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di Filippo Vaglio

 

Cari Guitar-Nauti,

Poteva mancare una serie di articoli dedicata al blues? Certamente no! E proprio per dimostrare che si tratta di un genere vivo e vegeto, abbiamo affidato il compito al giovane e talentuoso chitarrista blues Filippo Vaglio, che ci farà appassionare con pillole nello stile di varie leggende della chitarra, in questa rubrica “I got the blues”!


 

 

 

THE BEATLES: DIZZY MISS LIZZY

 

 

Quando si parla del suono chitarristico dei Beatles, si tende spesso a evocare l’eleganza melodica di George Harrison o la sperimentazione degli anni psichedelici, ma c’è un volto più ruvido, più viscerale della band, che emerge con prepotenza in brani come Dizzy Miss Lizzy.
Ultima traccia dell’album Help! del 1965, questa cover di Larry Williams è molto più di un omaggio al rock n’roll degli esordi.
In un periodo in cui i Beatles cominciavano a virare verso sonorità più sofisticate, Dizzy Miss Lizzy resta lì a ricordarci da dove tutto è cominciato: tre accordi, un amplificatore acceso e la voglia di fare rumore. Ed è proprio in questo rumore che la chitarra trova, ancora una volta, la sua voce più sincera.

 

INTRO E RIFF

L’introduzione di Dizzy Miss Lizzy è un colpo dritto allo stomaco: nessun fronzolo, nessuna introduzione melodica. È costruito su un classico giro di rock’n’roll, ma eseguito con un’aggressività e una distorsione che rimanda alle prime registrazioni della band.

La ritmica, suonata da John Lennon, è costruita sulla tonalità di La maggiore, che non viene suonato nella sua forma classica ma tramite un power chord, in modo da garantire un suono ancora più sporco alla registrazione.
Le parti soliste di George Harrison, invece, non sono lunghe né particolarmente articolate, ma svolgono un ruolo chiave nel dare al brano il suo carattere sporco e diretto. Sono l’esempio perfetto del suo stile nei primi anni dei Beatles: essenziale, radicato nel linguaggio del blues, ma sempre molto attento a non rubare la scena alla voce.
Dal punto di vista tecnico, il riff, in particolare la parte di Harrison, è semplice nella struttura, ma ciò che lo rende efficace è il feeling con cui George lo attacca, leggermente sgranato, con una saturazione naturale garantitagli dal suo amplificatore tirato al massimo.

I ripetitivi bending di Harrison sulla corda di Si ed il ritmo martellante creato da Lennon impongono un groove incalzante, tipico del rock n’roll anni 50.

Da non dimenticare la batteria di Ringo, secca e diretta, che accompagna come un metronomo la band, ed il basso di McCartney che tiene tutto insieme con solidità.

L’effetto complessivo è ipnotico: Dizzy Miss Lizzy non lascia respirare, e il suo riff si pianta nella testa come pochi altri.

 

TAB

 


STRUMENTAZIONE

Durante le registrazioni di Dizzy Miss Lizzy George Harrison ha utilizzato una Gretsch Country Gentleman del 1966 collegata direttamente senza l’utilizzo di alcun effetto ad un Vox AC30 con volume al massimo.
John Lennon, invece, ha utilizzato una Rickenbacker 325 del 1964 collegata ad un Vox AC15. Anche in questo caso il suono della chitarra non è stato modulato da alcun effetto.

In una versione live della Plastic Ono Band registrata a Toronto nel 1969 è possibile vedere Lennon utilizzare la sua Epiphone Casino del 1965 ed Eric Clapton eseguire le parti soliste (suonate in modo impressionante contemporaneamente alla ritmica) su una Gibson Les Paul Custom a 3 pickup del 1958.

 


STILE

George Harrison è spesso ricordato per la sua evoluzione artistica durante gli anni psichedelici e per le raffinate composizioni soliste, ma il suo primo DNA chitarristico affonda le radici nel rock’n’roll degli anni ’50.
Da Chuck Berry a Carl Perkins, passando per Scotty Moore (Elvis Presley), le influenze di Harrison sono sempre state chiare: swing, ritmica precisa, fraseggio blues e una certa eleganza negli assoli.
George non cercava mai di strafare: il suo approccio era più servire la canzone che mettersi in mostra.
Eppure, quando il brano lo richiedeva, come in Dizzy Miss Lizzy, George sapeva tirare fuori il lato più sporco e diretto del suo playing.

John Lennon suonava spesso la chitarra come se fosse una batteria, privilegiando l’impatto ritmico alla costruzione armonica. In Dizzy Miss Lizzy questo approccio emerge con forza: ogni colpo di plettro scolpisce la struttura del brano.
John non si limita solo all’ accompagnamento: è lui la colonna vertebrale dell’intera canzone. Lennon non si ferma mai, non cambia quasi mai, ma funziona, così deve essere, è lui che sostiene voce, batteria e interventi solisti.

 

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Al prossimo articolo!

 

Filippo Vaglio

 

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