OLDIES BUT GOLDIES
di Andrea Bonamigo
Cari Guitar-Nauti,
torna “Oldies but Goldies”!
Andrea Bonamigo, che definirei il nostro rigattiere e antiquario musicale di fiducia, ci racconta le meraviglie della strumentazione di nicchia del passato, dal vintage classico agli strumenti etnici non convenzionali. Io per primo sono curiosissimo di vedere ogni volta cosa ci propone. Buona lettura! – Claudio.
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IL MANDOLINO
Se come me siete soliti frequentare i mercatini dell’usato, più volte vi saranno comparsi sotto il naso. Ahimè, in tempi odierni, spesso accomunati da un’aria un po’ triste e dismessa, spesso relegati ad arredo in qualche vecchio salotto e mai abbastanza valorizzati nella loro dimensione musicale. Sono i mandolini.
Eppure il mandolino porta con sé una storia importante non solo per il nostro paese, ma anche per altre nazioni: Spagna, Portogallo, Irlanda, se vogliamo rimanere entro i confini Europei. Ma è oltreoceano che il mandolino vivrà una seconda nascita.
Seconda nascita che ci porta negli Stati Uniti dei primi anni del Novecento, quando con l’emigrazione di massa di molti italiani verso il nuovo continente vengono portate tradizioni artigianali che lì troveranno nuova linfa, nuove commistioni. E come vedremo non sono rare anche le escursioni nella musica rock, talvolta insospettabili, in mano ad alcuni tra i nostri beniamini della chitarra.
STORIA NOSTRANA
Databile intorno al 1600, il mandolino prende la sua iniziale forma a partire dal Mezzogiorno, con epicentro a Napoli, come evoluzione dell’oud, suo lontano parente proveniente dalla Persia da cui il mandolino ereditò le corde disposte “a coppia”, per ottenere una maggiore risonanza e ricchezza timbrica. Dall’oud, il mandolino eredita anche la tipica cassa di risonanza a goccia, formata da doghe curvate, con l’implemento di un manico con tastiera temperata.

L’oud, antico antenato del mandolino
Di origine tipicamente popolare, il mandolino nasce e cresce attraverso la gente e le situazioni di tutti i giorni. Questo a partire soprattutto dalle sue dimensioni contenute, che lo rendono uno strumento facilmente trasportabile e dal costo relativamente contenuto, perfetto per contesti di folklore e di intrattenimento in grado di venire incontro anche alle classi sociali più povere.
Le umili origini non gli impediranno, tuttavia, di emanciparsi nei secoli a venire fino a presenziare nei piani più alti della musica classica: ne sono esempio alcuni concerti per mandolino di Antonio Vivaldi, per passare anche a escursioni fuori dallo Stivale come nel caso dell’Adagio per mandolino e pianoforte in Mi Maggiore di Beethoven.
Solo nel 1975, non senza passare tramite grandi artisti dello strumento, viene ufficialmente aperta la prima cattedra per mandolino al conservatorio di Padova, presieduta dal maestro Giuseppe Anedda. Un percorso, quello del mandolino, che ancor oggi trova riscontro in Italia nel mondo della musica folk e classica, costituendo una nicchia tanto contenuta quanto, oggigiorno, preziosa nella sua eredità culturale.

Il mandolino napoletano
L’AMERICA E LA SECONDA NASCITA DEL MANDOLINO
È a partire da fine ’800 che il mandolino riscopre se stesso, a migliaia di chilometri dalla propria terra natìa, per mezzo di flussi migratori che vedono milioni di italiani spostarsi negli Stati Uniti, in cerca di lavoro e di un futuro migliore. Uno strumento che, come abbiamo detto prima, ha fatto virtù di una facile trasportabilità durante questi lunghi viaggi, che vedevano New York come principale destinazione.
È con l’arrivo di sempre più italiani che, anche negli Stati Uniti, cresce una vera e propria domanda interna per lo strumento, richiesto sia da connazionali nostalgici che da musicisti alle prese con vecchi mandolini ormai deteriorati, senza poter ancora contare su liuterie specializzate nelle riparazioni. Il primo importante capitolo del mandolino americano è stato infatti scritto da un italiano, Giuseppe Pettine, immigrato che a Rhode Island pubblicò nel 1896 sei antologie per la costruzione di mandolini; prezioso materiale informativo che diede ufficialmente il via ai primi esperimenti e produzioni da parte di artigiani americani.
Di lì a poco, un certo liutaio di nome Orville Gibson, sfida se stesso estendendo la sua produzione di strumenti a corda a questa nuova, crescente moda: è il 1898 quando viene così ufficialmente depositato il suo primo brevetto per la produzione di un mandolino. Un mandolino marchiato Gibson, che diventerà simbolo della vita parallela dello strumento oltremanica e che porterà con sé nuove, personalissime scelte costruttive che lo differenzieranno notevolmente dal mandolino italiano.
Il mandolino americano, paradossalmente, ebbe maggior impiego confronto ai nostri confini nazionali, in generi musicali tra i più disparati come il bluegrass, il jazz e il ragtime. E, come vedremo, persino nel rock.

