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L’ANGOLO DI NIKKO

di Nikko Menichini

 

Cari Guitar-Nauti,

ci sono musicisti che sono in grado di dare un contributo molto specifico, che sia su un aspetto didattico, di strumentazione o altro. Ma quando si parla del nostro amico Nikko Menichini, abbiamo a disposizione una sorta di enciclopedia musicale e chitarristica ambulante! Ecco perché abbiamo chiamato la sua rubrica semplicemente “L’angolo di Nikko”, lasciandogli carta bianca per raccontarci ogni volta la chitarra e la musica viste da prospettive sempre diverse. Buona lettura! – Claudio.


 

 

 

VITA DA PALCO:

COME RICONOSCERE IL BATTERISTA IDEALE

 

 

Ciao guitar-nauti, e ben tornati nella mia rubrica dedicata alla vita da palco!

Come forse alcuni di voi sanno, il mio progetto più importante è Live Music Camp, un campus musicale aperto a musicisti e cantanti di ogni età e livello.

Sono infatti appena tornato dalla Winter Edition dove ho avuto l’opportunità di lavorare con molti musicisti da tutta Italia per sviluppare le loro abilità live.

Quest’ultima esperienza mi è servita d’ispirazione per questo articolo, nel quale parlerò non direttamente di noi chitarristi, ma invece tratterò l’elemento che più di tutti ha la responsabilità del risultato ottimale del nostro concerto: il batterista.

Ebbene sì, dobbiamo ammettere che puoi essere il chitarrista più in gamba del mondo, ma se dietro non hai un batterista su cui tu possa appoggiarti, tutto diventa molto, ma molto difficile.
Il batterista è come il portiere in una squadra di calcio, ricopre un ruolo di responsabilità. Un ruolo che richiede un certo carattere. Il batterista deve essere una persona che guida il brano dal primo all’ultimo beat, pensate infatti che è lui che decide il tempo e la dinamica di un’esecuzione, anche perché suona lo strumento più rumoroso che non ha un volume regolabile da altri in maniera elettronica.

Insomma il batterista ha la responsabilità di fare il buono e il cattivo tempo e in questo articolo ti darò tre elementi per capire come riconoscere se il tuo batterista è all’altezza di ricoprire questo delicato ruolo.

 

1 – Il tuo batterista stacca il tempo in maniera corretta?

 

Uno egli elementi più caratteristici di un concerto rock è il count-off del batterista picchiando le bacchette una contro l’altra. Chiunque, musicista o no, nella propria vita lo ha visto o sentito fare.

Questa può sembrare un’abilità ovvia, eppure non potete immaginare quante volte ho visto staccare il tempo in maniera scorretta.

Va da sé che se il brano che suoneremo sarà a 90 bpm, il batterista dovrà staccare il tempo a questa velocità, scandendo i quarti con le bacchette oppure anche sull’hi-hat (charleston). Se vogliamo essere ancora più accurati, il pezzo può anche essere staccato con una misura “vuota” prima del 1-2-3-4- ufficiale. Diventando quindi 1-2 (sul primo e terzo quarto della battuta) seguito dal 1-2-3-4-.

Dettaglio importante: Il batterista deve CONTARE AD ALTA VOCE, non dentro di sé e nemmeno sussurrando.

Il ruolo del batterista impone autorevolezza quindi si deve far sentire. Perché deve contare ad alta voce?

Immaginate di suonare in un locale dove c’è brusio, rumore di bicchieri, urla di fans (!) o altro. Oppure immaginate anche di essere alle prove e il chitarrista (tanto per cambiare) prova un riff tra un pezzo e l’altro. Il batterista stacca il tempo solo con le bacchette senza contare ad alta voce. Ecco: c’è un’altissima probabilità che il chitarrista che è farsi gli affari suoi oppure il bassista che sta parlando con il cantante, si perdano magari il primo beat, confondendo quindi il 2 per l’1.

E il disastro è fatto.

Se invece il batterista conta ad alta voce o addirittura urla i numeri questo non accadrà.

Quindi CONTARE AD ALTA VOCE il pezzo!

 

 

 

2 – Il tuo batterista, ma anche tu chitarrista suoni a testa alta?

