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Cari Guitar-nauti,

sapete qual è il segreto per essere dei veri ed aggiornati guitar-nauti?

Conoscere le storie, i dettagli, le origini di quelle che sono le forme musicali a cui ci si avvicina, per potersi appassionare maggiormente e rendere il proprio suono ancora più personale e ispirato ai grandi artisti del passato.

Ogni genere musicale racchiude innumerevoli storie, a volte lunghe decenni. In più a renderlo speciale vi sono i più grandi esponenti del genere, coloro che, grazie al loro talento e alla loro passione, lo hanno definito e ridefinito, lasciando un’impronta indelebile nella storia della musica.

Per esempio, riguardo al blues, dico spesso che si tratta della spina dorsale della maggior parte della musica odierna, grazie al suo cuore emotivo e la sua capacità di raccontare storie universali di esperienze umane.

La protagonista del genere è, ovviamente, la chitarra. Cosa potete “rubare” artisticamente ai dieci più grandi chitarristi blues?

Voglio che lo scopriate con questo articolo: vedremo insieme le origini del blues, il suo sviluppo nel corso degli anni, il motivo di tanta influenza e, in modo particolare, quali sono i dieci più grandi chitarristi che hanno plasmato la storia del blues.

 

Le origini del Blues

 

Il blues proviene da radici profonde, storie difficili da raccontare.

La sua nascita riguarda la tradizione musicale afroamericana, legata ad una fortissima connessione alle esperienze degli schiavi africani e dei loro discendenti negli Stati Uniti, dove si è, infatti, maggiormente diffuso.

Come ha influito la tradizione musicale afroamericana sul sound del blues che tutti conosciamo?

I canti degli schiavi erano caratteristici soprattutto grazie all’utilizzo di ritmi sincopati e sillabe allungate e ripetitive. Questo creò la base per il genere che tutti amiamo.

Nel blues non si escludono leggende e miti, forse ispirati a storie vere o forse no. Probabilmente proprio per questo lo circonda così tanto la definizione di essere la forma poetico-musicale per eccellenza.

Ma perchè si definisce così?

Perché il blues (per l’appunto, “blue”, triste), definisce uno stato d’animo insoddisfatto, nostalgico e triste, probabilmente nato dalla pesantezza della schiavitù e del lavoro nei campi. Ma non solo, in generale, la realtà quotidiana era difficile per cui la musica era facilmente utilizzata come modo per non pensare troppo ai problemi o alleggerirsi, per quanto possibile.

Un altro elemento fondamentale per la nascita del blues è la tradizione degli spirituals e del gospel, che erano canti religiosi afroamericani. Sebbene questi generi fossero più orientati alla spiritualità e alla fede, il loro stile emotivo e la ripetitività della melodia contribuirono a plasmare il linguaggio musicale del blues.

Ma come si riconosce una melodia blues?

Il blues in 12 battute è la forma più comune. Essa si basa su una progressione di 12 battute, suddivise in tre accordi principali che si ripetono, consentendo molta libertà nell’interpretazione e nell’improvvisazione.

Ecco perche si dice spesso che il blues sia stata la nascita dell’improvvisazione.

Altre caratteristiche facilmente riconoscibili del genere blues sono le tecniche messe in atto sulla chitarra: lo slide, il finger picking, ma, più di tutti, il bending.

Si tratta di un genere musicale altamente personalizzato dai suoi artisti, che lo hanno reso ancora più sentimentale in base alla loro emotività del momento. Infatti, è innegabile che alcuni pezzi siano riconoscibili da una sola nota iniziale.

Ma, quindi, quali sono alcuni di questi importanti artisti, ricordati come il fondamento del blues?

Analizziamo uno ad uno i dieci più grandi chitarristi blues.

 

I dieci più grandi chitarristi blues:

 

Robert Johnson

 

Cominciamo con colui che viene considerato il vero e proprio padre del genere Blues: Robert Johnson.

La sua vita inizia nel 1911, durando poco più di 27 anni in seguito ad un misterioso incidente avvolto dal mistero.

Robert, quindi, non solo fa parte del (purtroppo) famoso Club dei 27, ma è anche considerato un chitarrista di livello estremamente impattante sulla vita dei chitarristi dopo di lui, tra cui Eric Clapton, di cui parleremo fra poco.

Ma perchè possiamo dirlo? Come è arrivato ad essere considerato uno dei più grandi chitarristi blues?

