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di Lorenzo Favero

 

Cari Guitar-Nauti,

tra i temi degli articoli di approfondimento su Lezioni-Chitarra.it non poteva davvero mancare il fingerpicking: tecnica, genere musicale o universo vero e proprio? Poco importa, ciò che conta è che vanta moltissimi seguaci e appassionati. A parlarcene sarà qualcuno che di fingerpicking e fingerstyle ne sa qualcosa: Lorenzo Favero, musicista con un curriculum invidiabile che vanta collaborazioni con nomi come Tommy Emmanuel, Frank Vignola, Dodi Battaglia, solo per citarne alcuni. – Buona lettura. – Claudio.


 

 

THUMBPICK NEL FINGERSTYLE: SÌ O NO? 

 

 

Ciao Guitar-Nauti,

oggi facciamo una piccola pausa da arpeggi, pattern e accompagnamenti per parlare di un accessorio che divide spesso i chitarristi fingerstyle: il thumbpick, ovvero il plettro da pollice.

C’è chi non riuscirebbe più a suonare senza, chi lo prova una volta e lo abbandona per sempre, e chi ancora non sa nemmeno che esista. Ma vale davvero la pena usarlo? E soprattutto: può essere utile anche a un chitarrista amatoriale?

Scopriamolo insieme.

 

Che cos’è il thumbpick?

Il thumbpick è un piccolo plettro che si indossa sul pollice. A differenza di un normale plettro tenuto tra indice e pollice, rimane fissato al dito e permette di suonare le corde basse con maggiore potenza e definizione, mantenendo libere le altre quattro dita della mano destra.

La sua diffusione è legata soprattutto alla musica folk e country americana della prima metà del Novecento. Molti chitarristi fingerstyle cercavano infatti un modo per ottenere bassi più presenti senza rinunciare all’indipendenza delle dita.

Da allora il thumbpick è diventato un elemento caratteristico di molti stili fingerstyle, dal country al folk, fino ad arrivare ad alcune forme di jazz e chitarra acustica moderna.

 

Suonare con o senza thumbpick: quali differenze ci sono?

La prima differenza si percepisce immediatamente nel suono:

Senza thumbpick

Suonando direttamente con il polpastrello del pollice si ottiene un timbro più morbido e caldo: molti chitarristi amano questa soluzione perché offre una sensazione più naturale e un controllo molto diretto sullo strumento. È il tipo di suono che troviamo spesso nella chitarra classica (nella cui tradizione il thumbick è quasi sempre assente) e nel fingerstyle più intimo e cantautorale.

Con il thumbpick

Il suono diventa più brillante, definito e incisivo: le note di basso emergono con maggiore chiarezza e risultano più presenti nel mix generale. Questo è uno dei motivi per cui il thumbpick è molto apprezzato nei contesti country, bluegrass e nelle esecuzioni solistiche dove il basso svolge un ruolo importante.

 

Cambia anche la tecnica?

Sì, ma meno di quanto si possa pensare. Molti chitarristi credono che il thumbpick richieda una tecnica completamente diversa. In realtà il movimento di base rimane lo stesso.

Quello che cambia è soprattutto la posizione del pollice e la sensazione di contatto con la corda: mentre il pollice nudo aggancia la corda dalla punta del pollice, con il thumbpick il pollice va tenuto parallelo alle corde, per permettere al plettro di pizzicarle. All’inizio questo accessorio può sembrare un po’ ingombrante e può capitare di “incastrarsi” nelle corde o di colpire la corda con un’angolazione sbagliata. È normale, ma con un periodo di pratica e la giusta perseveranza il problema si risolve: come tutte le cose, l’utilizzo del thumbpick richiede semplicemente un breve periodo di adattamento.

 

I grandi chitarristi che lo utilizzano

Quando si parla di thumbpick, il primo nome che viene in mente è sicuramente Chet Atkins. Molti dei suoi arrangiamenti più celebri sarebbero difficili da immaginare senza quel basso preciso e potente ottenuto grazie al thumbpick.

Un altro grande utilizzatore è Tommy Emmanuel, che nel corso della sua carriera ha portato questa tecnica a livelli straordinari. La particolarità di Tommy Emmanuel è che in alcuni passaggi utilizza il thumbpick come un vero e proprio plettro, eseguendo parti in pennata alternata.

Anche molti chitarristi country, folk e bluegrass considerano il thumbpick praticamente indispensabile.

Curiosamente, esistono però altrettanti grandi chitarristi fingerstyle che non lo utilizzano affatto, dimostrando che non esiste una scelta giusta o sbagliata. Alcuni esempi di chitarristi che non utilizzano il thumbpick nel loro playing sono Pierre Bensusan, Michael Hedges e Eric Clapton.

 

Vale la pena provarlo?

La mia risposta è sì. Anche se alla fine deciderai di non usarlo, provare il thumbpick per qualche settimana ti permetterà di capire meglio il tuo modo di suonare e di scoprire nuove sfumature sonore. Spesso bastano pochi giorni per accorgersi che alcuni brani funzionano meglio con il thumbpick e altri senza. Ti consiglio il video didattico Up close di Tommy Emmanuel, all’inizio del quale puoi trovare molti esercizi per avvicinarti all’utilizzo del thumbpick.

L’importante è considerarlo uno strumento in più nella propria cassetta degli attrezzi musicale.

 

Come scegliere il thumbpick giusto

Se decidi di provarlo, il consiglio è di non acquistare il primo modello che trovi. La misura, per esempio, è fondamentale. Un thumbpick troppo largo tenderà a muoversi durante l’esecuzione, mentre uno troppo stretto potrebbe risultare scomodo dopo pochi minuti.

Tra i marchi più affidabili ti consiglio:

  • Dunlop
  • D’Addario
  • Fred Kelly

Sono facilmente reperibili, economici e ottimi per iniziare.

 

Un piccolo trucco per personalizzarlo

Ecco un suggerimento che molti chitarristi utilizzano per personalizzare il proprio thumbpick: immergi il thumbpick per qualche minuto in acqua molto calda (non bollente direttamente sul fuoco) e, una volta ammorbidito, modellalo delicatamente sul tuo pollice.

In questo modo potrai adattarlo meglio alla forma della tua mano e ottenere una vestibilità più confortevole.

Naturalmente fai attenzione a non esagerare con il calore e procedi sempre con cautela.

 

 

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Conclusioni

Allora, thumbpick: sì o no? Come spesso accade nel mondo della chitarra, la risposta è: dipende. Dipende dal genere che suoni, dal timbro che cerchi e soprattutto dalle sensazioni che vuoi avere tra le dita.

La buona notizia è che non devi scegliere una volta per tutte. Puoi usarlo quando ti serve e lasciarlo nel cassetto quando preferisci un suono più naturale e delicato. L’importante è rimanere curiosi e continuare a sperimentare.

E tu? Hai mai provato un thumbpick o vorresti farlo?

Fammi sapere la tua esperienza nei commenti!

 

Lorenzo Favero

 

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