di Filippo Vaglio
Cari Guitar-Nauti,
poteva mancare una serie di articoli dedicata al blues? Certamente no! E proprio per dimostrare che si tratta di un genere vivo e vegeto, abbiamo affidato il compito al giovane e talentuoso chitarrista blues Filippo Vaglio, che ci farà appassionare con pillole nello stile di varie leggende della chitarra, in questa rubrica “I got the blues”!
GARY MOORE: STILL GOT THE BLUES
Tra i grandi chitarristi della storia del blues-rock, Gary Moore ha saputo distinguersi per uno stile intenso, tecnico e profondamente espressivo. Con il suo suono inconfondibile e una straordinaria capacità di trasmettere emozioni, ha lasciato un segno indelebile nel panorama musicale. Ripercorriamo la carriera e l’eredità artistica di un musicista che continua ancora oggi a ispirare generazioni di chitarristi.
BIOGRAFIA
Gary Moore nacque il 4 aprile 1952 a Belfast, nell’Irlanda del Nord. Fin dall’infanzia mostrò un forte interesse per la musica, influenzato dal rock and roll e soprattutto dal blues americano. Già durante l’adolescenza si distinse per una tecnica fuori dal comune e per un’intensità espressiva che sarebbe poi diventata il suo marchio di fabbrica.
CON GLI SKID ROW
Nel 1968 entrò negli Skid Row, band hard blues irlandese (da non confondere con l’omonimo gruppo statunitense nato anni dopo) con cui registrò gli album Skid (1970) e 34 Hours (1971). Tali lavori gli permisero di mettersi in luce come uno dei giovani chitarristi più promettenti della scena britannica. Fu proprio in questo periodo che attirò l’attenzione di numerosi musicisti affermati, tra cui Peter Green. Il fondatore dei Fleetwood Mac rimase impressionato dal suo talento tanto da vendergli la sua celebre Gibson Les Paul Standard del 1959, destinata a diventare parte integrante della storia del blues-rock.
COI THIN LIZZY
Nel 1974 fu chiamato a sostituire temporaneamente Eric Bell nei Thin Lizzy, gruppo guidato dal suo grande amico Phil Lynott. Sebbene questa prima esperienza durò poco, il rapporto con Lynott rimase molto forte e portò Moore a collaborare più volte con la band. Tornò infatti nei Thin Lizzy nel 1977, contribuendo alla registrazione dell’album Black Rose: A Rock Legend (1979), considerato uno dei migliori lavori del gruppo.
Anche dopo l’uscita dalla band continuò a collaborare con Phil Lynott, incidendo insieme il celebre singolo Parisienne Walkways (1978), una delle sue composizioni più iconiche.
LA CARRIERA SOLISTA
Parallelamente alla collaborazione con i Thin Lizzy, Gary Moore sviluppò una brillante carriera solista orientata verso l’hard rock e l’heavy metal melodico. Album come Run for Cover (1985) e Wild Frontier (1987) lo consacrarono definitivamente come uno dei più grandi chitarristi rock degli anni Ottanta.
IL RITORNO AL BLUES E LA MORTE
Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta Gary sentì l’esigenza di tornare alle proprie radici musicali. Nel 1990 pubblicò Still Got the Blues, album che rappresentò una svolta decisiva nella sua carriera. Il disco, caratterizzato da un sound profondamente blues ma arricchito dalla potenza del rock, riscosse un enorme successo internazionale e contribuì a riportare il blues all’attenzione del grande pubblico.
Il successo fu confermato da lavori come After Hours (1992), Blues for Greeny (1995), tributo al suo grande idolo Peter Green, e Dark Days in Paradise (1997), nel quale sperimentò sonorità più moderne. Negli anni Duemila alternò produzioni blues a lavori più vicini al rock, pubblicando album come Back to the Blues (2001), e Bad for You Baby (2008), dimostrando una straordinaria versatilità artistica.
Il 6 febbraio 2011 Gary Moore morì improvvisamente a Estepona, in Spagna, all’età di 58 anni. Ancora oggi è considerato uno dei più grandi interpreti della chitarra blues e rock di tutti i tempi, capace di trasformare ogni nota in un’esperienza emotiva intensa e autentica.

STRUMENTAZIONE
Il suono di Gary Moore è il risultato di un perfetto equilibrio tra talento, tecnica e una strumentazione scelta con estrema cura.
LE CHITARRE
La chitarra che più di ogni altra viene associata al suo nome è senza dubbio la Gibson Les Paul Standard del 1959, soprannominata Greeny. Appartenuta in precedenza a Peter Green, rappresentò uno degli strumenti più iconici della storia della chitarra elettrica e accompagnò Moore in molti dei suoi lavori più celebri.
Oltre alla celebre Les Paul Greeny, Gary fece largo uso di altre Gibson Les Paul, tra cui la celebre Les Paul Still Got The Blues del 1959, la sua Gary Moore Signature Les Paul, una Les Paul Junior del 1955, e infine una particolare Les Paul Doublecut.
