GUITAR LANGUAGES
di Luca Arduini
Cari Guitar-Nauti,
ecco un nuovo episodio di “Guitar Languages”!
Come sempre Luca Arduini ci accompagna alla scoperta di linguaggi chitarristici più di nicchia rispetto al “solito” rock che siamo abituati a trattare su queste pagine: analisi, trascrizioni e arrangiamenti dal mondo del jazz, del neo-soul e dell’RnB, per arricchire di nuovi spunti il nostro stile. Buona lettura! – Claudio.
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GUITAR LANGUAGES – BRANFORD MARSALIS
Salve a tutti ragazzi e bentornati al quarto appuntamento di Guitar Languages!
Oggi parliamo di un musicista statunitense eccezionale: Branford Marsalis. Il cognome, per chi è del genere, si collega a tanti diversi musicisti jazz di alto livello. Ho voluto trattare questo grande sassofonista con una sua interpretazione solista di “Little Wing”, che potete sentire a questo link.
Brano che non ha bisogno di presentazioni, Little wing è un pezzo che almeno una volta nella vita un chitarrista deve aver suonato. Pietra miliare di Jimi Hendrix, è stato anche interpretato da tanti grandi artisti. La versione da cui ho preso il solo di Branford è quella di Sting presente nell’album “…Nothing Like the Sun“. Ma chi è Branford Marsalis?
Branford è un sassofonista ancora in attività che vanta collaborazioni e una carriera discografica e live invidiabile. Ha lavorato con musicisti del calibro di Miles Davis, Sting e Alicia Keys. Tuttora un punto di riferimento nella scena jazz statunitense con il suo progetto solista.
ANALISI
Il solo si sviluppa in E Eolio (E minore), con accordatura standard, la tonalità rimane uguale al brano originale.
- IL DIVERSO LINGUAGGIO DI UNO STRUMENTO
Nello stesso brano viene eseguito un solo di chitarra meraviglioso del grande Hiram Bullock… Perché studiare quello di sassofono? La domanda è lecita… ovviamente si può benissimo buttarsi a capofitto sul solo di chitarra. Ci sono tanti spunti interessanti anche lì ma l’approccio rimane prettamente chitarristico.
Trovo a confronto molto più formativo il linguaggio del sassofono e prendo ad esempio un passaggio apparentemente semplice, ovvero l’inizio. Una nota lunga che mano a mano vibra e risuona per ben due battute… una cosa così semplice che solitamente non viene da eseguire ma che attira subito l’attenzione. Ho scelto il suono distorto per cercare di ricreare quel passaggio e lavorare su un’unica nota invece che abbandonarsi alle solite routine: credo non sia per niente scontato. In seguito i fraseggi si arricchiscono, quasi creando un discorso, che evade la sonorità solista a cui siamo abituati, ed è altrettanto interessante come tutto fili in un semplice giro. Quindi, arrivando al dunque, per ampliare il nostro linguaggio penso sia una buona fonte di ispirazione. Potete provare ad inserire nella vostra improvvisazione dei frammetti di questo solo e sperimentare!
- SCALE DI RIFERIMENTO E SVILUPPO ORIZZONTALE
La modale di riferimento, per la maggior parte dei fraseggi, è il Mi Eolio (Mi minore). Essendo fraseggi appunto poco chitarristici, si può notare lo sviluppo in orizzontale sul nostro manico. Ci sono altre opzioni di diteggiatura ma ho trascritto la parte in questo modo cercando di ricreare la sonorità e la dinamica che Branford imprime. La cosa migliore per usufruire di queste chicche, molto fini ed eleganti, è quella di confrontarle con i box. Allargare la visualizzazione del modo fino alla porzione del manico interessata aiuta in questa operazione. In seguito, usando la fantasia, si possono trovare anche dei riferimenti e spunti chiari per passare da una scala all’altra. I fraseggi stessi si prestano e sono un’ottima opzione.
- ENFATIZZARE LA PROGRESSIONE
Partendo dal presupposto che tutte frasi utilizzate lavorano perfettamente in Em, ci sono due passaggi che Branford approccia “out”:
– Il passaggio dal I Bm7 Bbm7 I Am7 I (quinta battuta)
– Sull’accordo di F (metà della settima battuta)
Nel primo utilizza l’arpeggio e la relativa scala di Bb diminuito per accompagnare la progressione cromatica discendente degli accordi. È un passaggio tecnico e dosato perfettamente visto che non si avverte la sonorità pesante di questa sostituzione. Il secondo sfrutta l’arpeggio maggiore in forma E sull’accordo di F. Queste sono idee che lavorano perfettamente in linea alla successione degli accordi.
Suonare “out” solitamente porta a una situazione di tensione, in questo caso si lavora in funzione per esaltare tutto il discorso. Tralasciando il primo, che non è per tutti, sull’accordo di F sono tante le possibilità che potremmo sviluppare. In maniera più pulita ed efficace possibile, Branford ci fa capire come anche le note dell’accordo possono essere perfettamente funzionali.
- UTILIZZO DEGLI ARPEGGI
Come visto nel punto precedente, la variazione sul F (metà della settima battuta) lavora proprio sull’arpeggio (un approccio molto utilizzato nello stile solista per sassofono). Questa tecnica è da applicare anche sulla chitarra, stile che spesso si affida più alle scale.
Aggiungere questa costante al proprio fraseggio crea una sonorità più diretta, collegata alla progressione degli accordi. Vi ricordo che l’arpeggio è lo scheletro degli accordi suonato melodicamente nota per nota. Questa sonorità la troviamo, per esempio, sempre dalla metà della settima battuta partendo con l’arpeggio di F (forma E) con l’aggiunta della nona più l’arpeggio di C (forma C) sulla battuta successiva. Un esercizio che esula dallo studio della trascrizione è provare a lavorare con gli accordi del brano e improvvisare sfruttando i relativi arpeggi.
- SLIDE ASCENDENTE/DISCENDENTE DI UN SEMITONO
Avrete notato che in diversi punti del solo sono presenti degli slide molto interessanti: un tratto tipico del linguaggio jazz e un piccolo dettaglio che può arricchire il nostro playing.
Il trucco è fissare una nota di arrivo che sia dentro alla scala di riferimento. Fatto ciò, scegliamo da che verso vogliamo approcciarla (ascendente o discendente) con un intervallo di semitono. Non è importante che la nota di partenza sia dentro la scala, ma bensì è importante il modo in cui andiamo a gestire il movimento. Un movimento troppo lento ci potrebbe suonare come un errore, se la nota di partenza non è diatonica.
In definitiva, l’approccio utilizzato in questo solo da diversi spunti di applicazione a mio avviso fantastici. Dopo aver preso una certa dimestichezza con la tecnica, anche in questo caso, la parola chiave è sperimentare!
Ricordiamoci che improvvisare equivale a parlare… a comunicare. L’argomento di una chiacchierata equivale alla nostra base musicale e al genere annesso. Dobbiamo sempre pensare a come esprimerci al meglio e creare un nostro linguaggio nel contesto che ci si trova di fronte.
Spero che l’articolo vi sia piaciuto. Nel caso aveste dubbi o curiosità, vi aspetto nei commenti dell’articolo o del video!
Un saluto,
Luca Arduini
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