glenn Campbell, Roy Clark, Johnny Cash etc. non adottavano spesso il cowboy outfit, eppure sono stati delle icone assolute del genere.

 

Il country è la musica bianca per eccellenza. ASSOLUTAMENTE NO!!! Il country è la musica degli ultimi, dei poveri, degli emarginati, delle minoranze, dei reietti. L’etnia potrebbe in qualche modo essere un’ulteriore discriminante? No! Peggio di così non si poteva andare. Oggi è stata sdoganata l’immagine del manzone-americano-mascellone-conservatore vestito da cowboy, che sventola striscioni pro-Trump, brandendo un fucile stile mujaheddin de no altri. Che degrado… I principi fondamentali della musica country non hanno nulla a che vedere con questa strumentalizzazione. L’orgoglio e l’identità nazionale sono una cosa, il razzismo, l’omofobia e l’intolleranza, un’altra (escluso il country rap che è il male assoluto, ahahahah). Back in the old times bianchi-wasp, africani-americani, ispanici-americani, emigrati di tutto il globo, si trovavano in un Honky Tonk o Juke Joint (localaccio al di fuori di un centro abitato, dove si beveva, ballava, si faceva musica e a botte… da cui nasce la parola jukebox), oppure davanti ad un fuoco in una festa campestre, per suonare e cantare le melodie provenienti dai loro Paesi d’origine, mischiandole con le influenze delle altre culture presenti in quelle terre di nessuno tra New York ed L.A., ubriacandosi tantissimo. Il country è la prima world music, non è razzista, è solo povera e sognante, anelando a un futuro migliore.

 

Steel guitar = country music. A Cuba si dice “si no hay Tres, no hay Son”, ovvero senza il Tres (strumento tipico dell’Isla Grande, con tre corde doppie, suonato, ad esempio da Cumpay Segundo nel Buena Vista Social Club) non esiste il Son (genere musicale tradizionale cubano – la più bella espressione artistica di Cuba, altro che reggaeton). Quindi senza steel guitar, non è country. Boh?! Sicuramente dalla fine degli anni ’40 ad oggi la lap steel prima e la pedal steel dopo, sono forti elementi caratterizzanti e, secondo me, se c’è è mooooolto meglio; però nel country delle origini gli strumenti usati erano davvero rurali, quali: chitarra acustica (l’elettrica non esisteva), banjo (proveniente dall’Africa, sì proprio da lì!), contrabbasso e, soprattutto, violino (anzi fiddle, in gergo si chiama così – “violin has strings, fiddle has stungs”). Ti immagini una steel guitar in una baracca di campagna? A parte che negli anni ’20 o ’30 non l’avevano ancora inventata e poi quelli manco avevano la corrente elettrica! Quindi io mi auguro che nel country di oggi ci siano sempre più steel guitar, però anche violini, mandolini, dobro, ma soprattutto che ci siano gli altri elementi fondamentali di questo genere, ovvero i testi, gli arrangiamenti e meno distorsione per tutti.

 

Solo i bassi o baritoni possono cantare country. Certo, come no! Infatti Hank Williams era un tenore, Jimmie Rodgers pure e così una pletora di altri artisti. Io girerei la questione in un altro senso: per cantare country, un cantante deve essere intonato, espressivo, gradevole, indipendentemente dal registro, avere una voce calda e presente che culla l’ascoltatore mentre gli racconta le sue storie agrodolci. Esistono grandi cantanti che riescono a rendere molto bene in differenti registri, altri che invece danno meglio nel loro registro principale ma, nonostante ciò, cercano di cantare da bassi per emulare Johnny Cash (tanto per dirne uno su tutti), con risultati discutibili, mentre basta cambiare la tonalità del brano per avere buoni risultati. In fine lo yodel proveniente dalla Svizzera (che una volta era poverissima, quindi sì, gli “schvitzeri” emigravano in America) è un elemento che caratterizza fortemente la country music. Esempi: Jimmie Rodgers, Hank Williams e in tempi più recenti una marea di gente, tra cui il bravissimo Don Walser, Jewel, LeeAnn Rimes (quando faceva country), Dwight Yoakam, e, con tutta l’umiltà del caso, il sottoscritto. Può piacere o no, ma questo è country, folks.

 

Bene direi che posso concludere questa carrellata di fatti, lasciando la mia playlist, “Country o’ mine”, dove ho messo 200 brani dalle origini ad oggi, di vari stili e sub-generi con un unico filo conduttore: quello che piace a me. E nel salutarti ti ricordo che chiunque definisca country “Old Town Road” di Lil’ Nas X, sarà crocifisso in sala mensa!

Ecco la playlist: https://open.spotify.com/playlist/4TbtQxjAoOpgpf0jy83OcP?si=PobkiA-eSguVXi9ClSTKLg

Thomas Benton

“The Source of Country Music” (1975), Thomas Benton, Country Music Hall of Fame and Museum

Se ti va, mi trovi qui:

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Cris Mantello

 

 

 

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