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di Cris Mantello

 

Cari Guitar-Nauti,

la chitarra e la musica country sono un mondo incredibilmente ricco e sfaccettato. Chi in Italia ce lo può raccontare meglio di Cris Mantello, che è un musicista di punta di questo genere e ne ha fatto una vera e propria ragione di carriera e di vita? Nella sua rubrica “Country & Western” ci parla di strumentazione, stile chitarristico, storia e, più in generale, cultura di questo genere così vasto e affascinante. Buona lettura! – Claudio.


 

 

IL COUNTRY CHE NON È COUNTRY

DIVENTA COUNTRY

(E PIACE ALLE NUOVE GENERAZIONI!)

 

 

Un po’ di anni fa mi sono imbattuto in un brano del rapper Nitro, intitolato Pleasantville, proprio come il film del 1998, con lo “spiderman” Tobey Maguire. Mi sono detto (e l’ho scritto pure a Nitro): “ma questo brano ha un testo country che più country non si può!”. Il video poi è semplicemente perfetto per un brano in stile sud degli Stati Uniti. Ma il brano è 100% rap italiano.

Ho notato che in vari generi si stavano proponendo iconografia e valori della country music, mentre nel country di Nashville e delle charts americane, tutto era magicamente sparito.

Mi sono chiesto come fosse possibile. Per molto tempo non ho seguito la scena country contemporanea, l’ho proprio rifiutata, dal momento che non ci ritrovavo più quegli elementi fondamentali che, dagli anni ’20 del secolo scorso, l’hanno sempre caratterizzata, evolvendosi e incontrando i gusti degli ascoltatori, mantenendo comunque i core values del genere.

Recentemente tutti sappiamo di Beyoncé e della sua virata verso il genere americano per eccellenza. Prima di lei il successo di LIl Nas X, con la sua Old Town Road, basata su un lick di banjo suonato da Billy Ray Cyrus (il papà di Hannah Montana). Il brano è esploso su TikTok e poi è stato inserito nelle classifiche Billboard Hot 100, Hot Country Songs e Hot R&B/Hip-Hop Songs nel marzo del 2019, per poi essere rimosso dalla classifica relativa al country (eh, fa un po’ te).

Questo genere è il cosiddetto C-Rap, che io, in un precedente articolo, ho definito come il male assoluto. Ho quindi cambiato idea? Assolutamente no! È la country music ad essere cambiata (non per me, ovviamente)!

Fino a 4-5 anni fa, un qualsiasi brano alle vette delle classifiche era a stento riconoscibile paragonato a un qualsiasi prodotto pop o rap. I testi, la musica, ma soprattutto gli arrangiamenti, privilegiavano una deriva pop, con batterie elettroniche, synth in primo piano, chitarre distorte (se c’erano delle chitarre); ignorando del tutto gli strumenti tradizionali, l’espressione dei valori nelle liriche e tutti quegli elementi sonori e stilistici che fanno del country il Country.

Cosa è cambiato oggi? Non tutto ma molto. Recentemente ho visto i CMA Awards 2024, che si possono definire gli Oscar dell’industria. Con mia grande sorpresa ho potuto rivedere mandolini, fiddle, banjos, addirittura steel guitars! Ma le canzoni? Belle, con dei testi interessanti (Beyoncé a parte, ma non era al CMA) e degli arrangiamenti fotonici.

Mentre sto scrivendo, penso al brano Wild Flowers Wild Horses di Laney Wilson, un capolavoro che coniuga un uso moderato dei synth, ben amalgamati nel mix e una chitarra acustica che fa un solo bluegrass da paura! Atmosfere spaghetti western, parole incisive, melodia immediata ed accattivante, video con immagini iconiche… insomma: tutto!

E ti dirò di più, ci sono artisti, come Zach Top con decine di milioni di ascolti, che è un signor chitarrista, e dal vivo suona una Tele Brent Mason signature (così per gradire).

