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di Cris Mantello

 

Cari Guitar-Nauti,

la chitarra e la musica country sono un mondo incredibilmente ricco e sfaccettato. Chi in Italia ce lo può raccontare meglio di Cris Mantello, che è un musicista di punta di questo genere e ne ha fatto una vera e propria ragione di carriera e di vita? Nella sua rubrica “Country & Western” ci parla di strumentazione, stile chitarristico, storia e, più in generale, cultura di questo genere così vasto e affascinante. Buona lettura! – Claudio.


 

 

“DIVIDI ET IMPERA”

DIVISIONE RITMICA DI UN SOLO

 

 

Già dal titolo capirai che questo è un articolo abbastanza serio, dal livello intermedio, ma che esplora concetti che bisogna masticare il prima possibile. Quindi ti invito a leggerlo anche se sei un principiante, dato che l’argomento è FONDAMENTALE per qualsiasi genere ma, specialmente, nel country e nel bluegrass. Ti spiego subito il perché.

Nel country e nel bluegrass, gli strumenti si dividono in due categorie: note lunghe e note corte. Mi spiego meglio. Alcuni strumenti hanno la possibilità di emettere delle note di durata maggiore rispetto ad altri, data la loro conformazione. Il violino, la steel guitar e il dobro sono caratterizzati da un sustain che permette al musicista di far durare molto le note. Il violino, grazie all’archetto, produce un suono potenzialmente infinito, la steel guitar e il dobro, grazie al tone bar, possono permettersi note ampiamente più lunghe rispetto ai loro parenti stretti dalle note corte, quali: la chitarra, il mandolino ed il banjo.

Un dobroista e uno steeler possono prendersi il lusso di suonare note da 4/4, senza che il loro decadimento le silenzi prima del tempo. Un mandolinista può ovviare a questo inconveniente con il tremolo (ovvero la plettrata alternata tipica dello strumento); un chitarrista, o peggio un banjoista, devono sempre un po’ “correre” (il banjo soprattutto). Ciò comporta due problemi:

  • Il primo è di natura tecnica, cioè non è così facile suonare in ottavi e sedicesimi, magari a 180-200 bpm, per n battute, senza fare danni.
  • Il secondo è di natura stilistica, fare piriripiripipiriripì tutta la sera romperebbe i cosiddetti anche a San Pietro.

I banjoisti generalmente se ne fregano e suonano a chiodo, sempre. Infatti ci sono più barzellette su di loro che sui carabinieri, ma noi dobbiamo fare i conti con il limite del nostro strumento.

Già ti starai chiedendo: “Ma cosa stai dicendo, la chitarra non ha le note corte? Con una tonnellata di distorsione un riverbero da cattedrale e un bel delay, il suono è pressoché infinito!”.

Hai assolutamente ragione! Peccato che il suono della chitarra country è tendenzialmente pulito e con poco ambiente; solo un po’ di compressione (naturale dell’ampli o tramite un effetto dedicato), un eco corto e magari un pochino di riverbero, è tutto l’aiuto che ci possiamo permettere. Se poi andiamo a vedere nel country moderno, un po’ di crunch ci sta, ma non è mai un suono eccessivamente saturo.

Un’altra ragione che mi ha spinto a trattare questo argomento è la seguente: ho sentito e ho parlato spesso del cosiddetto rilascio e tensione nella dialettica di un solo, dal punto di vista armonico/melodico, senza mai affrontare il tema da un punto di vista ritmico. Pensa a uno dei più grandi, Eddie Van Halen, il quale ha costruito la sua carriera proprio con un utilizzo innovativo della divisione ritmica. Prova a pensare a soli iconici che fanno un uso esemplare di questa metodologia, sia nel country che nel pop e nel rock.

Quindi cosa dobbiamo fare ora?

 

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Semplice! Utilizziamo una divisione ritmica intelligente, alternando quarti, ottavi e sedicesimi, aiutandoci con alcuni passaggi ad accordi, cercando di dare un senso al nostro solo, ben combinando voce e durata delle nostre note.

Per questo esempio ho voluto scegliere un brano che ha solo due accordi: I e V grado. La canzone è Jambalaya di Hank Williams, il padre della country music (quando ancora non esisteva il termine, ma veniva chiamata hillbilly music), è molto allegro e parla di un tipico piatto della cucina cajun, la jambalaya appunto, che si fa col pesce gatto e dev’essere una schifezza fotonica, ndr.

