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di Filippo Vaglio

Cari Guitar-Nauti,

Poteva mancare una serie di articoli dedicata al blues? Certamente no! E proprio per dimostrare che si tratta di un genere vivo e vegeto, abbiamo affidato il compito al giovane e talentuoso chitarrista blues Filippo Vaglio, che ci farà appassionare con pillole nello stile di varie leggende della chitarra, in questa rubrica “I got the blues”!


 

 

MARCUS KING RIACCENDE IL BLUES

 

Nel South Carolina è nata una fiamma che oggi brucia nel cuore del blues moderno: Marcus King. Voce ruvida, prodigio della chitarra e un’anima intrisa di soul, gospel e polvere del Sud. Non è solo un giovane talento: è una scossa, un ritorno alla musica vissuta, sentita, urlata. Marcus King non rievoca il blues, lo riaccende.

 

Marcus King Outlines Marcus King Band Goes Back to Class Tour 2025, New Spring Dates

 

Biografia

 

Marcus King nasce l’11 marzo 1996 a Greenville, South Carolina, in una famiglia dove la musica è più un destino che una scelta. Con un padre chitarrista blues e generazioni di musicisti alle spalle, Marcus cresce circondato da chitarre, amplificatori e gospel. Impara a suonare quasi prima di parlare, e già da bambino si esibisce nei locali con il padre, assorbendo l’atmosfera viva e autentica delle notti blues del Sud.

La Marcus King Band

Durante l’adolescenza la musica diventa il suo unico pensiero: blues, southern rock, soul, country e perfino jazz finiscono nel suo vocabolario musicale. A 17 anni forma The Marcus King Band, un gruppo dal suono potente, sporco e autentico.
Il primo album, Soul Insight (2015), mette subito in mostra la sua tecnica impressionante e una maturità sorprendente.
Seguono l’album omonimo The Marcus King Band (2016), che lo consolida sulla scena americana, e soprattutto Carolina Confessions (2018), dove per la prima volta emerge in modo più profondo l’identità artistica del giovane Marcus.

L’esperienza solista

Dopo tre album con la band, Marcus sente il bisogno di esplorare strade più intime. Nel 2020 pubblica il suo primo album solista, El Dorado, prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys. Il disco è un punto di svolta: meno jam, più cuore. Soul, country, ballate e atmosfere vintage incontrano una produzione elegante e moderna. L’album arriva al numero uno nelle classifiche blues e ottiene una nomination ai Grammy come Best Americana Album.
Nel 2022 arriva Young Blood, un disco più crudo e sfacciato, ancora una volta prodotto da Auerbach. Qui Marcus torna alle radici rock con riff pesanti, groove anni ’70 e testi che parlano di fragilità, dipendenze e pressioni emotive. È un album che non nasconde nulla, che graffia.
Il capitolo successivo, Mood Swings (2024), rappresenta il suo lavoro più introspettivo: un viaggio emotivo segnato da vulnerabilità, crescita personale e desiderio di trasformazione. La voce, la scrittura e la produzione mostrano al mondo quanto Marcus sia un artista completo, non più solo un fenomeno della chitarra.

Il ritorno con la band

Nel 2025 Marcus King torna con il suo gruppo originale per dare vita a Darling Blue, il primo album dei The Marcus King Band dal 2018. Questo disco è una sorta di “lettera d’amore” alla sua terra d’origine, le Blue Ridge Mountains del South Carolina, e rappresenta un riavvicinamento alle radici: southern rock, country, soul si mescolano in un’atmosfera calda e vissuta.

Oggi Marcus King è considerato una delle figure più autentiche e potenti della nuova scena americana. Dal South Carolina al panorama internazionale, Marcus non ha solo trovato la sua strada: l’ha incendiata di blues, anima e verità.

