di Filippo Vaglio
Cari Guitar-Nauti,
Poteva mancare una serie di articoli dedicata al blues? Certamente no! E proprio per dimostrare che si tratta di un genere vivo e vegeto, abbiamo affidato il compito al giovane e talentuoso chitarrista blues Filippo Vaglio, che ci farà appassionare con pillole nello stile di varie leggende della chitarra, in questa rubrica “I got the blues”!
JOE BONAMASSA
Joe Bonamassa è uno dei più acclamati chitarristi blues-rock contemporanei, un artista che con il suo stile distintivo ha saputo rivisitare e reinventare il linguaggio del blues per una nuova generazione. Album di successo, collaborazioni con icone del blues e concerti sold-out in tutto il mondo ne hanno fatto una figura centrale della scena musicale moderna. In questo articolo esploreremo il percorso artistico di Joe, analizzando le influenze, le scelte stilistiche e la strumentazione che lo hanno portato a essere riconosciuto come uno dei più grandi chitarristi della sua generazione.
BIOGRAFIA
Joe Bonamassa è nato l’8 maggio 1977 a New Hartford, New York, e fin da giovanissimo è stato immerso nel mondo della musica grazie a suo padre, musicista e proprietario di un negozio di chitarre, che gli ha trasmesso la passione per il blues e il rock, introducendolo ai grandi chitarristi che avrebbero poi influenzato il suo stile, come Eric Clapton, Jeff Beck, Stevie Ray Vaughan, B.B. King e Albert King, solo per citarne alcuni.
Bonamassa ha iniziato a suonare la chitarra all’età di quattro anni e, grazie a un talento precoce, a dodici era già abbastanza bravo da esibirsi in pubblico. Nel 1989 ha avuto l’opportunità di aprire per B.B. King, il quale lo descrisse come “uno di quelli destinati a fare grandi cose”, e di certo non si sbagliava.
Negli anni successivi, Joe ha continuato a perfezionare il suo stile, integrando elementi di rock, blues e persino jazz.
Nel 2000 ha pubblicato il suo album di debutto, A New Day Yesterday, che include cover di blues classici e brani originali che gli hanno guadagnato il riconoscimento della critica piazzandosi in nona posizione nella US Billboard Blues Album Chart.
Da quel momento, Joe ha continuato a produrre album di successo, come Blues Deluxe (2003), The Ballad of John Henry (2009) e Dust Bowl (2011), affermandosi come uno dei più prolifici chitarristi della sua generazione.
Oltre alla carriera solista, Bonamassa ha collaborato con artisti come Beth Hart, con cui ha realizzato album di duetti, e ha fondato il gruppo Black Country Communion, con cui ha esplorato sonorità più rock e progressive.
Negli ultimi anni ha anche collaborato con Eric Gales nel brano I Want My Crown del 2022.
Joe è noto per la sua intensa attività live, esibendosi regolarmente in concerti che fanno il tutto esaurito nei teatri più prestigiosi del mondo, come la Royal Albert Hall di Londra, dove si è esibito per la prima volta nel 2009.
Bonamassa nel 2015 ha anche reso omaggio ai “Three Kings” del blues — Albert King, B.B. King e Freddie King — attraverso una serie di spettacoli noti come The Three Kings Tour, che hanno presentato un mix di brani iconici dei tre chitarristi, riarrangiati nello stile unico di Joe. I concerti dedicati ai “Three Kings” sono stati apprezzati dal pubblico e dalla critica per la loro autenticità e per l’abilità di Bonamassa nel catturare l’essenza del blues classico mantenendo un tocco moderno. Qui puoi ascoltare la versione di Joe di Going Down di Freddie King, tratta dal live al Geek Theatre.
INFLUENZE
B.B. King – Forse l’influenza più importante per Bonamassa, B.B. è stato non solo una leggenda del blues ma anche un mentore per Joe. Sin da quando ha avuto l’onore di aprire per lui, Bonamassa ha sempre cercato di riflettere nella sua musica l’approccio emozionale e melodico tipico di King. Le note sostenute, il vibrato, l’utilizzo delle pause e del B.B Box sono elementi chiave per il suo stile riconducibili al grande B.B. Qui puoi trovare il mio articolo su B.B. King per analizzare più a fondo il suo stile.
Eric Clapton – Clapton ha lasciato un’impronta profonda nel modo in cui Bonamassa mescola blues e rock. Joe apprezza il suono di Eric durante il suo periodo con i Cream e anche quello dei Bluesbrakers con John Mayall.
La collaborazione con Eric durante il concerto alla Royal Albert Hall ha rappresentato per Bonamassa un momento decisivo, ispirandolo a spingere la sua musica verso una dimensione più ampia e internazionale.
In questa intervista Joe dà diversi consigli per avvicinarsi allo stile e al suono di Slowhand.
Albert King – Albert ha avuto un’influenza significativa su Joe, specialmente per quanto riguarda l’approccio espressivo alla chitarra. La tecnica distintiva di King, caratterizzata dall’uso del bending e da un vibrato potente, ha ispirato Bonamassa a esplorare nuove sfumature nel suo modo di suonare. King è noto per il suo suono crudo e profondo, e Joe ha saputo incorporare questa caratteristica nel suo repertorio, cercando di ricreare l’intensità emotiva tipica delle performance del suo idolo.