 

È di cruciale importanza che tutti gli elementi della band suonino a testa alta mantenendo contatto visivo con gli altri musicisti.

Troppe volte vedo batteristi che guardano in basso, o chitarristi che fissano la tastiera della propria chitarra in attesa di una pietra filosofale che riveli chissà quale lick.

Ci sta assolutamente di non perdere di vista il proprio strumento per controllare che quello che stiamo suonando sia corretto, però ci sono alcuni momenti nei quali tutta la band deve essere a testa alta e ogni strumentista a occhi aperti, in modo da poter lanciare segnali o anche occhiatacce.

Questo specialmente su passaggi importanti, ma specialmente in prossimità di finali, break o anche quando si arriva in un punto del pezzo che forse alle prove era venuto un po’ zoppicante. Ecco: uno sguardo d’intesa, del batterista specialmente, può essere d’aiuto e dare un’iniezione di fiducia in tutta la band.

Quindi mettiamo da parte insicurezza e timidezza: sempre testa alta e cercare lo sguardo di tutti gli altri membri del gruppo. 

 

 

 

3 – Il tuo batterista riesce a chiudere un brano in maniera efficace?

 

Questa responsabilità sta interamente nelle mani (e nei piedi) del batterista, perché dall’ultima nota del brano fino al vero e proprio ultimo colpo di piatto del “gran finale” è il batterista a condurre.

E anche qua ci sono alcuni accorgimenti davvero preziosi.

“Non staccate la spina” 

Spesso sento batteristi che chiudono le canzoni come se gli venisse staccata la spina (che non hanno). I brani vanno accompagnati verso il finale e raramente un brano a 120 bpm (per esempio) termina sulle ultime battute alla stessa velocità. Tutte le canzoni (specialmente in versione live), a volte più a volte meno, finiscono con un rallentando – che per ballate romantiche o lenti strappamutande sarà più evidente. Per brani dal bpm più “allegro” la variazione di tempo sarà minore, ma comunque ci sarà sempre una graduale e dolce frenata prima dello stop completo.

Dopo lo stop, soprattutto nei brani con un’energia più sostenuta, ci sarà il classico finale rock nel quale tutti i musicisti del gruppo si lasceranno andare per poi ricomporsi e chiudere sincronicamente, (possibilmente) sullo stesso accordo o nota.

Ma cosa accade in quel momento tra il caos e il colpo finale?

Anche qua sarà il batterista a decidere, in quanto anche lui potrà finalmente usare tutti i piatti e tom che ha comprato e scatenarsi in un bel fill. Avrà lui perciò l’arduo compito di cercare e ottenere il contatto visivo con gli altri e guidarli sul colpo finale. 

Importante: prima del colpo finale e come ulteriore segnale, il batterista può dare un paio di colpi sul rullante (meglio se in flam). Dopodiché in maniera sempre molto esplicita (mantenendo il contatto visivo) colpire i piatti per chiudere il brano.

Successivamente si può anche chiudere con una rullata su tom e timpano per una chiusura più netta dove tutta la band suona e i chitarristi CHIUDONO IL VOLUME (vedi mio articolo precedente).

Attenzione: in caso abbiate un frontman particolarmente spigliato, potrebbe essere lui/lei a prendere le redini e voler dirigere l’orchestra magari con un tamarrissimo finale in salto.

Anche in questo caso è importante mantenere il contatto visivo e sincronizzarsi con il suo atterraggio.

Quindi se volessimo teorizzare e dividere il finale in step ecco un breve schema:

 

 

  1. Finale rallentato
  2. Caos “controllato” con fill vari, licks, “accordoni” mantenendo contatto visivo con la band
  3. Flam sul rullante
  4. Chiusura su piatti
  5. Eventuale termine su tom/timpano

 

 

 

 

Nikko Menichini è un musicista e didatta diplomato al GIT, Musicians Institute Hollywood.

Dirige e gestisce i Corsi di musica LMC ed è il presidente di Live Music Camp APS.

Si esibisce con diverse formazioni rock e pop sia acustiche che elettriche

https://www.instagram.com/nikkomenichini/?hl=it