 

Strumentazione

Marcus King dà vita al suo suono tramite una chitarra che è ormai diventata leggendaria a tal punto da essere riprodotta con un esemplare signature da Gibson: la sua Gibson ES‑345 del 1962, soprannominata Big Red. Questa chitarra semi-hollow, con pickup PAF, gli permette di ottenere quel timbro caldo, ricco di armoniche, tipico del blues più intenso. Sul palco e in studio, Marcus non ama cambiare troppo strumento: sebbene talvolta utilizzi una Gibson Les Paul, una Gibson SG o dei modelli Stratocaster e Telecaster vintage, la ES‑345 resta il cuore del suo suono, quello che identifica immediatamente la sua voce chitarristica.
Negli ultimi anni Marcus è stato visto esibirsi anche con una particolare Gibson Barney Kessel.

Per quanto riguarda l’amplificazione King predilige il calore delle valvole. Nella maggior parte delle sue esibizioni live utilizza le sue testate signature Orange MK Ultra, spesso in stereo per ottenere un suono pieno e dinamico che riempie il palco. Per alcuni timbri più vintage, integra anche un combo Fender Super Reverb degli anni ’60.

La sua pedalboard è essenziale: include un wah, un overdrive Ibanez Tube Screamer, chorus, tremolo, delay, riverbero e fuzz.
Le corde che preferisce sono Elixir, set medi, che contribuiscono a mantenere brillantezza e definizione anche dopo qualche utilizzo.

La filosofia è chiara: legno, valvole e dinamica delle mani sono gli strumenti principali, mentre gli effetti aggiungono solo lievi sfumature. Questa combinazione gli permette di ottenere un suono vero, vivo e immediatamente riconoscibile.
Seguendo questo link puoi trovare un rig rundown molto recente di Marcus King.

 

Rig Rundown: Marcus King | frontman.cz

 

The Well

Andiamo ora ad analizzare uno dei brani più conosciuti di Marcus King.
The Well è il primo singolo tratto dal debutto solista di Marcus, l’album El Dorado, e con questo brano King fa un omaggio diretto alle sue radici legate al blues elettrico, southern rock e soul.
Il testo racconta di un’infanzia segnata da fatica, lavoro duro e precetti religiosi: “non c’era riposo finché il lavoro non era finito”.

Musicalmente The Well è un blues‑rock ruvido e diretto, con un riff elettrico graffiante che guida la traccia insieme a una voce roca, intensa e “vissuta”.
Non manca quel senso di gospel, che emerge soprattutto grazie alla produzione di Dan Auerbach e alla presenza di una traccia di organo a dar vita a un’atmosfera molto particolare.

Il risultato è una canzone che suona onesta: niente fronzoli digitali, ma suono vivo, grezzo, fatto di legno, corde, amplificatori. È un blues contemporaneo che rispetta le radici e che suona autentico.

 

Tab Intro

 

It’s Too Late

It’s Too Late apre l’album Young Blood (2022), e fin dall’inizio stabilisce il tono dell’intero progetto. In un momento personale molto difficile per King segnato da dipendenze e dolore, questa canzone emerge come un momento di rottura e consapevolezza.
King stesso ha raccontato che It’s Too Late fu il primo brano scritto durante le sessioni dell’album Young Blood, e il risultato è quello di una traccia che immediatamente mostra la potenza, oltre che di Marcus, anche della sezione ritmica, e introduce chi ascolta al mondo emotivo e musicale del disco.

Musicalmente, It’s Too Late parte con una ritmica energica e incisiva, per certi versi simile a quella di The Well, con un riff deciso che getta le basi per un rock robusto, diretto e viscerale. La sezione ritmica e la produzione tipiche del sound robusto e sporco del rock classico, ma riviste in chiave moderna, creano un’atmosfera di tensione.

Ciò che lascia sbalorditi di questa traccia a parer mio è il solo.
Se fino ad ora abbiamo visto un Marcus King molto blueseggiante e per certi versi tranquillo, è qui che il suo playing lascia a bocca aperta.
Il solo inizia “piano” se così si può dire, ma è verso la fine che King si scatena con lick di pentatonica velocissimi in pieno stile Joe Bonamassa. Per non parlare dei passaggi che fa live al Crossroads Festival 2023 che trovi a questo link…

 

Tab Primo Solo

 

 

 

Tab Secondo Solo (Pentatonic Runs)

 

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Al prossimo articolo!

 

Filippo Vaglio

 

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