di Silvio Capretti
Cari Guitar-Nauti,
Il jazz è uno dei principali linguaggi musicali e per molti chitarristi rimane sempre un miraggio, qualcosa che appare “bello ma irraggiungibile”: nulla di più falso! Silvio Capretti, dopo una serie di articoli sulla chitarra ritmica culminata con la pubblicazione del nostro corso “Funk & Groove”, ci aiuta ora a capire in modo semplice alcuni aspetti dell’universo jazz! Buona lettura! – Claudio.
LA CHITARRA JAZZ STA CAMBIANDO!
di Silvio Capretti
Negli ultimi anni, il modo di suonare la chitarra jazz è cambiato radicalmente. Non si tratta solo di nuovi generi o contaminazioni, ma di un cambio di prospettiva: oggi il chitarrista non lavora più solo su note e armonia, ma sul suono stesso. In questo articolo vediamo cosa sta succedendo – e soprattutto come puoi applicarlo subito sul tuo strumento.
Jazz: stile o metodo?
Per molto tempo il jazz è stato associato a elementi ben definiti: lo swing, gli standard, le progressioni armoniche e il fraseggio bebop. Era, in sostanza, uno stile riconoscibile.

Oggi, invece, molti musicisti lo interpretano in modo diverso. Più che uno stile, il jazz è visto come un metodo: un modo di fare musica basato su improvvisazione, ascolto, interazione e flessibilità. Questo cambiamento apre possibilità enormi, perché significa che puoi essere “jazz” anche senza utilizzare un linguaggio tradizionale.
Il vero cambiamento: il suono conta quanto le note
Nel jazz classico il percorso era chiaro: prima venivano le note, poi il suono. Nel linguaggio contemporaneo questa gerarchia si è ribaltata. Il suono non è più un semplice “contenitore”, ma diventa parte integrante del discorso musicale.
Di conseguenza cambia anche la domanda che il musicista si pone. Non è più soltanto “che note sto suonando?”, ma piuttosto “come suona quello che sto suonando?”. È una differenza sottile, ma decisiva.
La chitarra come sistema (non solo strumento)
Oggi la chitarra non è più solo lo strumento che hai tra le mani, ma un vero e proprio sistema. Il suono nasce dall’interazione tra chitarra, pickup, effetti, loop station, software e amplificazione.


È proprio in questa “catena del suono” che molti chitarristi costruiscono il loro linguaggio. Musicisti come David Torn o Bill Frisell ne sono esempi evidenti: il loro stile non può essere separato dal modo in cui trattano il suono.

Nuova improvvisazione: non solo linee
Nel jazz tradizionale improvvisare significava soprattutto creare linee melodiche sulle armonie. Questo approccio è ancora valido, ma oggi non è più l’unico. Oggi puoi improvvisare anche con:
- timbro
- spazio
- densità
- trasformazione del suono
In questo senso, improvvisare diventa quasi una forma di progettazione sonora in tempo reale.
3 esercizi pratici per iniziare subito
Esercizio 1: improvvisare con UNA nota. Obiettivo: sviluppare il controllo del suono.
- Scegli una nota (es: LA)
- Suonala per 3-5 minuti
- Cambia solo:
- dinamica
- attacco
- durata
- timbro (pickup, mano destra)
IMPORTANTE: Non cambiare nota. Ti accorgerai che puoi dire moltissimo anche senza “fraseggiare”.
Esercizio 2: primo approccio al looping. Obiettivo: pensare in termini di struttura.
- Registra un loop semplice (anche una sola nota o accordo)
- Suonaci sopra senza pensare a scale
- Lavora su:
- suono
- spazio
- interazione con il loop


Il loop diventa il tuo ambiente sonoro.
Se sei interessato ad approfondire l’utilizzo della loop station ti lascio qui sotto il link alla Masterclass di Alessandro Tuvo.
Esercizio 3: usare il delay in modo creativo. Obiettivo: uscire dall’uso decorativo degli effetti.
- Imposta un delay con ripetizioni evidenti
- Suona frasi molto semplici
- Ascolta come il delay crea:
- ritmo
- stratificazione
- spazio
Stai suonando con l’effetto, non sopra l’effetto.
Ascolti consigliati
Per capire davvero questo approccio, ascolta:
- Rafiq Bhatia → chitarra come suono astratto
- Nels Cline → tra jazz e noise
- David Torn → looping avanzato
- Bill Frisell → spazio e minimalismo
Ti lascio qui una playlist Spotify che ho creato appositamente per permetterti di approfondire il genere.
Come applicarlo nel tuo studio quotidiano
Non serve stravolgere tutto da un giorno all’altro. Puoi iniziare in modo molto semplice, integrando questi concetti poco alla volta nel tuo studio.
Ad esempio, puoi dedicare ogni giorno qualche minuto esclusivamente al suono, mettendo da parte scale ed esercizi tradizionali. Registrarti è fondamentale, perché ti permette di ascoltarti con più distacco. Anche lavorare con pochi effetti (anche uno solo) può essere più che sufficiente, se usato in modo consapevole.
Soprattutto, prova ad ascoltare in modo critico quello che fai: è lì che inizia a emergere un suono personale.
Conclusione
La chitarra jazz oggi è molto più libera rispetto al passato. Non sei più obbligato a scegliere tra tradizione e sperimentazione come se fossero opposti inconciliabili.
Puoi usarle entrambe. E forse la direzione più interessante è proprio questa: smettere di suonare “dentro” un genere e iniziare a costruire un tuo linguaggio.
Se volete approfondire lo studio del jazz è disponibile il corso Jazz Facile dove potrete studiare con me e finalmente suonare con cognizione di causa sugli standard della tradizione.
SCOPRI IL CORSO COMPLETO!
Silvio Capretti
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