di El Bastardo
Cari Guitar-Nauti,
qualche volta nel corso degli anni ci siamo occupati dell’ukulele, il “cuginetto piccolo” della chitarra, da molti considerato erroneamente solo una versione facilitata dello strumento principale. In realtà c’è molto di più: l’ukulele ha una sua storia, una sua identità, le sue tecniche specifiche, e soprattutto con esso si possono anche fare cose tutt’altro che elementari. Diamo quindi il benvenuto in squadra a El Bastardo, pioniere della scena “one man band” italiana ed esperto polistrumentista, che ci mostrerà tutte le potenzialità di questo bellissimo strumento. Buona lettura. – Claudio.
UKULELE: QUALE SCEGLIERE?
Ciao Guitar-Nauti!
L’ukulele è uno strumento che da qualche anno a questa parte sta prendendo piede nel mondo mainstream, ma pochi conoscono la sua vera evoluzione e quindi le varie tipologie che possiamo trovare sul mercato.
L’argomento di cui voglio parlare oggi è proprio la scelta di questo stupendo strumento.
Il primo consiglio che mi sento di darvi è quello di provarne molti: provate molti shape e molte misure, poiché ognuno di questi può darvi un feeling particolare. Infatti, come diceva George Harrison, ci vorrebbe un ukulele per ogni stanza, quindi in questo caso – e data la poca spesa che necessita un ukulele per il suo acquisto – meglio abbondare.
Partiamo con una carrellata dei principali ukulele: il primo che mi sento di passare in rassegna è l’ukulele soprano Martin style.
Parliamo di uno dei più desiderati dello storico marchio statunitense: corpo e manico in koa, tastiera in ebano e segnatasti in madreperla. Con questo prodotto Martin definì forma e stile dell’ukulele già dai primi del ‘900.

Andando avanti troviamo il Kamoa Pineapple soprano, uno shape storico che andava molto in voga negli anni ‘20/’30. Questo tipo di forma “ad ananas” conferisce all’ukulele un suono più ricco e rotondo.

Per gli shape “mini” vediamo invece un sopranino, per la precisione un Kala Pocket. A prima vista può sembrare più un gadget che uno strumento musicale ma sorprendentemente ha un ottimo suono molto sottile ed ha il vantaggio di poterci seguire davvero ovunque, anche se voliamo con Ryan Air.

Vediamo ora un modello più particolare, ovvero un ukulele resofonico con corpo in acciaio, manico in acero e tastiera in palissandro: stiamo parlando del National Triolian Concert. La sua particolarità è quella di avere, al suo interno, un cono in alluminio (come quello di uno stereo) che percepisce le vibrazioni tramite un particolare ponticello a biscotto. Il suono si esprime non grazie alla vibrazione del corpo dello strumento bensì tramite la vibrazione del cono.

Last but not least il banjo ukulele, ed in particolare il Gretsch Clarophone, modello storico introdotto dalla Gretsch Guitars a inizio anni ’20 del XX secolo, è a tutti gli effetti un banjo con l’accordatura da ukulele.
Uno strumento da avere che unisce il volume ed il timbro del banjo all’essenza più “amichevole” dell’ukulele.
Si presta, tra l’altro, ad essere suonato con una varietà di tecniche, da quella strumming, più smaccatamente “ukulelistica”, al fingerstyle, al clawhammer (tecnica arcaica dei monti Appalachi), fino alla tecnica dei rolls inventata dal famoso banjoista Earl Scruggs.

Spero che questo breve excursus sulle varie tipologie ti abbia interessato e ti abbia dato l’input per farti entrare nello straordinario mondo dell’ukulele, al quale ho anche dedicato un intero corso, Ukulele Facile, che trovi qui sotto!
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per ora esaustivo ma fate libro con cd se potete