di Silvio Capretti
Cari Guitar-Nauti,
Il jazz è uno dei principali linguaggi musicali e per molti chitarristi rimane sempre un miraggio, qualcosa che appare “bello ma irraggiungibile”: nulla di più falso! Silvio Capretti, dopo una serie di articoli sulla chitarra ritmica culminata con la pubblicazione del nostro corso “Funk & Groove”, ci aiuta ora a capire in modo semplice alcuni aspetti dell’universo jazz! Buona lettura! – Claudio.
L’INTERPLAY NELLA CHITARRA JAZZ: OLTRE IL SOLISMO
Nel cuore della musica jazz vive un concetto sottile ma fondamentale: l’interplay. Spesso tradotto come “interazione musicale”, l’interplay rappresenta il dialogo spontaneo tra musicisti durante una performance. Per un chitarrista jazz, padroneggiare l’interplay significa andare ben oltre la semplice esecuzione di assoli brillanti: è ascoltare, rispondere, suggerire e lasciare spazio. In altre parole, è suonare con e non sopra gli altri.
Cos’è davvero l’interplay nella chitarra jazz?
L’interplay è quella “magia invisibile” che trasforma un gruppo jazz in un organismo vivo e coeso, e si manifesta attraverso:
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Scambi tematici improvvisati
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Risposte ritmiche e armoniche
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Dinamiche condivise
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Silenzio significativo (spesso più eloquente di mille note)
Nel contesto della chitarra jazz, l’interplay è particolarmente affascinante: la chitarra può essere armonica, melodica e percussiva allo stesso tempo, e ciò la rende uno strumento chiave nella costruzione di questo dialogo.
Interplay nella pratica: 5 strategie per il chitarrista jazz
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Ascolta più che suonare
L’interplay inizia con l’ascolto. Fissa l’orecchio sul batterista, cattura i movimenti del contrabbasso, anticipa le frasi del sassofono. La tua chitarra deve diventare risposta e provocazione. -
Comping reattivo, non meccanico
Evita pattern rigidi. Cambia voicing, dinamica e ritmo in funzione di ciò che succede attorno a te. Se il solista accelera l’intensità, rispondi con accordi più densi o sincopati. Se invece si ritira, dirada le armonie. -
Conversazioni melodiche
Durante gli assoli, cita frammenti di frase dei tuoi colleghi, sviluppali, trasformali. Questo crea una narrazione collettiva, non solo una somma di monologhi. -
Sii pronto a cedere il focus
L’interplay autentico richiede umiltà. Spesso il miglior contributo chitarristico è un momento di silenzio, un accento ritmico o un accordo sospeso. -
Gioca con l’imprevisto
L’interplay vive di sorprese. Una pausa inaspettata, un cambio di tonalità improvviso o una variazione ritmica possono aprire spazi nuovi. Lascia che l’errore diventi stimolo creativo.
Esempi di interplay da ascoltare
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Jim Hall & Bill Evans – Undercurrent
Una masterclass sull’interazione tra chitarra e pianoforte: frasi che si rincorrono, respiri condivisi, equilibrio tra silenzio e suono. -
Pat Metheny Group – Travels
Metheny costruisce interplay sia orizzontale (tra strumenti) che verticale (tra sezione ritmica e melodia). -
Kurt Rosenwinkel – Deep Song
Frasi che si fondono con quelle del sax, interplay armonico sofisticato e continuo scambio con la batteria.
A questo link ti ho preparato una playlist Spotify contenente 7 album per me indispensabili per capire e comprendere l’interplay. Qui di seguito ti faccio una breve analisi di ogni disco che troverai:
1. Jim Hall & Bill Evans – Undercurrent (1962)
Un duo piano-chitarra intimista e poetico. Hall suona con estrema sensibilità, lasciando spazio a Evans. Le frasi si intrecciano con eleganza, silenzi inclusi.
2. Pat Metheny & Charlie Haden – Beyond the Missouri Sky (1997)
Un interplay profondo e lirico tra chitarra e contrabbasso. Metheny ascolta, guida, ma anche si lascia guidare. Essenziale per comprendere l’interplay melodico e armonico a due.
3. Wes Montgomery – Smokin’ at the Half Note con Wynton Kelly Trio (1965)
Wes interagisce dinamicamente con il trio, cambiando registro e intensità in risposta ai comping del piano e ai groove del basso e batteria.
4. Kurt Rosenwinkel – The Next Step (2001)
Interplay moderno, ricco di layering. Rosenwinkel lavora come architetto sonoro in un gruppo che si muove come un’entità unica, tra improvvisazione libera e interplay strutturato.
5. Julian Lage – Arclight (2016)
Trio chitarra–basso–batteria. Lage gioca con le dinamiche, risponde al batterista in tempo reale e costruisce un groove elastico e conversazionale.
6. John Scofield – EnRoute (Live) con Steve Swallow e Bill Stewart (2004)
Groove, interplay e swing moderni. Scofield reagisce in tempo reale a ogni accento ritmico o armonico del trio, con ironia e controllo.
7. Joe Pass – Virtuoso (1973)
Anche da solo, Joe Pass riesce a creare interplay interno tra linea di basso, armonia e melodia. Un ottimo ascolto per imparare a pensare “multistrato”.
Conclusione
Per un chitarrista jazz, padroneggiare l’interplay è un segno di maturità artistica. Significa smettere di “parlare da soli” e iniziare a costruire una conversazione musicale vera e propria. È qui che nasce la magia del jazz: nell’imprevedibile, nell’ascolto reciproco, nella co-creazione del momento.
Quindi la prossima volta che suoni, chiediti: Sto contribuendo al dialogo o sto solo aspettando il mio turno per parlare?
Se vuoi approfondire lo studio del jazz è disponibile il corso Jazz Facile nel quale potrai studiare con me e finalmente suonare con cognizione di causa sugli standard della tradizione.
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Silvio Capretti
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