GEAR E STRUMENTAZIONE
di Pierpaolo Bruschi
In molti miei video potresti aver notato un amplificatore un po’ particloare, con un aspetto decisamente retrò, che non rientra tra i più blasonati e celebri marchi internazionali. Si tratta dei miei amplificatori valvolari preferiti, e sono infatti italianissimi. Finora non vi ho mai parlato diffusamente di questi gioiellini di artigianato, ho quindi pensato che fosse giunto il momento di farlo. Ma forse è ancora meglio lasciar parlare chi questi amplificatori li concepisce e costruisce: di seguito trovate quindi il racconto di Pierpaolo Bruschi, che ci spiega come è nata e si è sviluppata questa interessantissima realtà e le principali caratteristiche di questi scatolotti. Buona lettura!
Claudio
LA STORIA DI BREACH AMPS
di Pierpaolo Bruschi
Breach Amps (che trovi online a questo link) nasce nel 2008 per passione e per sfida ma anche con una componete di esigenze personali.
Avendo infatti ripreso a suonare dopo anni, mi ero ritrovato con una testata troppo potente e troppo ingombrante, adatta a situazioni live differenti dalle odierne esigenze dei piccoli locali o pub. Dopo aver provato insoddisfacenti alternative e avendo sperimentato l’autocostruzione del primo speaker cabinet, decisi di passare alla realizzazione del primo ampli, ovviamente valvolare. Partii con un progetto semplice, un classico 5 watt con valvola finale singola: dopo vari tentativi finiti nel nulla riuscii a dare suono al primo circuito, e da lì fu una continua evoluzione che prosegue ancora oggi.
L’obiettivo che volevo perseguire nel mio progetto era quello di contenere peso e ingombro senza rinunciare non tanto alla potenza, quanto all’efficienza del prodotto, cercando per quanto possibile di creare a livello sonoro un mio tratto riconoscibile e non limitarmi al solito clone più o meno rivisitato.
La mia passione per l’arte e il design mi spinse in quella direzione anche dal punto di vista estetico e dopo i primi anonimi shield mi misi a studiare un design che fosse inconfondibile, unico, e così presi spunto da un mito che ha accompagnato parte dei sogni dei ragazzi della mia generazione, quelli che nei primi anni ’90 avevano vent’anni: la Lancia Delta Integrale, detta il Deltone, iconica automobile sportiva simbolo di quel periodo. Mi lasciai ispirare dalla griglia del radiatore per realizzare il design frontale degli ampli, e la Muddy fu la mia prima testata ad adottare questo tipo di soluzione estetica.

La Muddy
L’idea e il look piacquero molto, dal punto di vista del sound avevo già avuto pareri entusiasti: era una strada difficile ma quella giusta da percorrere.
Tramite l’attività promozionale ebbi l’occasione di entrare in contatto con Heggy Vezzano, per il quale realizzai su sue specifiche indicazioni un custom amp che lo avrebbe accompagnato in tour con Emma Marrone e successivamente con Nina Zilli, Giuliano Palma e Francesco Renga. Visto il successo decisi di mantenere il progetto dal quale prese vita la Fulvia e che determinò il passaggio a una produzione più standardizzata di quella che era stata fino a quel momento.

La Fulvia
Avevo ormai trovato la mia identità timbrica, il punto di partenza per sviluppare una gamma tenendo come riferimento caratteristiche fisse che distinguevano il mio tipo di approccio verso il mondo dell’amplificazione. Un sound a metà strada tra vintage e moderno, i circuiti montati su eyelet board come si faceva nella golden era, ma con una cura particolare nei layout, nella disposizione e soprattutto nella ricerca dei componenti, in modo da garantire la massima perfomance e affidabilità. I tratti distintivi sono indubbiamente elevata fluidità e dinamica, dovute a scelte costruttive come il bias catodico e la preferenza del monocanale, per mantenere una circuitazione semplice e aumentare la reattività. Fra loro i modelli si differenziano principalmente per la quantità di guadagno: si parte da un progetto con un’ottima tendenza al pulito come il Blues Cream’s King per finire con una testa “crunchettosa” ispirata ai suoni rock anni Settanta come la Stratos.

Il Blues Cream’s King a cuore aperto
Un altro punto di fondamentale importanza per l’ottimizzazione del risultato timbrico finale è la scelta dello speaker: fin dagli esordi ho sviluppato i miei progetti utilizzando i Jensen perché si adattavano più di altri alle caratteristiche dei miei lavori. Non esiste uno speaker che giri bene su tutti i tipi di circuito e che sia pertanto ottimale a prescindere: ogni tipo di progetto vuole il suo e questa parte dello sviluppo richiede un’accurata ricerca. Questo importante (e maniacale!) passaggio giunse all’attenzione della casa madre e Jensen decise di contattarmi per iniziare una partnership e inserirmi sulla pagina dedicata agli official builders (che trovi qui) tra i colossi dell’amplificazione.
Il marchio, nella nicchia dei costruttori boutique, ha raggiunto con gli anni una notorietà internazionale grazie anche alla collaborazione con alcune importanti manifestazioni musicali, dandomi la possibilità di avvicinarmi a chitarristi di fama mondiale e regalandomi l’enorme soddisfazione di sentirli suonare sui miei amplificatori.

Kirk Fletcher con il Blues Cream’s King
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