La sua tecnica era incredibilmente raffinata, talmente tanto da sorprendere. Utilizzava, infatti, tecniche per lo più ancora sconosciute, come l’utilizzo del bottleneck o il fingerpicking.

Molti riconoscono il suo suono come un suono poliedrico, in grado di far percepire il suono di più chitarre diverse nello stesso momento, pur essendo in realtà, solo una singola chitarra acustica.

La sua voce era chiara e brillante, perfetta per il suono che si tendeva a ricercare nel Delta Blues, quel sottogenere del blues nato proprio in quegli anni e che diede, a sua volta, vita ad altri sottogeneri.

Roberto Johnson fu proprio uno degli esponenti del Delta Blues e, tuttora, nonostante la tragica scomparsa, decisamente precoce, influenza lo stile dei giovani amanti del blues.

Passiamo ora al prossimo chitarrista blues: lui, a differenza di Robert Johnson, ha potuto avere un’influenza molto più ampia grazie ai numerosi decenni dedicati alla musica.

Sto parlando di…

 

Muddy Waters

 

McKinley Morganfield, meglio conosciuto come Muddy Waters, è un’importantissimo esponente del blues, in particolare per l’impatto avuto nella transizione dal blues rurale del Delta al blues elettrico di Chicago.

Ovviamente, venne attirato e spinto dai chitarristi del Delta Blues ad interessarsi a questo stile nostalgico e sofferente.

Il merito di Muddy Waters, però, va nell’aver incluso un personale tocco che, all’epoca, ha segnato la svolta definitiva: la chitarra elettrica, elemento cardine dello sviluppo di quel blues che, nei tempi moderni, conosciamo meglio.

Muddy Waters Blues

Fu proprio Muddy, infatti, a introdurre e diffondere il vero senso della band rock ‘n’ roll, con amplificatori potenti, basso elettrico e batteria.

Proprio grazie a questi elementi, è citato da molti grandi artisti come l’ispirazione principale del loro modo di creare musica.

La dinamicità, la velocità e la novità del suo stile portarono Muddy Waters dal Mississippi a Chicago, luogo in cui comporrà i suoi pezzi più conosciuti e distintivi.

Nella sua tecnica, come nel caso di Robert Johnson, prevale l’utilizzo del bottleneck, che diventerà infatti il simbolo stesso del blues.

Inoltre, l’accompagnamento con la fisarmonica rimarrà un altro punto cardine fondamentale del genere, ripreso tutto’ora nei tempi moderni dalle nuove band emergenti.

Vediamo quindi come, nonostante i decenni siano ormai passati, una mente innovativa come quella di Muddy Waters rimanga fresca e influente ancora oggi.

Continuiamo col prossimo bluesman!

 

John Lee Hooker

 

John Lee Hooker

Anche lui uomo del Mississippi, ebbe un’infanzia segnata dalla povertà e dal lavoro prematuro.

Nonostante questo, la musica faceva parte quotidianamente della vita della sua famiglia. Infatti, sua madre, Mary Hooker, era una devota religiosa e sua sorella, Annie Hooker, cantava in chiesa.

John Lee Hooker venne, quindi, influenzato principalmente dalla musica gospel, ma anche dai suoni originali del blues che sentiva nei campi e nelle fattorie circostanti. Ecco il motivo del suo stile più lento e trascinante rispetto a quello energico del suo predecessore Muddy Waters.

Crescendo, decise di trasferire la sua musica a Detroit, base di una comunità afroamericana che lo fece sentire parte di qualcosa di davvero importante. Qui ebbe il successo che cercava e meritava.

Parliamo anche in questo caso della sua tecnica. Era, infatti, basata spesso sul “one-chord groove“, tecnica in cui si utilizza un unico accordo per lunghe sezioni melodiche. La melodia, così facendo, era resa minimal ma innegabilmente efficace.

Era facile, così, concentrarsi sui testi e la loro carica emotiva, che a John Lee Hooker non mancava mai.

 

Albert King

 

Albert King e John Lee Hooker, precedentemente citato, hanno in comune un importante elemento base della loro musica: il gospel.

Questo grandioso chitarrista blues, cresciuto in un ambito familiare estremamente religioso, sviluppa il suo amore per la musica grazie ai canti gospel nella sua chiesa. Questo lo spinse poi a voler imparare, come autodidatta, a suonare lo strumento che lo rese famoso poco dopo.

