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GUITAR LANGUAGES

di Luca Arduini

Cari Guitar-Nauti,

ecco un nuovo episodio di “Guitar Languages”!

Come sempre Luca Arduini ci accompagna alla scoperta di linguaggi chitarristici più di nicchia rispetto al “solito” rock che siamo abituati a trattare su queste pagine: analisi, trascrizioni e arrangiamenti dal mondo del jazz, del neo-soul e dell’RnB, per arricchire di nuovi spunti il nostro stile. Buona lettura! – Claudio.

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GUITAR LANGUAGES – GEORGE BENSON

 

 

Salve a tutti ragazzi!

Per il secondo appuntamento di Guitar Languages parleremo di uno dei massimi esponenti della chitarra jazz, RnB e soul mondiale: George Benson. Lo faremo lavorando sul solo di uno dei suoi brani più celebri, Give Me The Night, che puoi sentire a questo link.

 

spartitobenson

 

Brano uscito nel 1980, Give Me The Night esprime appieno le sonorità Soul e RnB di George Benson. Il singolo fu candidato al grammy award come miglior canzone appunto RnB, ma vi consiglio l’ascolto dell’intero album omonimo. Un insieme di groove e tecnica, ogni singola chitarra dell’album (ma in generale di George) sembra quasi arrivare dal cuore, un’estensione della sua voce… e di questo parleremo bene nell’analisi.

Curiosità: un musicista di cui tenere conto che ha partecipato all’album è il grande Herbie Hancock.

 

ANALISI

Il solo si sviluppa in F Eolio e la scala di riferimento per la parte è C Frigio all’ottavo tasto.

  • SUONARE CON IL CUORE

La peculiarità di questo solo è l’incredibile sensazione di pancia, di una parte suonata con sentimento e che si lega con tutto il contesto. Nulla di tecnicamente freddo, ma tutto suonato con grande musicalità e movimento. Il groove non si trova solo nel comparto ritmico del pezzo ma anche nella successione di note. Se notate, tra l’altro, in questa parte solista viene riproposto il tema che si ripete spesso durante il brano… ascoltate e fateci caso. 

  • PENTATONICA MINORE

Esatto: la scala in realtà da tenere sempre sott’occhio è la nostra cara pentatonica minore. In questo caso più specifico, il quarto box minore sull’ottavo tasto e il terzo sempre minore sul sesto. Perché non viene percepita la classica sonorità che ci esprime questa scala? Semplice, perchè c’è grande maestria nel combinare le note della modale e la blue note ad essa. Questo spunto può essere usato per rendere il nostro modo di affrontare la pentatonica in maniera meno scontata.

  • SVILUPPO DI UN TEMA

I primi tre fraseggi sono combinazioni dello stesso tema, che si ripete in mezzo al brano come anticipato nel primo punto. Per rendere questa successione di frasi molto interessante, notate le variazioni che Benson usa ad inizio, nel mezzo e a fine frase. Questo è un espediente usato molto nel jazz ed è un approccio che all’orecchio piace. La ripetitività porta una situazione stabile che al nostro ascolto rimane gradevole; il gioco sta nel rendere tutto ciò imprevedibile ed interessante cambiando sempre qualcosina.

  • CANTA CHE TI PASSA

Una caratteristica che rende i soli di Benson così musicali è semplicemente il fatto che lui suona esattamente ciò che ha in testa. Non troviamo i soliti “cliché chitarristici” e la conferma la troviamo nel fatto che lui canta tutto ciò che suona. Questa è una routine importante anche da integrare al nostro studio ed è essenziale sotto tanti aspetti.

Per esempio ci permette di esprimerci realmente, applicando sullo strumento ciò che realmente ci passa per la testa. Non è una cosa facile da fare inizialmente e come tutte le tecniche ha bisogno di esercizio. In questo caso, vi propongo di imparare il solo passo a passo con la linea vocale. Tutto ciò vi aiuterà soprattutto ad assimilare le parti più tecnicamente ostiche. Se non riuscite ad eseguirla, consiglio di cantare la parte prima di ritentarla sullo strumento: aiuta a mettere a fuoco la successione delle note. Ci sono tanti aspetti positivi, come detto prima, e non basterebbe un solo articolo per spiegarli tutti. Nella seconda parte del video vi dimostro come approcciarsi all’esercizio. Provate anche su altri brani o parti che state studiando.

  • PASSAGGIO VELOCE 4° DISCENDENTE

L’ultimo fraseggio è un movimento discendente per salti di quarte sulla pentatonica minore. Ho voluto modificare il pattern, che solitamente per questo solo trovereste sulla quarta diteggiatura (sempre scala minore pentatonica), scalando sulla terza. Questo permette di sfruttare ogni singolo passaggio – ne abbiamo ben quattro, sempre su due corde – facilitando il tutto. Anche questo tipo di fraseggio implica delle ripetizioni e, anche se particolarmente tecnico, rimane molto musicale (sempre per il discorso fatto prima parlando dei temi). Il miglior approccio per affrontare, o per costruire, queste linee è mantenere sempre la stessa combinazione di plettrata e lo stesso numero di corde per ogni passaggio.

 

Ricordiamoci che improvvisare equivale a parlare… a comunicare. L’argomento di una chiacchierata equivale alla nostra base musicale e al genere annesso. Dobbiamo sempre pensare a come esprimerci al meglio e creare un nostro linguaggio nel contesto che ci si trova di fronte.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto.

Nel caso avessi dubbi o curiosità, ti aspetto nei commenti dell’articolo o del video!

Un saluto,

Luca Arduini

 

 

 

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