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DIGITAL WORLD

di Gaetano Lo Surdo

Cari Guitar-Nauti,

inizia anche “Digital World”!

Con “Digital World” Gaetano Lo Surdo ci illustra le gioie e dolori della transizione sempre più inarrestabile dalle tecnologie analogiche a quelle digitali. Buona Lettura! – Claudio.

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STORIA ED EVOLUZIONE DELLA CHITARRA DIGITALE

di Gaetano Lo Surdo

 

 

Ciao ragazzi e bentornati!

Nelle pubblicazioni scorse ho parlato di pedaliere digitali, amplificatori digitali, software, plug-in ecc. E se vi dicessi che ci sono anche delle chitarre digitali? E che già dalla fine degli anni ’70 si pensava a questa tipologia di prodotti?

Guardate cosa vi ho trovato:

 

Roland GR-500 Paraphonic Guitar Synthesizer e Roland GS-500 Guitar Synthesizer Controller

 

Anno 1977! Sicuramente pochissimi di voi lo conoscono, quindi vi racconto un po’ di storia:

la Roland presentò questo prodotto nel 1977 e fu subito un successo, infatti chitarristi come come Jeff Baxter, James Vincent, Steve Miller, Jimmy Page, Jeff Beck e Neal Schon la usarono per le loro composizioni. Il Roland GR-500 è un sintetizzatore sia parafonico che polifonico. Polifonico perché è possibile sintetizzare accordi completi, parafonico perché tutte e cinque le sezioni possono essere suonate contemporaneamente. Insieme al GR-500 (sintetizzatore esterno) abbiamo il Controller GS-500 che con un peso di circa 5 Kg è stato descritto come uno strumento straordinariamente bello. Il prezzo al dettaglio del GS-500 era di circa $1.000 nel 1977, che convertito in dollari odierni equivale a $4.300!

Il GS-500 ha segnato l’inizio della partnership della Roland Corporation con Fujigen, costruttori giapponesi di chitarre Ibanez, Greco e infine Fender nella terra del sol levante. I prodotti costruiti da Fujigen per i sintetizzatori vintage Roland avrebbero preso il nome di Fuji Roland, un marchio che si trova sia sulle chitarre che sui sintetizzatori. Il sito web Fujigen presenta ancora un’immagine del GS-500, e con orgoglio lo presentano come il primo sintetizzatore per chitarra al mondo.

La pasta sonora è analogica, e malgrado la complessità di gestione dei sistemi, dall’ascolto si ricostruisce la caratterizzazione chitarristica del fraseggio e del tocco. Il punto di svolta si ha alla fine degli anni ’70 con l’introduzione del sistema Roland GR-300. Il sintetizzatore polifonico è analogico pilotato da una serie di chitarre elettriche proposte ad hoc dalla Roland (in realtà prodotte da altre case giapponesi come Greco e Ibanez). La fine del decennio sta facendo emergere nuovi filoni musicali e anche i suoi protagonisti adottano strumenti nuovi per rinnovare le idee sonore e inserirsi negli anni ’80 impiegando nuovi schemi formali e timbri moderni. Il jazz-rock, con il nuovo nome di fusion, sta diventando un genere di massa e non solo una musica destinata a una élite raffinata, e l’attenzione nei primi anni ’80 a queste produzioni è altissima.

Andiamo avanti di qualche anno e precisamente nel 1985 quando Bill Aitken, Mike Dixon e Tony Sedivy crearono il Synthaxe:

 

 

Lo strumento destò stupore e sconcerto nella maggior parte dei musicisti per via delle novità e delle modifiche che apportava al concetto di Guitar Synth del periodo, diventando oggetto molto desiderato nonostante l’alto costo di vendita.