La caratteristica più particolare di Albert King, ispirazione tutt’ora per molti, è il suo essere mancino.

Questo non lo fermò, nonostante all’epoca fosse una difficoltà sicuramente maggiore rispetto ad ora. Infatti, decise comunque di suonare con una chitarra per destri, la famosa Gibson Flying V soprannominata Lucy, senza invertire mai le corde.

Questo lo portava a suonare i bending “al contrario”, e ciò rendevano il suo suono unicamente raro e inimitabile.

Sicuramente, ad Albert King non mancavano fantasia e intraprendenza.

Queste sue qualità trasparivano anche nei suoi live, in cui comunicava in modo simpatico e divertente col pubblico, rendendo i suoi spettacoli memorabili e particolarmente creativi.

 

B.B. King

 

Il secondo “King” dell’elenco di oggi è B.B. King.

Abbiamo compreso senza molte difficoltà che l’inizio di molte carriere nel blues provengono dal mondo del gospel.

Questo è il caso anche di B.B: King, il re del blues.

Nato anche lui in Mississippi e, anche lui, figlio in una famiglia povera e parte di una minoranza razziale, si avvicina al mondo della musica blues sin dai primi anni dell’adolescenza.

La sua chitarra, la fedelissima Lucille, è simbolo di uno stile modernizzato del blues, definito da bending precisi e un vibrato estremamente controllato.

Il suo stile lo rendeva più vicino al rock degli anni ’60 e, proprio grazie a ciò, fu uno dei primi chitarristi a suonare in grosse sale da concerto e a riempirle senza troppe difficoltà.

Era considerato un musicista ed una persona gentile, affidabile, sorridente, dedito alla musica come unica passione e musa, caratteristica che si portò dietro anche nei suoi ultimi anni di vita, in tournée nonostante l’età ormai avanzata.

Non facciamo fatica a capire perchè sia considerato tra i più grandi chitarristi blues!

grandi chitarristi blues

I tre “King” del blues

 

Buddy Guy

 

Ok, ormai le basi artistiche dei chitarristi blues degli anni ’50 e ’60 le conoscete.

Parliamo quindi di ciò che ha reso Buddy Guy diverso dai suoi predecessori e del perchè è più che doveroso includerlo in questa lista.

Possiamo definire Buddy Guy il padrone degli effetti per chitarra. Fu, infatti, uno dei primi chitarristi ad utilizzare effetti come il feedback o la distorsione.

Infatti, da uno stile blues tormentato e talvolta ripetitivo nei suoni, sentiamo in Buddy Guy una trasformazione in un suono più aggressivo e vicino al rock che, poco dopo, si svilupperà.

Buddy Guy era un performer incredibile: tutti volevano suonare con lui e farsi trascinare dal suo stile unico, da alcuni definito addirittura “eccessivo”, ma noi oggi diremmo “che precedeva i tempi”. Collaborazioni con artisti grandi e piccoli resero il blues una grande famiglia, unita da sentimenti di condivisione di un mondo di povertà, di razzismo e di minoranza.

Jimi Hendrix definì, infatti, il paradiso la possibilità di stare ai piedi di Buddy Guy e sentirlo suonare.

E noi, caro Jimi, non possiamo che essere d’accordo.

 

Eric Clapton

 

Se conoscete anche poco il mondo del blues, conoscete di certo il famosissimo soprannome di Clapton: Slowhand.

Definizione del suo stile musicale che lascia poco spazio all’immaginazione: Eric Clapton ha una mano lenta, un suono delicato, preciso, mai sbavato.

Clapton è il primo chitarrista inglese di questa lista.

eric clapton chitarrista

Fece parte di numerosi gruppi, gli Yardbirds, John Mayall & the Bluesbreakers, Cream, Derek & the Dominos. Ognuna di queste band contribuì a definire sempre di più il suo suono e il suo riconoscimento come uno dei più grandi chitarristi blues. Cream divenne uno dei primi supergruppi e pionieri del rock psichedelico e del blues-rock.

Ciò mostrò la potenza e l’abilità tecnica di Eric Clapton, consolidandolo come una star internazionale.