Un mandolino Gibson F-9
ANATOMIA DELLO STRUMENTO
Il mandolino, in verità, è uno dei tre fratelli che compongono una vera e propria famiglia. Gli altri volti di questa famiglia sono la mandola e il mandoloncello, fratelli maggiori che con un diapason più lungo permettono di coprire registri più bassi, alla stregua di quanto accade nel mondo degli archi con violino, viola e violoncello. Fratelli maggiori che hanno goduto di una fortuna minore confronto al mandolino, che ha fatto grande virtù della sua compattezza e trasportabilità senza precludere anche ai fratelli maggiori un certo fascino, e meritate escursioni nella musica classica e folk.

Un mandoloncello
Composto da otto corde, il mandolino presenta l’accordatura Sol – Re – La – Mi, tipicamente con tre ottave di estensione timbrica. Estensione che difficilmente viene utilizzata nella sua completezza in quanto, per dimensioni, rendono l’utilizzo degli ultimi tasti di difficile esecuzione, con pochissimo spazio per le dita e altrettanta tensione da esercitare!
Notevole è anche la differenza costruttiva tra mandolino italiano e mandolino americano: prima su tutte la cassa di risonanza, passando dalle tipiche doghe arcuate a un fondo piatto, sullo stile di una chitarra. Anche la forma del body si fa più libera: non necessariamente a goccia, ma in forme diverse tra loro con presenza di nuovi, fantasiosi ornamenti. Il foro di risonanza diventa una delle varie possibilità, spesso sostituito da eleganti buche a “f” laterali.
Spontanea è stata l’elettrificazione dello strumento, poco tempo dopo la chitarra elettrica, che ha portato allo strumento la presenza di un pickup ad altezza del manico e i classici potenziometri di tono e volume.
IL MANDOLINO E IL ROCK
Come dicevamo, vari sono stati i capitoli della storia del rock in cui abbiamo potuto ammirare anche il mandolino, chiamato a impreziosire l’arrangiamento di molte canzoni o, talvolta, a ritagliarsi qualche momento solista nei gruppi più eclettici. Tra i casi più illustri, impossibile non citare l’intro di Losing My Religion dei REM, in cui uno splendido mandolino suonato in strumming fa bella mostra di sé anche nel rispettivo videoclip.
Altri esempi sono, rispettivamente, Going To California e The Battle Of Evermore, entrambe estratte dal leggendario quarto album dei Led Zeppelin. Impossibile non menzionare altri casi illustri firmati Rod Stewart, George Harrison, Bruce Springsteen e Demis Roussos (Aphrodite’s Child).

Jimmy Page alle prese con un mandolino in The Battle Of Evermore, in concerto
Quando la prossima volta ci troveremo davanti a un mandolino, doveroso sarà un pensiero sul suo importante ruolo non solo nella storia della musica, ma anche nella storia del nostro amato rock attraverso le sue suggestive escursioni. Escursioni che, chissà, un giorno potremo anche fare nostre attraverso un apprendimento che verrà facilmente incontro al chitarrista più navigato!
Puoi vedere due mandolini in azione a questo link.
Andy Cale
La mia band: www.theselfishcales.com
Canale Youtube: www.youtube.com/c/AndyCale
La mia collezione: https://www.theselfishcales.com/galleria/andy-guitar-collection/
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