STRANGER TEACHING
di Stefano Rossi
Cari Guitar-Nauti,
Torna la rubrica “STRANGER TEACHING“!
È come sempre un grande piacere per me dare spazio a Stefano Rossi, qui sulle colonne di Lezioni-Chitarra.it. Stefano è un esperto chitarrista e insegnante, e attraverso questa rubrica ci parla di didattica, di chitarra, di musica in generale ma anche di rapporti umani nell’ambito della formazione. Ma perché “Stranger Teaching”? Perché, a differenza degli articoli dal tenore giornalistico che abbiamo pubblicato finora, lo sguardo di Stefano è molto più ironico, libero nell’espressione, a tratti dissacrante. E alcuni dei temi trattati sono così seri e eternamente irrisolti che l’unico modo per trattarli è, in definitiva, con l’ironia 😉 Buona lettura! – Claudio.
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PERCHÉ NON RIESCO A CORRERE SULLA CHITARRA
La conosciamo bene questa sensazione: dopo una intensa sessione di studio sulla nostra amata chitarra, accendiamo Youtube per prenderci una pausa, clickiamo su uno dei video consigliati e nell’arco di cinque secondi siamo già demoralizzati. Il chitarrista che ci viene proposto sembra volare tra le note con una leggiadrìa degna di una ballerina classica, mentre noi per eseguire “Fra Martino Campanaro” abbiamo una grazia degna di un ippopotamo.

Quelli adulti, intendo. I cuccioli sono TROPPO CARINI!!!!!
Ma come mai, nonostante dedichiamo una buona parte del nostro studio alla tecnica, non riusciamo a “correre” sulla tastiera della chitarra come vorremmo?
Stiamo sbagliando qualcosa? Oppure non siamo portati per lo strumento?
Cerchiamo di sbrogliare la matassa…
JUST A “LITTLE” PATIENCE
Può sembrare scontato, ma meglio far luce immediatamente su questo aspetto che molti ignorano.
Per correre sulla chitarra, serve tanto studio.
Ma tanto.
Se stai pensando allo studio che ti ha portato a prendere 6 nel compito di quella bastarda della prof di matematica… No, non siamo sullo stesso campo da gioco, nemmeno sullo stesso sport.
È difficile per me poter offrire una stima di quanto tempo richiede sapersi muovere in velocità lungo la tastiera della chitarra. Semplificando di molto, penso che si possa riassumere in questo modo:
– mezz’ora di tecnica al giorno per il primo anno di studio (domeniche e alcune festività incluse): quindi 30 minuti per 300 giorni alla settimana per un totale di 9000 minuti, ossia 150 ore.
– quarantacinque minuti di tecnica al giorno per il secondo anno di studio: quindi 45 per 300 giorni alla settimana per un totale di 13500 minuti, ossia 225 ore.
– un’ora di tecnica al giorno per il terzo anno di studio: quindi altre 300 ore.
Siamo arrivati quindi, nei primi 3 anni, a un ammontare di 675 ore di studio centralizzato sulla tecnica. E sono comunque poche, se contiamo il fatto che mediamente anche con studio assiduo dopo 3 anni nessuno è un mostro di tecnica. Probabilmente a questo punto saremo in grado di destreggiarci tra alcuni assoli con qualche parte leggermente più veloce e a eseguire delle ritmiche piuttosto complesse in ambito rock (o metal). Ma quasi certamente siamo ancora lontani dal poter riprodurre fedelmente un brano di Yngwie Malmsteen, Jason Becker o Steve Vai.
Quindi quando guarderai la prossima volta un video in cui vedi un chitarrista che sfreccia come un missile tra le note, ricorda che ogni millisecondo guadagnato in velocità è frutto di centinaia di ore di studio. Questo pensiero servirà sia a capire quanto impegno è stato impiegato dal musicista in questione, sia a spronarti per riprendere immediatamente a suonare.
Ricomincia a studiare proprio ora! Non essere un bradipo!

