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di Filippo Vaglio

 

Cari Guitar-Nauti,

Poteva mancare una serie di articoli dedicata al blues? Certamente no! E proprio per dimostrare che si tratta di un genere vivo e vegeto, abbiamo affidato il compito al giovane e talentuoso chitarrista blues Filippo Vaglio, che ci farà appassionare con pillole nello stile di varie leggende della chitarra, in questa rubrica “I got the blues”!


 

 

JIMI HENDRIX E IL BLUES: RED HOUSE

 

 

Nel cuore pulsante della scena musicale degli anni ’60, pochi artisti hanno lasciato un’impronta indelebile come Jimi Hendrix. All’interno del suo vasto repertorio composto nell’arco di soli otto anni, dal 1962 al 1970, uno dei brani che più riesce a catturare l’essenza del suo talento è sicuramente Red House. Composto nel 1966, questo brano rappresenta forse la più importante testimonianza del legame profondo di Hendrix con il blues, un genere che ha influenzato gran parte della sua carriera.

 

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VITA

James Marshall “Jimi” Hendrix nasce il 27 novembre 1942 a Seattle, Washington. Sin da piccolo mostra un interesse precoce per la musica, suonando una chitarra acustica economica che il padre gli aveva comprato per 5 dollari. La sua passione per la musica cresce negli anni dell’adolescenza, quando inizia a suonare in vari gruppi locali.
Dopo un breve periodo nell’esercito durante il quale conosce il bassista Billy Cox, Hendrix si trasferisce a New York, dove diventa chitarrista di supporto per artisti come Little Richard, The Isley Brothers e Curtis Knight, ma nonostante il suo indiscutibile talento fatica a trovare un posto come solista negli Stati Uniti.
La svolta arriva nel 1966, quando Jimi si trasferisce a Londra e forma il gruppo The Jimi Hendrix Experience con al basso Noel Redding e alla batteria Mitch Mitchell. I tre catturano rapidamente l’attenzione con le loro performance ed il loro stile innovativo. Il loro album di debutto, Are You Experienced, pubblicato nel 1967, contiene brani dal calibro di Purple Haze e Hey Joe.
Negli anni successivi alla pubblicazione del primo album il trio di Hendrix continua a innovare con nuove uscite come Axis: Bold as Love e Electric Ladyland.
Hendrix raggiunge l’apice della sua carriera quando a Woodstock, nel 1969, esegue la sua versione dell’inno nazionale americano, dando vita ad una delle esibizioni più iconiche della storia della musica.
Dopo la dissoluzione della band The Jimi Hendrix Experience, forma i Band of Gypsys, con i quali inizia a esplorare delle sonorità sempre più funky.
La sua vita viene tragicamente interrotta il 18 settembre 1970, quando muore a Londra a soli 27 anni a causa di un mix di alcool e pillole per l’insonnia rivelatosi letale.

 

STRUMENTAZIONE

La chitarra più iconica associata a Hendrix è senza dubbio la Fender Stratocaster. Jimi preferiva le Stratocaster degli anni ’60, in particolare quelle destrorse, che girava per adattarle al suo modo di suonare da mancino. Alcuni dei suoi modelli più celebri includono la Stratocaster bianca usata a Woodstock e la famosa Black Beauty.
Oltre alle sue fidate Fender, Jimi ha utilizzato una Gibson Flying V del 1967 decorata con motivi psichedelici durante il periodo con i Band of Gypsys, ed è stato visto esibirsi con una Gibson SG a 3 pickup al Dick Cavett Show nel 1969.
Hendrix è inoltre stato uno dei primi a utilizzare amplificatori Marshall da 100W che contribuivano a creare il suo suono potente ma sempre ricco di headroom. I suoi amplificatori, infatti, anche se spinti a volumi particolarmente elevati, non distorcevano, garantendogli così un suono sempre pulito, ottimo come base per i suoi pedali.
In alcuni contesti, specialmente in studio, Jimi ha utilizzato anche il Fender Twin Reverb.
A livello di effettistica Il wah-wah è sempre stato uno degli effetti più distintivi usati da Hendrix insieme al Dallas Arbiter Fuzz Face, essenziale per il suo suono distorto e aggressivo. Questo pedale di distorsione gli permetteva di esplorare una vasta gamma di timbri, dal leggero overdrive a distorsioni intense solamente girando il potenziometro del volume della sua chitarra.
Jimi ha utilizzato anche l’Uni-Vibe per creare suoni di modulazione unici, simili a quelli di un Leslie. Questo effetto è presente in brani come Machine Gun.
Infine l’Octavia, sviluppato dal suo tecnico Roger Mayer, permetteva a Hendrix di aggiungere un’ottava alta al suono della sua chitarra, dando un timbro distintivo ai suoi assoli come nel caso di Purple Haze.

 

RED HOUSE: IL RIFF

Il riff introduttivo di Red House è un classico esempio di blues nella sua forma più pura. Utilizzando la sua Fender Stratocaster, Hendrix esegue un fraseggio basato sulla scala pentatonica blues di Si bemolle, che stabilisce subito un’atmosfera malinconica. La struttura semplice ma efficace permette alle poche battute che precedono l’inizio del testo di essere immediatamente riconoscibili e coinvolgenti, dimostrando la maestria di Hendrix nel catturare l’essenza del blues.

 

TAB INTRO (Eb, Ab, Db, Gb, Bb, eb)

 

La struttura di “Red House” è abbastanza lineare, caratterizzata dall’alternanza di parti cantate e assoli di chitarra, con un’introduzione e una conclusione strumentale.
Da notare anche la coda strumentale dove Hendrix riprende il tema principale e chiude il brano in modo deciso.

 

TAB FINALE (Eb, Ab, Db, Gb, Bb, eb)

 

IL BLUES DI HENDRIX

 

Il blues di Hendrix è sempre stato caratterizzato da una combinazione unica tra gli elementi tradizionali del genere e le innovazioni personali che lo distinguono nettamente dai suoi contemporanei.
Jimi prende le radici del blues basate su strutture semplici e progressioni di accordi tradizionali (I, IV, V), e le arricchisce con la sua tecnica chiaramente influenzata da maestri del genere come Muddy Waters e B.B. King, portando il tutto ad un nuovo livello, integrando effetti sonori e tecniche a volte anche abbastanza complesse.
Da sottolineare l’utilizzo frequente del feedback, della distorsione e del wah per creare suoni dal carattere psichedelico che arricchiscono la sua musica, apprezzabili proprio nel caso di Red House.
Il suo fraseggio è altrettanto unico, caratterizzato da un uso creativo delle scale pentatoniche maggiore e minore, intervallate da bending, trilli e hammer-on/pull-off.

 

 

 

Al prossimo articolo!

 

Filippo Vaglio

 

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