OLDIES BUT GOLDIES
di Andrea Bonamigo
Cari Guitar-Nauti,
torna “Oldies but Goldies”!
Andrea Bonamigo, che definirei il nostro rigattiere e antiquario musicale di fiducia, ci racconta le meraviglie della strumentazione di nicchia del passato, dal vintage classico agli strumenti etnici non convenzionali. Io per primo sono curiosissimo di vedere ogni volta cosa ci propone. Buona lettura! – Claudio.
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LA FENDER JAGUAR
Avveniristica, sontuosa, versatile: tre aggettivi che avrà ben avuto in mente Leo Fender nella progettazione della Fender Jaguar, presentata sul mercato nel 1962 e concepita come modello d’élite del marchio, pronta a superare anche Stratocaster e Telecaster nella qualità e versatilità del suono. Eppure la storia ci insegna che la vita della Jaguar è stata tutt’altro che rose e fiori, con addirittura un decennio fuori dai cataloghi Fender. Cos’è successo? E soprattutto, nel suo ritorno: si può dire che la Jaguar abbia fatto pace col pubblico? Un dibattito che, come vedremo, dura ancor oggi!
LA STORIA
Particolare è il contesto che ha portato alla nascita della Fender Jaguar, diretta discendente di un altro modello risalente a pochi anni prima e che è impossibile non menzionare per cogliere la genesi della Jaguar stessa: la Fender Jazzmaster.
È con la Jazzmaster, infatti, che inizia una fase più eclettica del genio creativo di Leo Fender: diviso tra gli entusiasmi del grande successo di Stratocaster e Telecaster da una parte, e le pressanti richieste del comparto marketing dall’altra. Leo Fender stravolge nuovamente le regole del mercato con un design ancora più audace, dalle forme che ricordano il mondo automobilistico di quegli anni e strizzando l’occhio al mondo del jazz a partire dal nome del nuovo modello. Un mondo che fino ad allora era stato impattato in misura decisamente minore dalla rivoluzione firmata Fender nel mondo delle chitarre.

Fender Jazzmaster (fonte: fender.com)
Purtroppo, forse accecato dall’entusiasmo dei precedenti successi, Leo Fender si scontrerà per la prima volta con la sua più grande peculiarità: costruire chitarre senza sapere minimamente suonare una! Se a questo sommiamo la mentalità jazzistica, sicuramente più conservatrice del neonato Rock‘n’Roll, ben più comprensibile risulterà lo scarso successo riscontrato dalla Jazzmaster, reputata troppo “drastica” da un mondo tipicamente conservatore quale era quello del jazz, che affondava radici ben più estese del rock e che, per questo, rimase indubbiamente affezionato al mondo delle chitarre semiacustiche.
Curiosa, sempre col senno di poi, è stata la risposta di Leo Fender allo scarso successo della Jazzmaster: la creazione di un modello ancor più audace, con l’aggiunta di soluzioni che avrebbero reso ancora più difficile il contatto non solo con il jazz, ma anche con il mondo blues e rock.
Corretto fu il tiro del target di riferimento, su evidente premura del marketing: il nuovo modello Fender non viene più dedicato al mondo del jazz, ma al neonato mondo della musica surf, che per il suo giovanissimo percorso poteva essere il genere più recettivo a nuove tendenze e rivoluzioni estetiche.
La Fender Jaguar non bada ad alcun risparmio, piazzandosi sulla vetta del catalogo Fender nel suo anno di uscita: vistose placche meccaniche per migliorare la schermatura, nuovi interruttori per pickup con l’aggiunta di un treble booster, manico dal diapason molto corto e mai azzardato prima che promette diteggiature comode su intervalli anche estesi. Il prezzo? 379 dollari, l’equivalente di circa 3200$ odierni ad avvenuta inflazione.

Alan Jardine (Beach Boys) con la sua Jaguar (fonte: Pinterest)
Parecchie saranno le risorse dedicate al lancio di questa chitarra, passando ad esempio per pubblicità con ammiccanti pin-up girls indossanti Jaguar in spiagge da cartolina. E un endorser d’eccezione: Alan Jardine, affezionato alla Jaguar nei primi anni del fenomeno Beach Boys. Nulla di tutto questo, sommato a vari upgrade in itinere quali binding al manico e segnatasti maggiorati, basterà a portare la Jaguar ai livelli degli altri modelli Fender; in un limbo durato tredici anni, Fender cessa la produzione di Jaguar nel 1975. Un silenzio che durerà poco più di dieci anni.
In questi dieci anni la chitarra elettrica assisterà a una delle più grandi controrivoluzioni della sua storia, aprendo un nuovo capitolo che troverà nella Jaguar – ma anche in varie “altre” Fender – l’emblema del nuovo ruolo di musicista outsider, su cui farà leva tutta la rivoluzione del punk e, a seguire, la new wave e il post punk. Sono gli anni dell’iconoclastia: il chitarrista fugge dal virtuosismo, rifiuta le vie più luccicanti del rock e trova la sua dimensione negli strumenti da pawn shop. Strumenti a buon prezzo, ignorati o snobbati dalle rockstar di quegli anni, che identificavano alla perfezione i nuovi chitarristi-outsider di fine anni ’70, nati dal punk in avanti.
Nomi come Tom Verlaine dei Television, Johnny Marr degli Smiths e occasionalmente The Edge degli U2 riportano sui palchi l’incompresa Fender Jaguar, donando a quest’ultima una nuova prospettiva tra i fan delle nuove sonorità degli anni ’80; un riscatto che porterà la Jaguar a essere nuovamente prodotta da Fender, a partire dal 1986.