Joe parla dell’influenza di Albert in diverse interviste, in particolare in questa, in cui analizza a fondo il genio del cosiddetto Velvet Bulldozer.
Freddie King – Bonamassa è particolarmente attratto dalla ferocia e dall’intensità delle esibizioni di King e riconosce come il suo uso del bending e i suoi fraseggi rapidi abbiano influenzato il suo stesso modo di suonare. La passione di Freddie King per il blues elettrico e il suo approccio melodico hanno spinto Bonamassa a esplorare il lato più aggressivo e dinamico della musica blues. Inoltre, le canzoni di King, come Hide Away e Have You Ever Loved a Woman, sono spesso incluse nel repertorio di Joe.
Bonamassa parla di Freddie e della sua influenza in questa intervista.
Eric Johnson – Johnson ha avuto una notevole influenza su Joe Bonamassa, in particolare per il suo approccio alla tecnica chitarristica. Bonamassa ha spesso citato Eric come uno dei suoi idoli musicali e la sua influenza si riflette nei fraseggi fluidi e precisi di Joe, così come nell’attenzione alla qualità del suono.
Johnson ha giocato una parte importante nella creazione di un suono unico e riconoscibile da parte di Joe, il quale ha saputo dimostrare che la tecnica può andare di pari passo con un’espressività musicale profonda.
British Blues – Gli artisti britannici degli anni ’60 e ’70, come i Led Zeppelin, Peter Green e Paul Kossoff hanno aperto nuove porte del blues per Bonamassa, spingendolo a trovare un equilibrio tra il tradizionale e il moderno. Questa scena musicale ha contribuito a formare il lato più innovativo del suo stile.
STRUMENTAZIONE
Partendo dagli amplificatori, Joe Bonamassa è uno dei chitarristi che possiede e utilizza amplificatori Dumble, leggendari per il loro suono e la loro rarità. I Dumble, realizzati come suggerisce il nome stesso da Alexander Dumble, sono amplificatori boutique, costruiti a mano con un’estrema attenzione ai dettagli e progettati su misura per soddisfare le esigenze di ogni chitarrista. Bonamassa li apprezza per il tono caldo e ricco, capace di trasmettere un’ampia gamma dinamica e una grande espressività. Essendo strumenti esclusivi e costosi – il loro prezzo si aggira intorno ai 300-350 mila euro ad amplificatore – rappresentano una componente di pregio nella collezione di Bonamassa che contribuisce significativamente alla qualità sonora delle sue performance.
Bonamassa è anche un grande fan degli amplificatori Marshall Silver Jubilee, celebri per il loro suono potente e aggressivo, perfetto per il rock e il blues moderno. I Silver Jubilee sono noti per la loro capacità di fornire sia suoni puliti cristallini sia distorsioni ricche e armoniose. Joe utilizza spesso questi amplificatori per ottenere un suono grintoso e dinamico che si adatta perfettamente alla sua tecnica energica e alla sua passione per il rock-blues.
Bonamassa possiede diverse chitarre storiche che rappresentano pietre miliari della sua collezione e del suo suono. Si dice che ne abbia oltre cinquecento.
Joe vanta di possedere diverse Gibson Les Paul Standard del 1959, le più ricercate, conosciute per il suono caldo e ricco che definisce il blues rock, e di certo nella sua collezione non mancano le Fender Stratocaster, in particolare una del ’54, tra le prime prodotte, è un’altra delle gemme della sua collezione.
Bonamassa possiede anche numerose Gibson ES-335, la sua preferita risale al 1962. Questa semi-hollow è una delle sue preferite per il jazz e il blues, grazie al suono caldo e alla dinamica naturale.
La chitarra che più lo identifica però è Amos, una Gibson Flying V ‘58 in colorazione korina con battipenna nero, così chiamata in omaggio al primo proprietario, Amos Arthur, un rivenditore di chitarre di Nashville che conservò lo strumento per molti anni. Bonamassa ha acquisito Amos con grande entusiasmo, considerandola un pezzo di storia e un tributo al leggendario Albert King, che suonava una Flying V simile.
Jo
e infine utilizza una pedaliera che combina pedali vintage e moderni, selezionati per migliorare il suo suono blues-rock. Tra i suoi pedali più usati ci sono l’Analogman King of Tone per overdrive caldo e dinamico, il Tube Screamer TS-808 per toni più spinti, e un Delay Echoplex per aggiungere profondità e atmosfera. Bonamassa utilizza spesso anche il Dunlop Cry Baby Wah durante ritmiche e assoli. La sua collezione di pedali include anche diversi Klon Centaur, utilizzati per aggiungere un leggero boost al suono della chitarra senza snaturarlo, mantenendo chiarezza e definizione anche a volumi elevati.
Durante i live Joe utilizza spesso anche un Leslie rotary speaker.
Qui puoi trovare un video in cui Joe spiega il suo rig.
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Al prossimo articolo!
Filippo Vaglio
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Ottimo
Bravo !!!