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di Edoardo Dei

Cari Guitar-Nauti,

Chi sono i Guitar Heroes? Dagli anni ‘80 abbiamo iniziato a usare questa espressione per definire quei virtuosi delle sei corde con assoli ad alto contenuto di tecnica e velocità. Gente del calibro, per citare alcuni dei nomi più altisonanti, di Steve Vai, Yngwie Malmsteen o John Petrucci. In questa serie di articoli Edoardo Dei ci racconta la storia e la tecnica di questa corrente dello shredding (letteralmente “fare a brandelli le corde”) detestata da alcuni ma amatissima da tanti altri. Allacciamo le cinture! Buona lettura – Claudio.


 

 

SLASH 

di Edoardo Dei

 

 

Ciao Guitar-Nauti e ben ritrovati!

La mia rubrica Guitar-Heroes inaugura il 2023 con un articolo dedicato a un mito, il mio eroe chitarristico, colui che mi fatto imbracciare la chitarra, un’icona del rock:

signore e signori, Mr. Saul Hudson, a.k.a. Slash!

Non prettamente un virtuoso della sei corde, ma dotato di uno stile sanguigno, inconfondibile e molto rock, che lo annovera tranquillamente tra i chitarristi più influenti degli ultimi 30 anni. Per questo si guadagna, secondo me, il titolo di guitar hero senza alcun dubbio. Il suo chitarrismo è principalmente di stampo rock blues, con un uso massicio di scale pentatoniche, scale blues, scale minori (minore armonica). Suono inconfondibile ottenuto dalla classica combo Gibson Les Paul e Marshall (Jcm 800 in studio e Silver Jubilee dal vivo), unico pedale a terra un equalizzatore della Boss (il GE-7) e un piccolo rack contenente qualche effetto, tra cui uno Yamaha SPX 900, un compressore della DBX, un riverbero Roland, un modulo Cry Baby. Più recentemente ha iniziato a usare una pedaliera con fuzz/octaver, chorus, delay che viene comandata da remoto dal suo guitar tech.

Senza però addentrarci troppo nel suono di Slash, del quale in rete troverete di tutto e di più, vorrei soffermarmi ed analizzare il suo playing. Come ho detto in apertura, non lo considero un vero e proprio virtuoso della 6 corde, ma questo non lo rende un chitarrista facile da suonare, anzi tutt’altro. L’utilizzo di bending, vibrati massicci e fraseggi su pentatoniche suonati non proprio lentamente richiedono un po’ di attenzione. Ho deciso di portarvi 2 esempi, uno del passato e uno più recente. Il primo è tratto del brano Knockin’ on Heaven’s Door, cover dell’omonima canzone di Bob Dylan, a mio modesto parere uno dei pochi casi in cui la cover è migliore dell’originale. 

Quello che segue è il primo solo, tecnicamente facile, suonato su una progressione che più semplice non si può. Le scale utilizzate sono la classica pentatonica minore di Mi con qualche passaggio sulla minore naturale. Occhio, perché nonostante non ci siano passaggi particolarmente difficili, bisogna prestare attenzione ai bending. Quindi occhio ai pre-bend e all’intonazione, fondamentali per la buona riuscita del solo. 

Come secondo esempio ho scelto il riff iniziale di Anastasia, brano presente nel secondo disco solista di Slash Apocalyptic Love. Tecnicamente più avanzato, si basa principalmente sulla scala minore di Re, con passaggi sulla minore armonica e alcune idee cromatiche. Raccomando di studiare lentamente e di prestare attenzione a rendere intellegibili tutte le note, soprattutto quando ci troviamo di fronte a note su corde adiacenti, dove il rischio maggiore è quello di sovrapporre il suono. 

   

Clicca qui per accedere al video dove suono entrambe le parti a velocità rallentata prima e velocità originale successivamente. Mi raccomando, chitarra accordata un semitono sotto! 

Grazie per l’attenzione, enjoy!

 

 

Edoardo Dei

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