Seleziona una pagina

di Silvio Capretti

 

Cari Guitar-Nauti,

Il jazz è uno dei principali linguaggi musicali e per molti chitarristi rimane sempre un miraggio, qualcosa che appare “bello ma irraggiungibile”: nulla di più falso! Silvio Capretti, dopo una serie di articoli sulla chitarra ritmica culminata con la pubblicazione del nostro corso “Funk & Groove”, ci aiuta ora a capire in modo semplice alcuni aspetti dell’universo jazz! Buona lettura! – Claudio.


 

 

IL SUONO DELLA CHITARRA JAZZ:

Un viaggio tra strumentazione e tecnica

di Silvio Capretti

 

 

Il suono della chitarra jazz è uno dei più affascinanti e riconoscibili nel panorama musicale. Morbido, caldo, raffinato ma anche espressivo e sofisticato, questo suono è il risultato di una combinazione equilibrata tra strumenti selezionati con cura e uno stile esecutivo sviluppato nel tempo con sensibilità e consapevolezza. In questo articolo esploreremo il suono della chitarra jazz da due prospettive fondamentali: la strumentazione e la tecnica esecutiva (o “playing”).

1. La Strumentazione

 

La Chitarra

Storicamente, il jazz ha fatto ampio uso di chitarre hollow body (a cassa vuota), spesso con pickup single coil o humbucker a bassa uscita. Questi strumenti, come la Gibson ES-175 o la archtop D’Angelico, offrono un suono caldo e avvolgente, perfetto per il jazz tradizionale e bebop. Il legno e la costruzione archtop con tavola armonica bombata contribuiscono a un attacco morbido e un sustain controllato.

Nel jazz moderno, si è fatto spazio anche a chitarre semi-hollow o addirittura solid body, soprattutto nei contesti di jazz fusion o sperimentale, dove il suono necessita di più sustain, attacco e possibilità timbriche (es. Fender Telecaster, Gibson ES-335, Ibanez Artist).

I Pickup e il Setup

Il tipo di pickup incide enormemente sul suono jazz. I pickup humbucker sono i più utilizzati per la loro capacità di smorzare le alte frequenze taglienti e di dare corpo alle note. Alcuni chitarristi jazz montano pickup flottanti, che non toccano il corpo della chitarra per preservare la risonanza acustica.

L’equalizzazione dell’amplificatore è generalmente regolata per enfatizzare i medi e ridurre le alte frequenze, mentre la distorsione viene ridotta al minimo (se non totalmente eliminata), per mantenere il suono pulito e intellegibile.

Amplificatori

L’amplificatore ideale per il jazz è trasparente, dinamico e pulito. Molti jazzisti usano amplificatori a transistor, come i famosi Polytone, per il loro suono caldo, compatto e fedele. Tuttavia, alcuni preferiscono l’amplificazione valvolare, che introduce una lieve compressione naturale e un calore timbrico particolarmente piacevole.

Alcuni moderni chitarristi jazz utilizzano anche sistemi digitali o simulatori di amplificatore, purché offrano un suono naturale e dettagliato.

2. Il Playing: Come si Costruisce il Suono con le Mani

 

Tecnica Mano Destra

Il chitarrista jazz tende a usare il plettro in modo morbido e controllato, spesso inclinato per ammorbidire l’attacco. Alcuni chitarristi storici (come Wes Montgomery) usavano esclusivamente il pollice, ottenendo un suono particolarmente rotondo e caldo, privo dell’attacco metallico del plettro.

Lo swing del fraseggio, cioè la suddivisione ritmica con accenti irregolari e un andamento “ondeggiante”, è centrale nel jazz, così come l’articolazione legata (legato) e la dinamica.

Voicing e Armonia

Nel jazz, la chitarra è spesso usata per il comping, ovvero l’accompagnamento armonico. Questo richiede una padronanza di voicing complessi (accordi con settime, none, tredicesime, alterazioni) e spesso una scelta selettiva delle note per lasciare spazio agli altri strumenti.

Le note basse vengono omesse, lasciando al contrabbasso la loro gestione, e si privilegiano gli intervalli come: terze, settime e le tensioni. Il tutto suonato spesso con ritmiche sincopate.

Fraseggio Melodico

Nel fraseggio solista, il chitarrista jazz attinge a scale modali, arpeggi estesi e pattern cromatici, costruendo frasi articolate e sofisticate. Il controllo del vibrato, del bending minimo, e della dinamica frase per frase contribuisce a un suono personale e vivo.

Interazione e Ascolto

Infine, un elemento essenziale del suono jazz non viene dallo strumento, ma dall’ascolto attivo (interplay). Il chitarrista jazz si adatta continuamente all’ambiente musicale: accompagna con discrezione, risponde ai solisti, dialoga con gli altri componenti, e lascia spazio al respiro musicale.

 

Conclusione

Il suono della chitarra jazz nasce da un dialogo costante tra strumento e intenzione musicale. Non è solo una questione di chitarra “giusta” o di tecnica perfetta, ma di equilibrio tra il mezzo e l’espressività personale. Ogni grande chitarrista jazz — da Joe Pass a Pat Metheny, da Jim Hall a Julian Lage — ha trovato il proprio suono, spesso unico e riconoscibile.

Per chi si avvicina a questo mondo, il consiglio è di ascoltare molto, sperimentare con il proprio tocco e lasciarsi guidare dal gusto, più che da regole rigide. Perché, come spesso accade nel jazz, il suono più autentico è quello che viene da dentro.

Se volete approfondire lo studio del jazz è disponibile il corso Jazz Facile dove potrete studiare con me e finalmente suonare con cognizione di causa sugli standard della tradizione.

 

 

SCOPRI IL CORSO COMPLETO!

 

 

Silvio Capretti

 

 

Qui i miei contatti:

Instagram: https://www.instagram.com/silviocapretti/

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UC4ZsZx-hzAMqvTa0I7dTDbQ

Facebook: https://www.facebook.com/silvio.capretti/

 

 

TI È PIACIUTA QUESTA LEZIONE? CONDIVIDILA SUI SOCIAL NETWORK 

E LASCIA UN COMMENTO QUI SOTTO!