di Music Works
Cari Guitar-Nauti,
noi chitarristi dell’era di internet, quando si tratta di scelta della strumentazione per chitarra, abbiamo accesso a una gamma pressoché infinita di prodotti di ogni tipo. Per certi versi un grande vantaggio, ma il rischio è quello di perdersi in un labirinto di chitarre, ampli, accessori ed effettistica varia. Ecco perché i ragazzi di Music Works (dal 2005 negozio di riferimento per chitarristi di ogni genere e livello) sono corsi in nostro aiuto: senza indugiare troppo nelle specifiche tecniche, in questa nuova rubrica ci presenteranno ogni volta articoli di recente uscita e degni di nota. Buona lettura! – Claudio.
DOMARE LA BESTIA: GUIDA ROCK
AI COMPRESSORI PER CHITARRA
Ciao, Guitar-Nauta!
Se pensi che il compressore sia solo un “pedalino che non si sente”, preparati a ricrederti.
Nel rock, il compressore è il tuo ingegnere del suono personale sotto i piedi: è quello che dà il punch ai tuoi riff, fa cantare i tuoi assoli con un sustain infinito e tiene a bada le plettrate più selvagge.
È molto utile anche coi pulitoni, ostinati e arpeggi, se quello che vuoi è essere meno dinamico e più “dritto”.
Pedalino vs Rack
Prima di scendere nei dettagli tecnici, parliamo di sostanza. Dove vuoi piazzare il tuo controllo?
- Stompbox (pedalino): è il re del palco. Resistente, immediato e pronto a essere preso a calci. È progettato per interfacciarsi perfettamente con i pick-up della tua chitarra e il tuo amplificatore.
- Unità Rack: qui entriamo nel territorio dei puristi dello studio o dei mega-rig anni ’80. Un’unità rack (come il leggendario dbx 160) offre una precisione chirurgica e componenti di altissima qualità che spesso i pedali piccoli non possono ospitare. Perfetto se cerchi quel suono rifinito da disco d’oro direttamente nel tuo loop effetti. Non approfondiremo questa parte che è sicuramente più complessa e dedicata agli studi di registrazione ed ingegneri del suono.
Le 4 Famiglie del Suono
Ogni compressore ha un’anima diversa. Scegli quella che si adatta al tuo spirito:
1. FET (Field Effect Transistor): la scelta dei rocker puri. Ispirato al mitico 1176, è veloce, aggressivo e aggiunge quel tocco di “saturazione” che rende il suono più vivo ed energico. Se vuoi un attacco che morde, il FET è il tuo miglior alleato.
Ti consigliamo: Universal Audio Uafx 1176 Studio Compressor Pedal

2. OTA (Dyna-Comp Style): il classico “effetto schiacciato”. È percussivo, enfatizza i medi e trasforma ogni nota in un proiettile. Ideale per il funk-rock o per rendere i tuoi puliti incredibilmente definiti.
L’onnipresente MXR DYNA COMP (disponibile anche in versione Deluxe o Mini) è il padre di questo suono.

3. Ottico (Optical): il gigante gentile. Utilizza un raggio di luce per gestire il volume, risultando estremamente naturale e musicale. Non senti il “clic” della compressione, ma senti che tutto suona meglio e più fluido.
Bello ed economico? MOOER YELLOW COMP.

Se vuoi alzare il tiro, BBE Opto Stomp: Se odi le complicazioni e vuoi solo che la tua chitarra suoni più piena e bilanciata senza alterare il carattere dell’amplificatore. Un classico senza fronzoli.

4. VCA (Voltage Controlled Amplifier): la precisione moderna. Se cerchi trasparenza assoluta e vuoi che il tuo tono originale rimanga intatto ma perfettamente controllato, il VCA è la tecnologia che fa per te. È lo standard nei processori rack più versatili.
Wampler Ego Compressor: uno dei più venduti al mondo. Ha un cuore VCA molto pulito, il controllo “blend” ti permette di mantenere la dinamica originale delle tue dita, rendendolo perfetto per chi vuole il sustain infinito ma non vuole un suono “finto”.

Che tu stia cercando di domare un riff distorto o di far risaltare un arpeggio pulito, ricorda: un buon compressore, se ben usato e regolato, non toglie dinamica, la esalta.
Ok, ma dove lo metto?
Se lo piazzi all’inizio della tua catena, proprio come fanno i puristi del rock, il pedale si prende cura del segnale grezzo che esce dai tuoi pick-up. In questo modo, livella la forza delle tue plettrate prima che queste vadano a eccitare gli overdrive o i distorsori. Il vantaggio enorme è che ottieni una distorsione molto più stabile e un sustain che sembra non finire mai, perché il compressore “tiene su” la nota mentre questa sta morendo, mandando un segnale costante al pedale successivo. È la configurazione ideale se cerchi quel suono solido e compatto tipico dei grandi riff.
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Tuttavia, c’è chi preferisce un approccio più “da studio” e lo sposta dopo i pedali di distorsione. In questo caso, il compressore non serve più a spingere il gain, ma a domare il volume finale. È una mossa fantastica se usi diversi pedali di saturazione che hanno volumi molto differenti tra loro, perché il compressore agisce come un tappo, impedendo sbalzi fastidiosi. Il rovescio della medaglia è che, stando dopo il gain, amplificherà anche tutto il fruscio e il rumore di fondo dei tuoi overdrive, quindi devi stare attento a non esagerare con i settaggi.
In ogni caso, l’unica vera zona vietata è metterlo dopo il delay o il riverbero: comprimere le code degli effetti d’ambiente distruggerebbe tutta la spazialità del tuo suono, rendendolo piatto e confuso.
Per concludere, il compressore è uno di quei pedali che lavorando in maniera discreta può fare veramente la differenza nel tuo suono.
Se non l’hai mai sperimentato, speriamo di averti dato dei buoni consigli per poter cominciare con il piede giusto.
Siamo comunque sicuri che non ti fermerai alla prima prova e dovrai cambiarne probabilmente qualcuno.
Che la G.A.S. sia con te!
Music Works team



Sì ma… la guida dov’è?!?!?
Quale compressore per basso ?
Pensavo dessi anche dei consigli sul settaggio …
Io ho un MXR DYNA comp ma sento che non lo sfrutto a dovere, forse sbaglio nell’uso dell’amplificatore, purtroppo ne ho uno piccolo …