Tom Verlaine (Television), tra i pionieri della “rinascita” della Jaguar (fonte: Pinterest)
A inizio anni ’90 la consacrazione, per merito del grunge: la Jaguar si fa portavoce di una nuova generazione di outsider, accomunati da una filosofia simile a quella del decennio precedente ma questa volta provenienti dagli Stati Uniti, precisamente dalla scena di Seattle. È qui che la Jaguar ritorna protagonista in mano a frontman tra i più iconici degli anni ’90: Kurt Cobain su tutti, ma anche James Iha degli Smashing Pumpkins o J Mascis dei Dinosaur Jr. Una seconda ondata che ha permesso alla Jaguar di “far pace” con il suo debutto, con una presenza ininterrotta sul catalogo Fender che le ha concesso anche svariate nuove versioni.
L’ANATOMIA
Ereditando parte delle soluzioni portate dalla Jazzmaster, la Jaguar presenta un’ulteriore aggiunta di soluzioni originali che, a tutt’oggi, rappresentano un caso piuttosto singolare di casa Fender. In quanto a elettronica, poi, possiamo dividere la chitarra in due: la circuitazione standard nella parte destra del battipenna, la circuitazione “jazz/rythm” a sinistra.
La circuitazione standard non è molto diversa da quella che riscontriamo nelle più famose Fender, con una differenza di meccanismo: invece di uno switch a 3 o 5 vie ci troviamo davanti a due interruttori “On/Off”, che accendono e spengono il pickup di pertinenza. Ovviamente, accendendoli entrambi avremo a che fare con il classico suono intermedio dei due pickup in parallelo.
C’è un terzo interruttore: non di un pickup, ma di un treble booster. Un condensatore che spara a manetta le frequenze acute della Jaguar, rendendola tagliente, molto squillante; utile in distorsioni molto robuste o cupe (es. Big Muff), più controproducente nei puliti.

La circuitazione standard al lato destro
Conclude il lato destro la sezione dei potenziometri, due classicissimi Master Volume e Master tono comuni a qualsiasi altra chitarra elettrica.
È nel lato sinistro la più grande innovazione di quei tempi di Fender, iniziata già nella Jazzmaster ed ereditata dalla Jaguar: una circuitazione indipendente, che quando attivata dall’interruttore in alto spegne la circuitazione standard e conferisce alla chitarra un suono più improntato sulle medio/basse frequenze, più morbido e opaco. Una circuitazione che venne evidentemente concepita per strizzare l’occhio ai jazzisti, con un suono congeniale per suoni puliti più vintage, leggermente ovattati. E non solo: se partiamo dal presupposto che la circuitazione standard della Jaguar presenta un timbro piuttosto acuto e squillante – probabilmente il più acuto di tutta la gamma Fender – questa circuitazione “jazz/rythm” può tornare affine a molti per molte altre applicazioni.
In questa configurazione non è possibile selezionare il pickup da usare; completano il tutto due potenziometri perpendicolari del Master Volume e Master Tono, che sostituiscono quelli tradizionali della circuitazione standard.

La configurazione “Jazz/Rythm” del lato sinistro
CONCLUSIONE
Affascinante ed enigmatica, la Jaguar è una chitarra in cui ci si imbatte in primis per l’estetica. Consapevoli di questo, maggiore attenzione sarà da dedicare alla prova di una chitarra tutt’altro che scontata, in grado di stravolgere molte nostre abitudini sia di suono che di feeling al manico.
È per questo motivo, soprattutto per chi è agli inizi o è nuovo a modelli più vintage, che va raccomandato un test approfondito della chitarra, evitando l’acquisto a scatola chiusa che potrebbe rivelarsi potenzialmente “traumatico”!
Una personalità indubbiamente forte, consapevole a Fender stessa: da evidenziare infatti che Fender ha saputo talvolta smussare negli anni i tratti più spigolosi del modello originario, con modelli che riprendono lo shape originario della chitarra ma con soluzioni molto più standard e affini a molti chitarristi moderni, tra cui scalatura e configurazione pickup di tipo più standard. Classic Vibe, Vintera e Vintage Modified i modelli più tradizionalisti; Player e Blacktop le più ergonomiche: sta a te quale strada prendere!

Fender Blacktop Jaguar, esempio più moderno di reinterpretazione Jaguar (fonte: fender.com)
Puoi vedere un esempio con Squier Vintage Modified a questo link.
Andy Cale
La mia band: www.theselfishcales.com
Canale Youtube: www.youtube.com/c/AndyCale
La mia collezione: https://www.theselfishcales.com/galleria/andy-guitar-collection/
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