Il forte impatto emotivo del suo modo di suonare proviene da esperienze toccanti della sua vita, tra cui la tragica perdita del figlio all’età di soli 4 anni, l’amore non corrisposto per una donna sposata con un suo caro amico (niente di meno che il signor George Harrison) e la lotta contro la dipendenza da droghe e alcol, combattuta con grande forza.

Possiamo facilmente immedesimarci nei suoi testi e nella sua musica che, proprio grazie alla sua “mano lenta”, ci porta con delicatezza nell’emotività di un uomo comune ma dal grande talento.

Nonostante la sua lunga carriera e le sfide personali, Clapton ha mantenuto un impegno profondo verso la musica, contribuendo enormemente alla diffusione e all’evoluzione del blues e del rock.

 

Stevie Ray Vaughan

 

Stevie Ray Vaughan è stata la rinascita del blues elettrico, in un mondo ormai quasi interamente dominato dal nuovo rock innovativo.

Il suo stile combinava il blues tradizionale con il rock, il jazz e la soul music, creando un sound potente e unico.

Stevie fu precoce: lasciò, infatti, la scuola per dedicarsi interamente alla musica e alla sua carriera.

Ciò fu, effettivamente, utile quando, mentre suonava in un festival musicale, venne notato da David Bowie che gli propose una collaborazione come chitarrista del suo album.

Questo fu per lui un trampolino di lancio e lo portò, col tempo, a pubblicare numerosi album, memorabili dal primo all’ultimo per la sua tecnica e precisione costante.

Vaughan era maestro del vibrato e del bending, tecniche che gli permettevano di aggiungere espressività a ogni sua nota. Il suo vibrato era ampio e potente, e il bending era così preciso che riusciva a raggiungere intonazioni particolari, tanto da sembrare una voce umana.

Inoltre, utilizzava le tecniche dello slap e del pull-off per dare un groove coinvolgente e uno stile “batteristico” alla chitarra.

Infatti, ascoltare Stevie Ray Vaughan suonare sembra come ascoltare un’intera band, provare per credere!

La vita di Stevie Ray Vaughan venne interrotta a soli 35 anni, in seguito ad un tragico incidente, ma l’impatto musicale che tuttora apporta alle nuove generazioni di musicisti è innegabile.

L’ultimo dei dieci più grandi chitarristi blues di cui voglio parlarvi oggi è:

 

Joe Bonamassa

 

L’abilità tecnica di Joe Bonamassa è ciò che lo rende conosciuto e acclamato.

Lui è esattamente ciò che definiremmo un bambino prodigio in quanto, avendo a soli 4 anni di vita iniziato a suonare, a 12 era già sui palchi, in particolare in apertura ad un artista che abbiamo citato in precedenza: il non proprio sconosciuto B.B. King.

Il suo talento sta nel rendere semplice agli occhi del pubblico dei virtuosismi che di semplice non hanno nulla.

La sua velocità nel suonare non sacrifica mai la sua innegabile emotività.

Joe Bonamassa ama un sound moderno ma rende giustizia anche alle nostre origini, a quelle da cui è nato tutto. Per questo, unisce l’utilizzo di amplificatori vintage con pedali moderni.

Inoltre, il suo equilibrato mix di blues classico e stile sperimentale lo hanno fatto diventare un’ispirazione per molti.

Ogni suo album è diverso dal precedente e presenta una novità assoluta in cui Joe Bonamassa ricorda che la musica non contiene affatto staticità.

 

Per concludere…

 

I chitarristi che hanno fatto la storia del blues sono moltissimi, e ognuno di loro ha contribuito a rendere il blues un genere intriso di storia, emotività, tragedie e passioni.

Abbiamo brevemente analizzato insieme l’evoluzione di questo genere tramite quelli che considero i dieci migliori chitarristi del genere.

Vi incoraggio davvero di cuore ad appassionarvi a questi artisti, o scegliere quello a cui vi sentite più vicini, musicalmente ed emotivamente. Studiatene le qualità distintive, le caratteristiche che secondo voi lo rendono il fenomeno che è, per scoprire quelle piccole gemme dedicate ai veri appassionati.

Ho anche creato un corso dedicato a questo meraviglioso genere, in cui mi dedico ad insegnare a chi ha già dimestichezza con la chitarra quelli che sono i piccoli trucchi per mettere più emotività nelle dita, grazie all’utilizzo di scale, licks, turn-around e assoli affini a quelli degli artisti citati sopra.

Sarà un percorso appassionante, ne sono sicuro!