Rispetto ai sistemi di guitar-synth dell’epoca dove il funzionamento era basato sul principio di pitch-to-voltage (il pickup esafonico traduce in impulso elettrico la nota captata con un margine di errore alto, e di conseguenza per correggere questo errore il processore genera una latenza che si ripercuote sull’esecuzione creando non poche difficoltà al musicista), il Synthaxe sfrutta una nuova tecnologia che offre una risposta immediata e quindi più gestibile da parte dell’esecutore. Nomi celebri come Allan Holdsworth e Lee Ritenour, giusto per citarne un paio, lo usarono in alcuni dei loro dischi. Inizialmente il Synthaxe era venduto al prezzo di circa 13.000 dollari, per scendere con il tempo a un minimo di 8.000. In un’intervista più recente a Steve Adelson, Allan Holdsworth descrisse le sensazioni che provò con il Synthaxe: «Il Synthaxe non è come una chitarra. Le note sono negli stessi luoghi, ma si sente in modo completamente diverso. Ho dovuto solo dimenticare come si suonava la chitarra: l’ho usato per fare dei clinic di Synthaxe e alcuni membri del pubblico mi chiesero se potevo farlo suonare come una Stratocaster. È stato abbastanza divertente, avrebbero voluto che gli suonassi del blues. Non l’ho mai visto in quel modo ma tutto il contrario».

Sempre anni ’80 e sempre Roland, questa volta con un nuovo prodotto: dopo il successo avuto con il GR-300 presentò il GR-700 e il G-707:

 

 

Il GR-700 ha sei voci di synth analogiche indipendenti, due oscillatori su ciascuna voce. Roland ha sincronizzato digitalmente questi oscillatori e li ha chiamati DCO, in risposta al fatto che il tono del precedente oscillatore Roland aveva la tendenza a variare nelle prestazioni. I DCO del GR-700 generano forme d’onda analogiche classiche: onda a dente di sega, onda quadra e onda modulata a larghezza di impulso, oltre a un rumore per effetti speciali.

L’impegno di Roland nella sintesi della chitarra ha preso una svolta selvaggia e inaspettata nel 1984 con l’introduzione del sintetizzatore per chitarra GR-700 e della chitarra G-707. Nella sua precedente incarnazione, Roland si era basato in modo conservativo sulla conoscenza e sull’esperienza di Fujigen per produrre chitarre con forme e suoni familiari: la Les Paul come la G-303/808 e il famigliare design Fender della G-202/505. La G-707 era invece una chitarra che nessuno aveva mai visto, uno strumento sorprendentemente originale nel mercato delle chitarre. Il suo manico in scala da 25 1/2″ e i doppi pickup humbucker, lo collocano nella categoria super strat, ma la forma del corpo “strana” è caratterizzata da un braccio che collega la paletta al body per stabilizzarlo dalle vibrazioni e migliorare l’intellegibilità del tocco.

Ebbe una gran diffusione, e chitarristi come Tim Sköld degli MDFMK, Amir Derakh degli Orgy, Charlie Singleton dei Cameo, T.G. Noyes, i King Crimson, i Sigue Sigue Sputnik e Andy Summers dei Police lo usarono in diverse loro composizioni. La diffusione del sistema GR700 e dei successivi strumenti proposti da Roland e dai suoi concorrenti (Yamaha, Casio, Axon, Stepp etc.) coincise con un uso timbrico dei synth in genere sempre più convenzionale e sempre più ripiegato sull’imitazione di suoni pre-esistenti.

Col chiudersi della fase di successo della fusion, la tendenza ad imitare Metheny venne meno e tutto quel mondo ripiegò su un uso più convenzionale, incentrato sulle chitarre semiacustiche e sui suoni tradizionali. In realtà c’è da precisare che la popular music del nuovo millennio è impregnata di elettronica e anche chitarristi dal successo di massa come Matt Bellamy dei Muse non disdegnano l’uso di chitarre con integrazioni elettroniche molto particolari.