A meno che tu non sia un cucciolo di bradipo. Sono TROPPO CARINI!!!!!!!!
QUANDO “MEDIUM” È MEGLIO DI “MAXI”
Al di là del “fattore studio”, un aspetto che viene spesso trascurato riguardo la velocità sullo strumento è la differenza tra velocità media e velocità massima.
La velocità media è la velocità a cui riusciamo ad arrivare in ogni circostanza. Dopo un breve riscaldamento, per esempio, o quando siamo nella fase iniziale di studio di un pezzo.
Per renderci conto della nostra velocità media, provate a pensare a quello che riuscite a suonare senza sforzo per un periodo prolungato di tempo (sforzo inteso sia come fisico sia come mentale: quindi in completo rilassamento e magari riuscendo pure a pensare ad altro).
Questo tipo di velocità è quella che ci permette di suonare senza fatica e senza stress. È il tipo di abilità che si raggiunge quando si fa pratica inizialmente con gli accompagnamenti e gli accordi: se riuscite a suonare un semplice brano con 2-3 accordi senza fatica, quella è una dimostrazione della vostra “velocità media”.
La velocità massima invece è ciò che riusciamo a riprodurre per un ristretto intervallo di tempo, impiegando molta energia fisica e mentale e spesso impossibile da eseguire senza un prolungato e adeguato riscaldamento. Per esempio, la parte veloce di un assolo o un passaggio ritmico particolarmente impegnativo.
Queste due tipologie di velocità spesso vengono confuse. Ma soprattutto, nella maggior parte dei casi si tende ad allenare la seconda tipologia rispetto alla prima, dando origine al fenomeno del “virtuosista da camera da letto”. Chiamo così quei chitarristi che, chiamati in causa a suonare davanti ad altre persone, tentano invano di riprodurre qualche passaggio difficile, storpiando il pezzo senza pietà, per poi commentare “Eh quando lo provavo in camera mia mi riusciva perfettamente! Non so cosa mi succede ora, sarà la chitarra settata male/le corde che tirano troppo/la luce che mi disturba/qualsiasi scusa che sposti la responsabilità del mio fallimento su qualcosa che non sia io!”.
Se ci concentriamo solo sull’alzare il nostro livello massimo di velocità, il nostro livello medio rimarrà invariato e questo ci porterà alla situazione descritta sopra.
Come si studiano dunque separatamente queste due velocità?
Molto semplice: per aumentare la velocità media occorre suonare sequenze a bassa velocità per il periodo di tempo più prolungato possibile. In questo caso è meglio riuscire a suonare per cinque minuti ininterrotti alla velocità di 60 bpm piuttosto che per un minuto a 200 bpm. L’aspetto più importante qui è la resistenza mentale allo stress di esecuzione.
Per la velocità massima, molto probabilmente la starai già allenando: varie sequenze alla velocità più alta possibile che ti permetta di non fare errori.
Insegnando chitarra, mi ritrovo per la maggior parte del tempo a ripetere insieme ai miei studenti sequenze che conosco a memoria a velocità più bassa rispetto alla massima che potrei raggiungere. Negli anni questo ha portato a una riduzione del divario tra la mia velocità media e la mia velocità massima, leggermente a discapito di quest’ultima (non corro più come una volta, sono vecchio ormai…). Questo però mi ha permesso di sentirmi più sicuro quando suono, di imbracciare la chitarra facendo meno fatica e, suonando davanti alle persone, di esibirmi con meno stress e difficoltà.
Insomma, quando suono ora mi sento placido come un panda.

Placido, ma non carino come un loro cucciolo. Loro sono TROPPO CARINI!!!!!!!
METODO, METODO E ANCORA… METODO!
Certo, ci vuole tempo. E bisogna differenziare lo studio tra velocità media e massima.
Ma senza un metodo ben definito, non andiamo da nessuna parte.
Se peschiamo a caso tra la miriade di esercizi proposti nel web alla rinfusa, rischiamo di bloccarci in una particolare sequenza per mesi, senza che questo comporti un reale beneficio per la nostra tecnica. Questo perché, come in ogni cosa, esistono dei gesti che vanno sviluppati in un certo ordine per garantire la maggiore efficienza del nostro studio e per darci costantemente soddisfazione.
Come fare dunque le cose con ordine? Molto semplice: affidiamoci a dei metodi per chitarra organizzati (per esempio quello di Claudio, sia web sia cartaceo!) o a un insegnante che ci possa guidare nel percorso gradualmente.
Così facendo potremo ridurre il tempo necessario al raggiungimento del nostro obiettivo e diventare con meno stress dei velocisti sulla chitarra. Altro che ghepardi!

Si vede che sono andato allo zoo questa settimana?
Stefano Rossi
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