Qualche altro nome? Beh semplice: Post Malone. Sta suonando con tutti i grandi, è passato dal rap al country in modo autentico, naturale e credibile. È bravo, punto. Cody Johnson e, in particolare, la sua ‘Til You Can’t, con un testo che, se hai superato il mezzo secolo, ti colpirà nel profondo. Jelly Roll, un paffuto avanzo di galera tatuato (male) anche in faccia, dalla voce immensa. Questo che cosa significa? Che la country music si è evoluta, ma resta sempre la musica degli ultimi, o, comunque uno spazio per loro lo trova sempre.

Inutile parlare di Chris Stapleton e, rimanendo in tema di voci blues-soul, The War And Treaty, un duo fenomenale, oltre alla nutrita schiera di artisti come Morgan Wallen, che mi ha suggerito una mia studentessa di 20 anni e poco più, dicendomi: “Prof. questo in U.S.A. riempie gli stadi!”. Wallen è uno di quegli artisti che riesce ad intercettare i gusti dei giovani e dei giovanissimi (un po’ meno i miei), come Luke Combs e la sua famosissima cover di Fast car di Tracy Chapman, e la lista continua…

Insomma, stiamo assistendo a due fenomeni: il primo è la ripresa dello stile che ha caratterizzato il genere da sempre, il secondo è la rivitalizzazione di alcuni successi del passato. È molto semplice capire il perché del secondo: le etichette sono molto interessate a riproporre brani che hanno in catalogo, dal momento che l’investimento è già stato ammortizzato ed è – per così dire – tutto guadagno. Le ragioni del primo fenomeno mi risultano più difficili da cogliere. Durante una lezione, io e miei studenti (principalmente studentesse) del Master in Edizioni e Produzioni Musicali dello IULM abbiamo ipotizzato che la musica rap, con i valori che esprime nei suoi testi, a un certo punto non sia stata più attrattiva per un pubblico in maggioranza femminile, che fa riferimento ad altri valori. La musica country, di contro, esprime sentimenti più semplici e positivi, più intimi e profondi, un mood che probabilmente incontra il favore di quest’audience, maturata (come ascolti) negli ultimi 5 anni circa.

Un’altra conseguenza di questo trend sta nel fatto che tutti gli artisti del passato (parlo del new traditional degli anni ’80 e ’90), stiano vivendo una nuova vita, in termini di live, featuring, etc.

Un ritorno alle origini? No! La musica country resta sempre legata alle origini ma, come dico sempre, è in grado di cambiare pelle ogni 5-10 anni per intercettare i gusti del pubblico più ampio possibile (è il primo comandamento dell’industria di Nashville).

 

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E in Italia cosa sta succedendo? Nulla, ovviamente! O meglio, da noi c’è un pubblico sparuto che si può considerare la fan base. Si sta però interessando al fenomeno un numero sempre crescente di persone, nella fascia di età tra i 25 e i 35 anni, curiosi e più vicini a un certo tipo di valori che il reggaeton, banalmente, non esprime. Quindi cosa sta facendo l’industria discografica nostrana per intercettare questa domanda e coglierne l’opportunità Sorpresa sorpresa… hai già capito.

Voglio lasciarti con questa riflessione che spesso propongo agli studenti, gli allievi e gli addetti ai lavori: la country music nel 2022 ha realizzato un fatturato di circa 4 miliardi di dollari, ovvero l’11.5% del mercato totale statunitense; considerando l’immediata reperibilità dei brani (musica liquida, digital stores, etc.), la globalizzazione dei gusti del pubblico (tutti ascoltiamo musica straniera, americana), unite ad un crescente interesse per questo genere (grazie anche agli artisti pop che ora la producono), che gode inoltre di una buona popolarità nel Regno Unito e nel nord Europa, perché in Italia è praticamente inesistente?

Con questa domanda controversa ti lascio e ti auguro una buona giornata.

Heehaw!

 

Cris Mantello

 

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