La situazione attuale è molto cambiata grazie all’avanzare della tecnologia sia software che hardware: produttori come Jam Origin nel campo software e Migic in quello hardware propongono plug-in o stand alone e pedali tipo (Electroharmonix Synth 9) che operano la conversione senza bisogno di alcun pick-up aggiuntivo.

Un’altra tecnologia che già da diversi anni si è affacciata sul mercato con un successo esponenziale è quella del Guitar Modeling del quale aziende come Roland con la serie V-Guitar e Line6 con la Serie Variax sono i principali produttori al mondo.

Della Line6 Variax parlerò in un prossimo articolo perché merita un approfondimento maggiore, inoltre essendo possessore del modello Standard già da diversi anni posso esprimere un parere obiettivo.

Ho volutamente saltato diversi prodotti che hanno fatto parte dell’evoluzione della chitarra digitale per evitare un articolo troppo lungo, ma se ritenete che ne abbia omessi di importanti scrivetelo nei commenti in modo da farli conoscere anche agli altri Guitar-Nauti.

 

Di seguito alcuni album di artisti famosi che hanno utilizzato i Guitar Synth:

 

Roland GR-500

Jeff Beck appare con il suo GR-500 sulla copertina del suo doppio album “A Battle Without Honor & Humanity”, pubblicato in modo non ufficiale, registrato dal vivo in Giappone nel novembre 1978.

Steve Hillage, chitarrista e compositore inglese, sull’album “Verde” pubblicato nel 1978 da Virgin Records registrò gran parte delle chitarre con il GR-500.

Steve Hackett, chitarrista dei Genesis, usò il GR-500 sul suo secondo album da solista “Please Don’t Touch” del 1978.

Chuck Hammer, chitarrista e compositore statunitense, utilizzò il guitar synth Roland GR-500 con armonizzatore Eventide e con delay multipli su nastro magnetico in “Scary Monsters (and Super Creeps)”, quattordicesimo album discografico del cantante inglese David Bowie, pubblicato nel 1980.

 

Roland GR-300

Pat Metheny nell’album “Offramp” del 1982 fa largo impiego del sistema GR-300 per i suoi assoli. Il suono di Metheny si impone in particolare grazie al brano “Are You Going with Me?”, un lungo tango elettronico che si conclude con un crescente assolo di GR-300 che ridefinisce il ruolo della chitarra nel nuovo mondo tecnologico. L’impatto del disco di Metheny è epocale, il suo suono di GR-300 diventa una patch di tutti i sintetizzatori sviluppati successivamente dalla Roland .

Robert Fripp e Adrian Belew dei King Crimson hanno usato il GR-300 in “Discipline”, l’ottavo album in studio, pubblicato il 22 settembre 1981 dalla E.G. Records e dalla Polydor Records.

Andy Summers dei Police usò il GR-300 sull’album Zenyatta Mondatta (pubblicato il 19 settembre 1980) e in particolare sul brano “Don’t Stand So Close to Me”.

 

Synthaxe

Allan Holdsworth, chitarrista e compositore britannico, utilizzò il Synthaxe per la prima volta su “Atavachron”, quarto album in studio, pubblicato nel 1986.

Lee Ritenour, musicista, compositore e produttore statunitense, utilizzò il Synthaxe sull’album “Earth Run” (1986).

Gary Moore, chitarrista, cantautore e compositore britannico, usò il Synthaxe nel video musicale del singolo “Out in the Fields“ del 1985 con Phil Lynott.

Christopher Currell, chitarrista, compositore e produttore, usò il Synthaxe per controllare il Synclavier nel tour di Michael Jackson di “Bad”.

 

Bene ragazzi, siamo arrivati alla fine dell’articolo, spero che sia stato interessante e come sempre ringrazio voi e Claudio Cicolin per lo spazio che mi dedica su questa rubrica.

Vi ricordo che molti argomenti trattati nella rubrica Digital World li trovate anche sul mio canale YouTube: https://www.youtube.com/c/GaetanoloSurdo

 

 

Gaetano Lo Surdo

 

 

 

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