Il pezzo originale è in C e suona benissimo così, ma io lo faccio in E, nel registro da high tenor, a causa dell’estensione della mia voce.

Ho reso la ritmica un po’ più piccante dell’originale, aggiungendo una chitarra acustica che suona quasi sempre a metà manico, con un walking western swing (mutuato dal jazz manouche), che privilegia una progressione sui bassi, armonizzando la scala cromatica a volte, diatonica altre, a quattro voci. Se ciò non ti risultasse familiare, puoi andarti a vedere il mio articolo focalizzato sulla ritmica, con l’esempio di Your cheating heart (o acquistare il mio corso di chitarra Country Western). Ho costretto alla convivenza questa chitarra con un’elettrica che fa la solita polketta, che potrebbe essere la parte del cantante (dato che è più semplice della progressione una accordo a battuta) e ho registrato un basso elettrico che fa da collante tra le due. Tutto ciò per suonarci sopra un solo che può considerarsi interessante ai nostri scopi didattici (ma non solo, lo trovo abbastanza carino). Perché questa digressione sulla ritmica, che sono solo due cavolo di due accordi? Perché conoscere l’armonia su cui suoni è fondamentale per fare qualcosa di sensato e non troppo scontato! La pentatonica di E può essere una soluzione rapida e indolore, ma CHE PALLE!!!

Adesso analizziamo il solo, di cui trovi una partitura poco esaustiva (bending e ghost notes sono abbondantemente al disopra della mia scarsa capacità di scrittura) ma utile a capire che cosa sto facendo, e il video chiaro e limpido che troverai sempre sul mio canale YouTube a questo link.

L’incipit è un arpeggio di E primo rivolto (utilizzando la forma di C), con un uso delle terzine in swing. Riprende la melodia della voce, in parte, ma soprattutto la divisione ritmica di quest’ultima e ci introduce al core del solo, con una sequenza di quarti e ottavi che, grazie al voicing dell’accordo, restituiscono un suono pieno. La frase successiva sarà in B, quindi userò un lick che utilizza sempre il primo rivolto dell’accordo in forma di D, corredato da una scala discendente armonizzata a due voci, ovvero double stop, in E che resta la tonalità. Questo passaggio è praticamente tutto in ottavi, dato che voglio fare crescere il ritmo e la tensione prima della soluzione successiva. Siamo quindi in E e opto per una frase ad accordi, con un passaggio E – A – E, tipico della pedal steel, dove la divisione predominante è in quarti, proprio per rilassare e rilassarci. Visto che sto emulando il suono e il voicing di questo strumento, utilizzo un altro tipico steel guitar lick in E, partendo dalla 5° passando alla 6° e velocemente da 7° minore a 7° maggiore con un bending, per ricreare proprio il tipico fraseggio della chitarra “a pedali”, che mi porterà poi di nuovo in B. Anche qui il ritmo è un po’ più serrato, dato che siamo al climax del solo e verso la sua conclusione. Qui un altro steel guitar lick, tutto in ottavi, sulla scala di B in forma di C (un classico della chitarra country) con la terza maggiore suonata con un bending (per lasciarla in movimento) e l’alternarsi di F#, E e Eb al canto. Restiamo in B per un finale da shredder (più o meno) con la nostra pentatonica di B maggiore in forma di A, correndo un po’ con qualche sedicesimo, per concludere sul E basso come si conviene in un solo country.

Come vedi non c’è nulla di complicato, la divisione è semplice ma non eccessivamente banale (almeno a mio parere), è in perfetto stile e permette di eseguire un solo carino, non eccessivamente impegnativo a 190 bpm, dando un’impressione di movimento, senza suonare note troppo lunghe, che si perderebbero nel brano, o note troppo veloci che, per assurdo, avrebbero lo stesso effetto.

Il suono è decisamente una determinante di queste scelte stilistiche, ma è anche il suono GIUSTO per questo genere. Anzi, se vuoi saperne di più scrivilo qui nei commenti, così, quando mi ricorderò di leggerli, ti dirò che cosa ho usato, altrimenti scrivimi su una delle mie pagine social che trovi qui sotto, come sempre.

Ora dividi et impera! Ciao.

 

Cris Mantello

 

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