Nel suo arsenale non mancarono altre Gibson. La sua celebre ES-355TD-SV, per esempio, utilizzata nella famosissima Need Your Love So Bad. E poi una Firebird e una SG standard utilizzata in una sessione in studio con Jack Bruce dei Cream al basso e Gary Husband alla batteria.
Moore utilizzò anche chitarre Fender, una tra tutte la sua Fender Stratocaster del 1961 in una colorazione rosso sbiadito a metà tra il Fiesta Red e Salmon Pink.
Nei primi anni della carriera Moore fu visto utilizzare occasionalmente alcune Charvel San Dimas e Hamer, soprattutto durante il periodo più orientato all’hard rock degli anni Ottanta.
GLI AMP
Per quanto riguarda l’amplificazione, il marchio che più contribuì alla definizione del suo timbro fu Marshall. Le leggendarie testate JTM45 e, successivamente, i modelli JCM800, gli permisero di ottenere un suono potente, ricco di armoniche e caratterizzato da un sustain eccezionale. Durante il periodo blues degli anni Novanta affiancò spesso ai Marshall anche amplificatori Fender, come i Twin Reverb, sfruttandone il pulito brillante e dinamico.
Dopo Marshall, il brand che ha definito di più il suono di Moore è stato sicuramente Soldano. Gary ha infatti utilizzato uno SLO100 agli inizi degli anni ’90, in particolare nei tour Still Got The Blues e After Hours.
Qui puoi trovare un video in cui Joe Bonamassa parla e suona proprio questo leggendario amplificatore.
IL SUONO
Contrariamente a molti chitarristi della sua epoca, Moore non costruiva il proprio suono su grandi pedalboard. Preferiva infatti sfruttare principalmente la saturazione naturale degli amplificatori, intervenendo con pochi effetti selezionati. Tra i più utilizzati figuravano il Marshall Guv’nor Overdrive impiegato per incrementare il sustain e spingere ulteriormente l’amplificatore in break-up. Non mancarono alcuni pedali Boss come chorus e delay, echo e occasionalmente un wah-wah, utilizzato soprattutto durante le esibizioni dal vivo.
Il ruolo più importante nel suono di Gary era svolto dal controllo del volume direttamente sulla chitarra. Moore modulava continuamente il potenziometro e il tocco della mano destra, passando con naturalezza da timbri puliti a sonorità fortemente distorte senza modificare la configurazione dell’amplificatore… e senza accendere pedali.
GREENY
Tra tutte le chitarre suonate da Gary Moore, nessuna è diventata tanto leggendaria quanto Greeny. È una Gibson Les Paul Standard del 1959 in colorazione Dirty Lemon, considerata da molti la chitarra elettrica più celebre al mondo. Lo strumento appartenne inizialmente a Peter Green, fondatore dei Fleetwood Mac, che lo acquistò alla fine degli anni Sessanta e lo utilizzò per registrare brani entrati nella storia del blues britannico.
Green decise di vendere la chitarra al giovane Gary Moore per 300$, riconoscendone il grande talento e sapendo che sarebbe finita nelle mani di un musicista capace di valorizzarla.
Ciò che rende Greeny unica non è soltanto la sua storia, ma anche una particolare caratteristica tecnica. Durante un intervento sullo strumento, il magnete del pickup al manico venne rimontato con la polarità invertita rispetto a quello al ponte. Quando entrambi i pickup sono selezionati contemporaneamente, questi lavorano in controfase, producendo un timbro sottile, nasale e ricco di armoniche, immediatamente riconoscibile. Questa peculiarità ha contribuito a creare un suono diventato iconico, quasi assimilabile a quello di una Stratocaster.
Gary Moore utilizzò Greeny per oltre vent’anni, sia in studio sia dal vivo. La chitarra è presente in numerose registrazioni fondamentali della sua carriera, tra cui Parisienne Walkways e molti altri brani che hanno segnato la storia del blues-rock. Nelle sue mani Greeny assunse una nuova identità sonora: pur conservando il carattere lasciato in eredità da Peter Green, Moore le conferì un timbro più potente, ricco di sustain e capace di passare con naturalezza dalla delicatezza del blues all’aggressività dell’hard rock.
Ad oggi la chitarra appartiene a Kirk Hammett dei Metallica, che l’ha acquistata nel 2014 per una cifra che si vocifera di poco inferiore a 500.000$.

STILL GOT THE BLUES
Pubblicata nel 1990 come title track dell’omonimo album, Still Got the Blues rappresenta il brano più celebre di Gary Moore e uno dei capolavori assoluti del blues moderno. Caratterizzata da una melodia intensa e da un assolo divenuto iconico, la canzone racchiude perfettamente il suo stile: tecnica impeccabile, grande controllo espressivo e un vibrato capace di trasmettere emozioni profonde. La tablatura proposta permette di analizzare da vicino alcuni dei fraseggi che hanno reso questo brano un punto di riferimento per intere generazioni di chitarristi blues.
RIFF
Analizziamo ora alcuni dei passaggi tipici dello stile di Gary Moore presenti nel brano.
LICK 1
LICK 2
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Al prossimo articolo!
Filippo Vaglio
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